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L'ombelico di Svesda

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vintage

Nina Leen

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Nina Leen #7
The Surreal World of Nina Leen : The New Yorker

The Silent Manor | James Charlick

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The manor originates in 1848, when it was built to replace the previous home on the site which had fallen into disrepair. The original manor dates back centuries earlier and residents included the famous poet John Milton in the 1600’s.

However the manor has remained empty since the last inhabitant passed away in 1987. It now barely stands, with lifetimes worth of belongings becoming steadily buried among the rubble of the falling ceilings, stairs, and floors.

The house is full to the brim of both old furniture and personal paperwork – anything from handwritten letters (in this case dated 14/2/40) to official documents, baptism certificates and party invitations. All hints at past lives lived and forgotten.

The library is perhaps the manor’s finest room, containing hundreds of books from light reading to encyclopaedias, instructional pamphlets to copies of Life magazine, modern novels to books published in the 1700’s.

That the current owners care so little as to let such a beautiful and historical collection rot and disintergrate is almost criminal. Worse still, the structure is likely to give way before the books perish in their cases, burying them in the rubble.

via Silent Manor on Behance.

Sanne Sannes

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Lens Culture: Vintage 60s Erotica

Esther Bubley

New York Harbor, Looking Toward Manhattan from the Footpath on Brooklyn Bridge, October, 1946
April 1943. Washington, D.C. ‘Girl sitting alone in the Sea Grill waiting for a pickup’
December 1943.15-cent photo booth in the lobby at the United Nations service center at Washington, D.C





Utata Sunday Salon » Esther Bubley

Lazing On A 60s Sunday Afternoon

The Four Lads – The Girl On Page 44
Perry Como – Like Young
Bo Diddley – Ride On, Josephine
The Chordettes – Lollipop
The Shirelles – Mamma Said
Connie FrancisLipstick On Your Collar
Paul Anka – Oh Carol
Chuck Berry – Ramona Say Yes
Chuck Berry – Johnny B. Goode
Bill Haley – Rock Around The Clock
Buddy Holly – Maybe Baby
Frank Zappa – I’m So Happy I Could Cry

The Amerikan Dream

Ho deciso, parto. Di tutti i viaggi a ritroso nel tempo ho scelto quello più lungo e romantico, saturo d’attese e vane aspettative, lontano un secolo e destinato a condurmi oltreoceano in meno di 350 pagine. Vado in America, vado a New York. L’occasione è un pretesto, il centoventinovesimo compleanno di Kafka, che per festeggiare l’evento ha organizzato un’adunata di soli cancerini alienati, Karl Rossmann in testa, cacciato via di casa dai genitori per aver ingravidato la cameriera. Tratterebbesi di un’allegra brigata di scalmanati ansiosi, disoccupati, lunatici e disillusi, con in mano una valigia di cartone e in testa la chiara idea di sparire tra le pagine di un romanzo. Si parte

Statue of Liberty, New York, 1930, photographed by Margaret Bourke-White

Capitolo I
Il Fochista

Quando il sedicenne Karl Rossmann, che era stato mandato in America dai suoi poveri genitori, perchè una serva lo aveva sedotto ed aveva avuto un bambino da lui, entrò nel porto di New York sulla nave che aveva già rallentato, scorse la Statua della Libertà che aveva avvistato da tempo, come in una luce solare divenuta improvvisamente più intensa. Il braccio con la spada sembrava ergersi come in quel momento, e le libere auree spiravano intorno alla sua figura.
‘Com’è alta!’ si disse, e non pensando affatto ad andarsene, fu spinto a poco a poco fino al parapetto della folla sempre più numerosa dei facchini che gli sfilavano davanti.
Un giovanotto che aveva conosciuto superficialmente durante la traversata, passando gli chiese: ‘Così non ha ancora voglia di scendere?”Sono già pronto’disse Karl e rideva guardandolo, quindi con prepotenza, poichè era un giovane robusto, si sollevò la valigia sulla spalla. Ma guardando il suo conoscente, il quale facendo oscillare un po’ il bastone si allontanava con gli altri, si accorse costernato di aver dimenticato il proprio ombrello di sotto nella nave. Pregò il conoscente, che non sembrò esserne così contento, di essere tanto gentile da aspettare un momento accanto alla sua valigia, si guardò in giro per poter ritrovare la strada al ritorno, e si allontanò in fretta. Di sotto con suo grande rammarico, trovò chiuso per la prima volta un passaggio che avrebbe accorciato molto la sua strada, cosa questa che probabilmente si spiegava con lo sbarco di tutti i passeggeri, e dovette con fatica cercare le scale, che si susseguivano sempre l’una all’altra, attraverso corridoi che svoltavano in continuazione, per una cabina vuota con una scrivania abbandonata, fino a che si ritrovò oggettivamente e del tutto perduto, perchè aveva percorso quella strada una volta soltanto o forse due e sempre accompagnato da qualcun’ altro.
Nella sua perplessità e non incontrando nessuno, poichè sentiva sempre di continuo sopra di sè lo scalpiccio di migliaia di piedi, e avvertiva da lontano come un rantolo, gli ultimi rumori delle macchine che già sospendevano i lavori, cominciò senza pensarci su, a battere contro una porticina a caso, accanto alla quale si era fermato nel suo girovagare.
‘E’ aperto’ sentì urlare all’interno, e Karl aprì la porta con un sincero sospiro di sollievo.’Perchè batte così forte alla porta? chiese un uomo enorme, guardando appena verso Karl. Attraverso una qualche apertura situata in alto, si versava nella misera cabina una luce offuscata, come se si fosse a lungo consumata di sopra sulla nave, e in questa cabina c’erano un letto, un armadio, una sedia e l’uomo stretti, come stivati, l’uno accanto all’altro. ‘Mi sono perso’disse Karl,’durante il viaggio non avevo affatto notato che questa nave fosse così spaventosamente grande.’ ‘Si, ha ragione’, disse l’uomo con un certo orgoglio e non smetteva di armeggiare intorno alla serratura di una piccola valigia, che teneva sempre pigiata con entrambe le mani per sentire lo scatto della molla. ‘Ma venga dentro!’ disse ancora l’uomo, ‘Non vorrà rimanere di fuori!’ ‘Non disturbo?’, chiese Karl. ‘Ma come potrebbe disturbare?’ ‘Lei è tedesco?’ cercò di rassicurarsi Karl, poichè aveva sentito molte cose sui pericoli che minacciavano quelli che erano appena arrivati in America, specialmente da parte degli Irlandesi. ‘Lo sono, lo sono’, rispose l’uomo. Karl non era ancora sicuro. Allora improvvisamente l’uomo afferrò la maniglia e si tirò dentro Karl insieme alla porta che richiuse rapidamente. ‘Non sopporto che mi si guardi dal corridoio’ disse l’uomo e armeggiò ancora con la valigia. ‘Ognuno cammina qui davanti e guarda dentro, non so chi potrebbe soffrirlo!’ ‘ Ma il corridoio è del tutto vuoto’, disse Karl che stava in piedi in una scomoda posizione, schiacciato contro il letto. ‘Sicuro, adesso’ disse l’uomo. ‘Si tratta proprio di adesso infatti’, pensò Karl, ‘è duro parlare con quest’uomo.’ ‘Si stenda pure sul letto, così avrà più spazio’ disse l’uomo. Come meglio potè, Karl si arrampicò dentro e rise forte del suo primo tentativo di saltar su. Appena però fu sul letto, escalmò:’Per l’amor del cielo, ho dimenticato la mia valigia’ ‘E dove sta?’ ‘Di sopra in coperta, un conoscente me la guarda. Già come si chiama?’. E tirò fuori dalla sua tasca segreta, che sua madre gli aveva cucita all’interno della giacca, un biglietto da visita. ‘Buttermann, Franz Buttermann’. ‘Ha proprio bisogno della valigia?’ ‘Si capisce’ ‘Già, perchè allora l’ha affidata ad un estraneo?’ ‘Avevo dimenticato di sotto il mio ombrello e sono corso a prenderlo, ma non volevo trascinarmi dietro anche la valigia. Poi per giunta mi sono anche perduto.’ ‘E’ solo? Senza compagnia?’ ‘Si, solo’ ‘Forse dovrei rimanere accanto a quest’uomo’ passò per la testa di Karl, ‘dove lo trovo adesso un amico migliore.’ ‘E adesso ha perduto anche la valigia. Per non parlare dell’ombrello.’ E l’uomo si sedette sulla sedia, come se per lui gli interessi di Karl avessero acquistato un certo interesse. ‘Veramente credo che la valigia non sia ancora perduta’ ‘Credere fa bene’, disse l’uomo e si grattò vigorosamente tra i suoi capelli scuri, corti e fitti, ‘su di una nave, a seconda dei porti, cambiano anche le abitudini. Il suo Buttermann ad Amburgo avrebbe forse guardato la sua valigia, qui è molto probabile che non ci sia più traccia di entrambi.’ ‘Allora dovrei subito andare a vedere di sopra’, disse Karl e si guardò intorno per capire come poteva scendere giù. ‘Rimanga lì’, disse l’uomo e con la mano sul suo petto lo spinse sul letto piuttosto rudemente. ‘perchè poi?’ domandò Karl arrabbiato. ‘Perchè non ha alcun senso’ rispose l’uomo, ‘se aspetta un momento vengo anch’io, così andiamo insieme. Nel caso che la valigia sia stata rubata, allora non ci si può far niente, ma se quell’uomo l’ha lasciata stare, allora potremmo trovarla meglio quando la nave sarà del tutto vuota. E così anche il suo ombrello.’ ‘Si sa orientare su questa nave?’ domandò Karl piuttosto scettico, e gli sembrava che quel pensiero abbastanza persuasivo, che le sue cose si sarebbero trovate meglio sulla nave vuota, nascondesse qualcosa di poco chiaro. ‘Io sono fochista’, disse l’uomo. ‘Lei è fochista!’ si rallegrò Karl, come se questo superasse tutte le sue aspettative, e poggiandosi sul gomito, osservò l’uomo più da vicino. ‘Proprio dalla cabina nella quale dormivo con lo slovacco, c’era un boccaporto dal quale si poteva vedere nelle sale macchine. ‘Si, lavoravo proprio lì’ disse il fochista. ‘Mi sono sempre interessato alla tecnica,’ disse Karl, che rimaneva fisso ad un preciso pensiero, ‘ e in seguito sarei diventato ingegnere, se non fossi dovuto partire per l’America’ ‘Ma perchè è dovuto partire?’ ‘Ah, macchè!’ disse Karl e con la mano gettò via l’intera storia. Frattanto guardava sorridendo il fochista, come per pregarlo di essere indulgente per quello che non poteva dire. ‘Avrà pure un motivo’, disse il fochista e non si sapeva bene, se con questo volesse chiedere o rifiutasse il racconto di questo motivo. ‘Adesso potrei anche diventare fochista’, disse Karl, ‘per i miei genitori adesso è del tutto indifferente, quello che diventerò.’ ‘Il mio posto si libera’ disse il fochista, e in questa piena consapevolezza, si mise le mani nelle tasche dei calzoni, e gettò sul letto le gambe, coperte da pantaloni a pieghe, simili a cuoio, di color grigioferro, e si distese. Karl dovette farsi indietro fino alla parete. ‘Lascia la nave?’ ‘ Certo, siamo in congedo da oggi.’ ‘Ma perchè, non le piaceva?’ ‘Si, ma dipende dai rapporti, non è sempre determinante quello che piace o che non piace. Del resto ha ragione, non mi piace. Lei non pensa seriamente a diventare fochista, ma proprio per questo lo si può diventare facilmente. Ma io glielo sconsiglio. Se in Europa lei voleva studiare, perchè non vuole farlo qui? Le università americane sono incomparabilmente migliori delle europee.’ ‘E’ possibile’ disse Karl, ‘ma io non ho abbastanza denaro per studiare. Ho letto però di qualcuno, che di giorno lavorava in un negozio, e di notte studiava, finchè è diventato dottore e credo anche sindaco, ma questo è proprio di una grande costanza, non è vero? Temo di non averne. Inoltre non ero uno scolaro particolarmente brillante, non è stato affatto duro per me lasciare la scuola. E le scuole qui sono anche più severe. L’inglese lo so quasi per niente. Soprattutto credo che qui si sia prevenuti contro gli stranieri.’ ‘L’ha già notato? Allora va bene. E l’uomo adatto a me, siamo su di una nave tedesca, appartiene alla ‘Hamburg – Amerika Linie’, perchè non ci sono solo tedeschi? Perchè il capo macchina è un romeno? Si chiama Schubal. E’ da non crederci. E questa canaglia scortica noi tedeschi su di una nave tedesca. Non creda che io mi lamenti tanto per lamentarmi – gli mancava l’aria e l’agitava con la mano -. So che lei non ha nessuna influenza e che è soltanto un povero ragazzo. Ma questo è troppo!’ E più volte battè il pugno sul tavolo, e mentre batteva non staccava gli occhi dalla mano. ‘Ho prestato servizio su tante navi’ – e nominò una ventina di nomi uno appresso all’altro, come una sola parola, Karl era del tutto confuso – ‘ e mi sono sempre comportato magnificamente, sono stato lodato, ero un lavoratore secondo il gusto dei capitani, e per parecchi anni sono stato sullo stesso mercantile a vela’ – e si alzò come se questo fosse stato il punto più alto della sua vita – ‘ e qui su questa bagnarola, dove tutto va secondo il suo filo, dove non si richiede nessuna intelligenza, qui non conto nulla, qui sto sempre tra i piedi a Schubal, sono un buono a nulla, mi merito di essere buttato fuori e ricevo il mio salario per grazia. Capisce? Io no.’ ‘Questo Lei non deve permetterlo’, disse Karl agitato. Aveva quasi perduta la sensazione di trovarsi sul pavimento insicuro di una nave, sulle coste di un continente sconosciuto, tanto a suo agio si trovava sul letto del fochista come a casa sua. ‘E’ stato già dal capitano? Ha cercato di far valere i suoi diritti con lui?’ ‘Ah, se ne vada, è meglio che se ne vada. Non voglio più averla qui. Lei non ascolta ciò che io dico e mi dà consigli. Come potrei andare dal capitano!’ e nascondendo il viso tra le mani, il fochista si mise di nuovo a sedere.
‘Non potevo dargli un consiglio migliore’ si disse Karl. E trovò che sarebbe molto meglio andare a riprendersi la valigia, piuttosto che restare lì a dare consigli, che erano per giunta ritenuti stupidi. Quando il padre gli aveva dato per sempre la valigia, aveva chiesto per scherzo: ‘Quanto ti durerà?’e adesso questa preziosa valigia era forse già perduta sul serio. L’unica consolazione era pur sempre che il padre non sarebbe stato informato dell’attuale situazione, neanche se avesse voluto prendere informazioni. La Società di Navigazione avrebbe potuto soltanto dire che egli era sbarcato a New York.

Da Amerika, Franz Kafka, 1927

Hell yeah
that’s refreshing

On Eadweard Muybridge

Woman Brushing Her Hair, Eadweard Muybridge, 1887

Eadweard Muybridge was born Edward Muggeridge to a merchant family in Kingston upon Thames, England on April 9th 1830. Before his death in 1903, Muybridge would emigrate to America, change his name three times, come close to death and suffer brain damage in a carriage accident. Perhaps most sensationally, he would also be acquitted for the murder of Major Harry Larkyns, his wife’s lover, and the true father of his presumed son Floredo Helios Muybridge.

In fact, Muybridge enjoyed a professional life which may even have surpassed his sensational personal biography. He gained fame through adventurous and progressive landscape photography before working as a war and official government photographer; something which took him from the Lava beds of California during the Modoc War to Alaska and Central America.

Furthermore, Muybridge was instrumental in the development of instantaneous photography. To accomplish his famous motion sequence photography, Muybridge even designed his own high speed electronic shutter and electro-timer, to be used alongside a battery of up to twenty-four cameras!

While Muybridge’s motion sequences helped revolutionise still photography, the resultant photographs also punctuated the history of the motion picture. Muybridge actually came tantalisingly close to producing cinema himself with his projection device the ‘Zoöpraxiscope’. With this device, Muybridge lectured across Europe and America, using the Zoöpraxiscope to animate sequences from his motion studies.

One of the most fascinating things about Muybridge however, and something we hope to highlight here, is the relation of his body of work and working attitude to the equally astounding times in which he lived.

The 19th century, undoubtedly one of the most formative of the modern Western world, was as bent on progress, invention and innovation as Muybridge. Muybridge’s capacity for entrepreneurialism and progressive practice meant he invented photographic and moving image projection techniques which have helped build the motion picture industry we enjoy today. However, it also meant he documented some of the major events, and more subtly, the cultural and social landscape of the 19th century.

via Eadweard Muybridge Collections

Cronaca Annunciata Di Un’Epifania D’Amore # 4 The Twilight Zone, The Lonely

Off The Twilight Zone, an American anthology television series created by Rod Serling and running  on CBS from 1959 to 1964.
Cronaca Annunciata Di Un’Epifania D’Amore # 3 Lulu – Il vaso di Pandora
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’Amore # 2 La Ragazza con la pistola
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’ Amore # 1 Thriller

Traumi Infantili

Giuliano Borghesan, Untitled, 1953

voi da bambini ce l’avevate un processore multimediale a espansione proto-dinamica? nemmeno io, ma avevo un paio di giocattoli coi quali mi divertivo a giocare; la macchina del gelato (regalo di natale), la magica maglieria (regalo di compleanno), il fornetto delle meraviglie (regalo d’onomastico). Mia sorella prediligeva giocare con le macchinine, così c’eravamo messe in società e avevamo creato un autogrill e uno slow food alternativo. Non ci credete?
Da bambina mi piaceva cucinare, ricamare, cucire e fare le pulizie. Posso affermare con orgoglio di aver reso mia madre una donna fiera della propria bambina. Poi, intorno ai quindici, sedici anni, ho iniziato ad ascoltare i Pink Floyd, leggere un po’di scemenze, e sono diventata un adolescente problematico in lista agli appuntamenti dallo psicologo della mutua. Ma questa è un’altra storia, che mia madre non ha voglia di raccontare, e nemmeno io. Ogni tanto mi faccio perdonare con una sciarpa lavorata a mano, in compenso.
C’era una cosa che mi faceva incazzare dei giocattoli che avevo; alla tv dicevano la macchina del gelato in grado di fare il gelato, la magica maglieria in grado di confezionare il prossino regalo di natale per il nonno, il fornetto delle meraviglie in grado di sfornare golose cenettine. Tutte stronzate. Bertinotti parlava di sindacato, Craxi di contributi al paese, Falcone di giustizia sociale, Berlusconi di capitale e privatizzazioni.
Ecco, se io fossi stata un poco più sveglia da bambina, avrei già capito da allora la differenza fra ciò che è, appare, e sembra. Allora mi sarei potuta risparmiare la fatica di crescere e credere alle solite chiacchere da adulti, traumi infantili.

Circa Il Diritto Di Giocare

Thurston Hopkins, London 7th August, 1954

Signori, gli adulti non sanno più cosa inventarsi per traumatizzare i bambini. Ne è una prova il cartellone in Darwin Road che proibisce ai miei clienti di giocare in strada.
No ball games here
Ho sentito mamme pigolare, alcune sostengono giocare in strada è pericoloso e comporta un prezzo troppo alto da pagare. Vero. E’ però vero anche chiudere Darwin Road (per consentire ai bambini di giocare), comporta un prezzo ancora più alto che l’amministrazione non ha intenzione di pagare. Signori, io questo lo chiamo un oltraggio all’infanzia e una minaccia alla felicità dei bambini.
Non solo il cartellone è arrogante nei toni (come tutti gli imperativi in smokey suit e black tie. Stop there. Pay here. Don’t cross the line) ma scialbo e in difetto di creatività e inventiva. Pertanto, la sottoscritta pollastrella, delegata dei bambini del quartiere, non solo rivendica il Diritto di Giocare e di poterlo fare per strada, ma propone di chiudere al traffico Darwin Road e sostituire i vecchi cartelloni con dei nuovi. What about this?
Hey guys, have fun playing around with that crazy ball but remind to respect people and places around you. Qui e là una nuvoletta, un aquilone, un palloncino. Colore.
Sounds alright enough?
Prego firmare nel retro la petizione in favore dei Bambini di Darwin Road
Un grazie di cuore,
La pollastrella

La Pointe Courte di Agnès Varda via Storia Dei Film

Due coniugi si reincontrano dopo cinque anni e scoprono di amarsi, di un amore diverso che ha lasciato la passione selvaggia della giovinezza, per trovare la passione della conoscenza profonda reciproca. Sullo sfondo le vicende di un villaggio di pescatori del sud della Francia in cui lui vive attualmente e dove è nato.

Agnes Varda con quest’opera pone le basi della Nouvelle Vague, per l’impianto tecnico-stilistico utilizzato, ma soprattutto per le tematiche utilizzate. Forte è l’influsso del neorealismo italiano, in quanto una parte delle vicende raccontate riguardano la vita di tutti i giorni di un villaggio di pescatori, che dà appunto il titolo al film. Gli attori sono quindi attori non professionisti, gente del popolo che si presta a recitare sulla pellicola la propria vita.

Il taglio non è quello documentaristico in quanto ci sono degli evidenti elementi di finzione, ma la vita di questi pescatori viene raccontata e mostrata nella sua integrità nei piaceri e nelle difficoltà che debbono affrontare. Si pongono le basi di un lavoro particolare del quale le riprese in esterni, in ambienti reali accompagnate da un uso sapiente della camera a mano si propongono come elementi cardine a livello stilistico.

Ma ciò che marca questa pellicola è l’intreccio della vita dei pescatori, con la vita di due coniugi(interpretati da un giovane Philippe Noiret e da Silvia Monfort), da lungo tempo separati, che si ritrovano e cercano di riannodare un discorso e un rapporto mai veramente concluso. I loro discorsi, le loro passeggiate amoroso-riflessive ci colpiscono per il livello di intensità che raggiungono.

Il discorso sull’amore, sulle vicende amorose, sui rapporti tra amanti risulta essere uno degli elementi cardine del nuovo cinema francese; si pensi qui ad esempio ai tanti film di Louis Malle (Gli amanti, Ascensore per il patibolo…) o di Alain Resnais (Hiroshima mon amour, L’anno scorso a Marienbad…) in cui questo amore viene tematizzato e viene trasposto in immagini poetiche che enfatizzano il rapporto uomo-donna, idealizzandolo.

La Varda getta in questo modo le basi per un cinema nuovo su entrambi i registri, quello stilistico e quello contenutistico, confezionando una pellicola di modeste intenzioni, ma pregna di significato per la storia del cinema. Poesia e realtà formano così un unicum che segnerà in modo indelebile il cinema francese degli anni a venire. Da segnalare il montaggio effettuato dall’allora sconosciuto Alain Resnais.

via Storia Dei Film, La Pointe-Courte di Agnès Varda.

whiskey, Please

Off Baby Breeze, Chet Baker, 1964
‘After a five year European sojourn (including time in an Italian jail) cool jazz trumpeter Chet Baker returned to the States in good form to record this unusual date for the Limelight label in 1964. For starters, he was playing flugelhorn, an instrument he’d recently acquired to replace a stolen trumpet in France. Secondly, the date was produced by Bobby Scott, the English composer of “A Taste Of Honey,” included here as a bonus track. Baker sings the folk-like melody with conviction, accompanied only by Scott himself on piano. In fact, Baker’s plaintive vocals on this tune and others like Mel Torme‘s “Born To be Blue” and Ray Noble‘s “The Touch Of Your Lips” represent his best singing on record in a decade.

The session is smartly divided between these minimally accompanied vocals–the understated guitarist Kenny Burrell makes a welcome appearance on some–and straight-ahead instrumentals with full combo including the fine altoist Frank Strozier. The rich-toned flugelhorn suits Baker’s characteristic lyricism and he negotiates pianist Hal Galper‘s originals with aplomb.

A reissue of the mid-’60s Verve album that featured Chet on flugelhorn in place of his recently stolen trumpet! Bob James and Kenny Burrell are on hand, as are five bonus tracks, two unissued. Includes Born to Be Blue; I Wish You Love; You’re Mine, You , and more.

via Chet Baker – Baby Breeze  Album.

To Be or Not To Be? The Invisibile Man

Da un po’che m’ingegno e spremo le meningi a capire il trucchetto per essere invisibile e scomparire. Come si fa, ci voglio riuscire.
C’ho pensato a lungo, e ho finalmente trovato la soluzione. Perch’io possa scomparire, meglio essere invisibile, devo mimetizzarmi. Ma come? Ho pensato attraverso un processo di mimetismo, incorporazione, e all’occorrenza camaleontismo. Si tratterebbe quindi di indossare una maschera e un mito. E’un lavoro duro, che richiede una buona preparazione, nervi saldi e improvvisazione. Si tratterebbe di recitare come attori nell’improvvisato devising theatre del caso. E’ interessante.
Essere invisibile offre tanti vantaggi, per esempio quello di conquistare il mondo, come in questo vecchio film fantascientifico americano, di James Whale, tratto dal romanzo di H. G. Wells. Inoltre, essere invisibili implica la volontà di non essere, dunque il diritto ad astenersi.
In altri tempi astenersi non mi pareva una scelta, che ritenevo facile e comoda, dunque rifiutavo di considerare come tale; ultimamente invece, sto riconsiderando la faccenda da un punto di vista diverso. Cerco di ribaltare una prospettiva. E se il trucchetto consistesse piuttosto nel mimetizzarsi e astenersi? Essere implica il diritto di esistere? E qualora venisse meno questo diritto?

Blooming the Plum I Let Sakura In


Flowering Plum and Camellia, six fold screen by Suzuki Kiitsu, c.1850s, ink and color on paper. Archive: Japanese Honolulu Academy Of Arts

The Man With The Movie Camera

The movie, Dziga Vertov, by David Abelevich Kaufman, 1929
The tune, The Man With The Movie Camera, by Cinematic Orchestra, off Man with a Movie Camera (album), 2003

Della Regina e La Regina

Robert Frank, London, 1951-1953

Ho conosciuto una donna, ieri notte. Stavo fumando una sigaretta davanti all’uscita della tube. Avevo appena finito di lavorare, contavo di rientrare a casa di lì a poco. La donna avrà avuto sessant’anni. O forse quaranta, ma portati con fatica; indossava un piumino nero, lungo fin sopra le caviglie, un paio di sandali, aperti ai talloni, un fazzoletto chiaro in testa, una borsa blu a tracolla. Mi si è avvicinata con in mano una cartina della tube. Non parlava inglese. Parlate russo? Le ho chiesto. Ma da come ha aggrottato le sopracciglia e mi ha guardata smarrita, ho capito ci saremmo dovute intuire a gesti. Ambascia Americu, dice lei. Parku, Ambascia Americu, e indica con il braccio alla nostra destra. Capisco la donna sta cercando l’ambasciata americana, che so essere nei dintorni di Hide Park, non lontano da dove ci trovavamo. Familu. Parku. Ambascia Americu. Continua a dire lei, appena sottovoce, la fronte aggrottata, gli occhi fasciati di rughe, le mani strette a pugno e tenute al petto. Una bambina timida e gentile. Graziosa e accorta nelle maniere, introversa, una matrioska dentro una matrioska dentro una matrioska ancora più piccina, cose non dette e tenute dentro, lacrime amare e silenzi.
Ho chiesto a un passante dell’ambasciata americana. Questi mi ha indicato la direzione e io e la donna ci siamo incamminate lungo la Piccadilly. La donna mi seguiva a meno di un passo di distanza, silenziosa; ogni tanto mi guardavo alle spalle e rallentavo il passo credendo di stare andando troppo veloce per la sua andatura. Mentre camminavamo ho desiderato più volte prenderla per mano; pensavo a quant’era vulnerabile, tutta sola, in un paese straniero, di notte, senza neanche conoscere la lingua del posto. Ho pensato Chiunque avrebbe potuto farle del male.
Ma chi è Chiunque. E io, Chi sono?
Io so, chi sono io, ma chi sono gli altri? Chi è la gente, chi le facce, gli ombrelli, la fretta, le code, il traffico. E chi suona le note di questo concerto, la vita? Chi scrive la partitura, chi decide le accollature, chi segna le note nel pentagramma, chi prevede per ciascuna una frequenza, gli intervalli; chi decide il suono, chi il timbro. Chi decide il tempo, chi la durata.
Chi soffia dentro il vaso e libera i fiati, le trombe, i cori dei baritoni; cose rende l’armonia, di quali accordi è fatta la speranza, cosa spiega questo caos?
Il tragitto lungo Hide Park fino a Gronsvenor Avenue dura oltre venti minuti; attraversiamo uno a uno una ventina di luxury hotels incastonati come diamanti alle dita di giovani vacche inglesi in biancheria da sera e pellicce di criceto transgenico, panciuti portieri in frac e cilindro, qualche limousine e tante macchine sportive
‘Prego, signori, accogliete le Due Regine degli Stracci! Avanti, Regine, avanzate!’
Le due regine degli stracci avanzano lungo un tappeto d’oro, sotto lo sguardo sprezzante dei passanti che si rifiutano di offrire loro la cortesia di un informazione. L’ambasciata americana si trova poco dopo Hide Park Corner; illuminata di fari e un piccolo parco di fronte all’ingresso, dall’altra parte della strada. Dove vive la regina degli stracci, la zingara bambina. ‘Avete da mangiare, Regina?’ Mi ha mostrato una bottiglia di aranciata, che teneva dentro la borsa; poi ha cacciato di tasca una manciata di monetine. ‘Se avessi una casa, Regina, ma non ho niente da offrirvi, accettate questa modesta cortesia’.
Se non mi fossi vista coi miei occhi, non avrei potuto dire quella zingara bambina era io. Chissà dov’ero stata, e se c’era qualcuno, di là nel parco, ad aspettarmi.

ERNST HAAS

Albuquerque, New Mexico, 1969
Guerrero Province, Mexico, 1963
Western Skies Motel, Colorado, 1978
America, 1956
Utah, 1960
Reflection - 42nd Street, NY, 1952
New York, 1962
Billboard Painter, NY, 1952
Reflection, 3rd Avenue, 1952
New York, 1972
Bridge Reflection, Venice, 1955
Doge's Palace, Venice, 1955
Mandala Mudra Prayer Beads, India, 1974
Autumn Maple Leaves, Kyoto, Japan, 1981
Kumano Waterfall, Japan, 1983
Japan, 1983

In every artist there is poetry. In every human being there is the poetic element. We know, we feel, we believe. As knowers we are like the scientist relating through logical determination. As feelers, we are like poets relating the unrelated through intuition. As believers, we are only accepting our human limitations. The artist must express the summation of his feeling, knowing, believing through the unit of his life and work. One cannot photograph art. One can only live in the unity of his vision, as well as in the breadth of his humanity, vitality and understanding.
There is no formula – only man with his conscience speaking, writing and singing in the new hieroglyphic language of light and time.
via E r n s t H a a s | philosophy
ERNST HAAS

SOHO, LONDON, 1973 via RETRONAUT






All images by John H Hutchinson
Soho, London, 1973 | Retronaut.

Dennis Stock

Paris, Cafe de Flore, 1958.Dennis Stock
USA. A couple with a child, 1952. Dennis Stock
James Dean, 1955. Dennis Stock
James Dean, 1955. Dennis Stock
Arthur Miller, 1956. Dennis Stock
Bill Crow with his bass, Times Square, 1958. Dennis Stock
Miles Davis, 1957. Dennis Stock
Thelonious Monk in performance at Town Hall, New York, 1957. Dennis Stock
San Diego coastline, 1968. Dennis Stock

USA. California. 1968. Venice Beach Rock Festival. Dennis Stock
California Trip, 1968. Dennis Stock
A surfer at Corona del Mar, California, 1968. Dennis Stock

“Art is a well-articulated manifestation of an aspect of life. I have been privileged to view much of life through my cameras, making the journey an enlightened experience. My emphasis has mainly been on affirmative reactions to human behavior and a strong attraction to the beauty in nature.”

Dennis Stock
[via Magnum Photo]

Louis Stettner

Manhattan from the Brooklyn Promenade - 1954
Elbowing an Out of Town Newsstand - 1954
Lower Second Avenue, New York - 1954
Window Cleaner, Midtown, New York - 1953
Woman at a Demonstration, Midtown - 1976
Texans on Fifth Avenue - 1975
World Trade Center - 1978
Diner, 14th Street, New York - 1952
Subway Series - 1946

via Louis Stettner.

Send Me A Postcard


‘Change is when the real you emerges’
m’informa la kaballah, e a me questo pare calzare a pennello
ho giusto un paio di scarponi che mi struggo a capire se indossare, o tenere ancora appesi al chiodo. Stare me ne sto. A piedi nudi. Ma al coperto. A fissare il soffitto. Ho solo paura quest’inverno farà più freddo degli anni passati.
Il fatto è che da qualche tempo sto seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi di andare in ‘pensione anticipata’; sedici anni di lavoro (sotto-pagato) alle spalle, appena una manciata di peanuts nelle tasche, la schiena a pezzi, l’umore ai piedi, il fegato in poltiglia, il girovita in espansione lardominale, l’indice di isteria alle stelle, un’ostinata tanto inappetenza sessuale quanto pruriginosa misantropia, nessuna prospettiva di vita -mi sembrano ragioni più che sufficienti. Pensare di trascorrere altri 30? 40 anni di vita nelle stesse condizioni, vorrebbe dire assicurarsi una vecchiaia di rimorsi. E io non ho intenzione di avere rimorsi per quando sarò vecchia. Ulteriormente rimbambita, ingrassata, inacidita e- chi può mai saperlo- fisicamente debilitata, impossibilitata persino a prendermi cura di me stessa. No. Io non ho intenzione nè di invecchiare, punto primo. Nè di lavorare altri 30, 40 anni della mia vita. Punto.
Io è tempo di andare in pensione. Di andare a Phanculo. E’ una vita che desidero andarci. Mandatemici! Ve lo chiedo in ginocchio. Ci vado io per tutti. Per quelli che s’offendono quando ce li mandate, e per quelli che pensano d’offendervi quando vi ci mandano.
Chiedo niente?
Un rifugio in campagna, ai piedi di un monte, vicino una collina, a due passi da un lago. Il profilo del mare all’orizzonte. Un orto, tre piantine di pomodori, un triangolino di odori, un piccolo frutteto, le papere nel cortile, i tulipani nel giardino; d’estate i meloni, d’autunno le castagne, d’inverno la legna nel camino, in primavera i mandorli in fiore. Oggi cucino le frittelle, semino i bulbi, porto dal veterinaio la cavalla incinta, ascolto un vinile, sferruzzo un maglione, raccolgo l’uva, brindo al novello; scrivo, dipingo, disegno sui muri, suono la batteria, studio, vi aspetto per cena. La strada, la sapete.
Mi pare questo vorrebbe dire vivere. Sapete, come in quelle cooperative pensate da Vera Pavlovna nel romanzo Che fare?, di Chernyševskij. Capite cosa intendo? C’è da fare.
L’altro giorno, Danilo Cardone ha superato sè stesso in questa meravigliosa recensione de ‘La collezionista’, ultimo film della trilogia ‘Sei racconti morali’, del regista francese Eric Rohmer
[di cui potete leggere i contenuti in questo articolo, pubblicato su Cinefobie, il cinema blog di cui Danilo è il regista]
La Collezionista – Eric Rohmer [1967] « cinefobie.
Questa una delle scene del film che mi è familiare perchè ricorda i preamboli delle litigate fra me e mio padre in tema con l’umore di questo post. Se capite cosa intendo.

Off La collectionneuse (1967), fourth movie in the series of the Six Moral Tales, by Eric Rohmer

– It’s Time to Write it Down

Adaptation (Fake Criterion) by Heath Killen

[good thursday resolutions]

Stanko Abadžic – Out of the Shadows, A Photojournalist’s Diary of Life

Stanko Abadžic - Those Who Like the Past
Stanko Abadžic - Female Nude by a Window
Stanko Abadžic - Cafe Imperial
Stanko Abadžic - After the Double
Stanko Abadžic - Looking through the Keyhole, Prague
Stanko Abadžic - In Front of the Mirror
Stanko Abadžic - Forgotten Bicycle
Stanko Abadžic - Woman and Shadows
Stanko Abadžic - The Day of Important News, Prague

Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson. Umbrella, France. 1938
Henri Cartier-Bresson. Juvisy, France. 1938
Henri Cartier-Bresson. Italy,1933
Henri Cartier-Bresson. Briancon,France,1951
Henri Cartier-Bresson. Political Rally,1953
Henri Cartier-Bresson. New York,1947
Henri Cartier-Bresson.1947
Henri Cartier-Bresson. Martines Legs,1968
Henri Cartier-Bresson. Mexico,1964

Alfred Eisenstaedt

l’altra sera mi fa,lei
la nostalgia è un sentimento ruffiano.e a tradimento. l’espiazione di un rimpianto antico.
te puoi anche avere il coraggio di lasciare una donna che ami, ma se c’è una cosa che non avrà mai il coraggio di lasciare te, quella è la nostalgia.
te lo ricordi al nonno come luccicavano gli occhi quando ti parlava della Libia
che in Libia c’era la guerra, ma c’era Kasha
che chissà Kasha se è ancora viva
che se mai t’avessi avuta mia Kasha
che chissà Kasha se mi ami ancora
Così s’invecchia. Da giovani.

DANNY LYON

Inside Kathy's Apartment, Danny Lyon
Jack, Chicago from The Bikeriders by Danny Lyon,1965
From Dayton to Columbus, Ohio from The Bikeriders by Danny Lyon circa 1965-66
From Lindsey's room, Louisville from The Bikeriders by Danny Lyon,1966
New arrivals from Corpus Christi from Conversations with the Dead by Danny Lyon,circa 1967-68
New York Eddie's, Chicago from The Bikeriders by Danny Lyon,circa 1965-66
Renegade's funeral, Detroit from The Bikeriders by Danny Lyon,circa 1965-66
Route 12, Wisconsin from The Bikeriders by Danny Lyon 1963
Three young men, Uptown, Chicago Pictures from the New World by Danny Lyon,1965
Young man, Hyde Park, Chicago from Toward a Social Landscape by Danny Lyon,1965

Opera del Caso #3

Floral pattern. Evenlode chintz (ca. 1883) Design by William Morris
La Belle Iseult 1858 Oil on canvas( 718 x 502 mm), William Morris

[image credit: Lessing Photo Archive]

La Belle Iseult 1858 Oil on canvas; 718 x 502 mm The inspiration for this painting was Thomas Malory‘s ‘Morte d’Arthur’ (1485), in which Guinevere’s adulterous love for Sir Lancelot is one of the central themes. The model is Jane Burden who became Morris’s wife in 1859, and also appears in Rossetti‘s ‘Proserpine’ displayed nearby. She was ‘discovered’ by Morris and Rossetti when they were working together on the Oxford Union murals, the subject matter for which was also taken from Malory. The painting is essentially a portrait of her in medieval dress. It is a splendid expresion of the intense medieval style prevailing in Rossetti’s circle in the late 1850s, with its emphasis on pattern and historical detail. This is Morris’s only completed oil painting. N04999
Tate Gallery, London, Great Britain
William Morris (1834-96), met Burne-Jones when at Exeter College, Oxford. He then studied architecture under Street, but abandoned it to become a painter under the influence of Rossetti. In 1861 he founded the firm of Morris and Co.,to produce wall-papers, furniture, tapestries, and stained-glass windows (many designed by Burne-Jones), carpets sand furnishing materials in a style entirely different from that of contemporary Victorian decoration, but one which, nevertheless, tended towards a different kind of horror vacul and the use of equally dark and heavy colors. He is particularly important for the development of the private press, and did much with his Kelmscott Press, founded in 1890, to raise the standards of book design and printing, although he favoured a revival of medieval black-letter where Lucien Pissaro’s Eragny Press (1896) concentrated on modern type faces. His poems and other writings are anti-industrial and support a socialist theory for the regeneration of man by handicraft. There are drawing and a painting in the Tate and V & A, London, the latter also having a room entirely decorated with Morris products.
[taken from The Dictionary of Art and Artists, by Peter and Linda Murray,Penguin,1959]

Casajordi


Casajordi-Home

-it’s time to find a way

taken from the album ‘The hard Way’,James Hunter
[good wednesday resolutions]

The Flapper

The Flapper, Life Magazine-1922

image credit-Rotin by flickr
Ieri sera sono riuscita a trovare, su you tube,un vecchio classico del cinema muto in bianco e nero,anni ’20; The Flapper (secondo il dizionario inglese: young unconventional woman of 1920s who disdained conventions of decorum and established fashion) vede Olive Thomas nei panni dell’ingenua ragazzina annoiata che viene chiusa,dal padre, in un collegio femminile e si vedrà protagonista di diverse avventure e disavventure amorose; il film,a tratti malizioso,a tratti impertinente,è pensato per accontentare un pubblico educato e di facile indignazione e non manca di tutti gli stereotipi che rendono a incorniciare un’epoca in fermento sociale: giovane donna borghese,di provincia,costretta al rigore di un’educazione patriarcale,affascinata dal mistero della città,New York,innamorata di un milionario a cavallo,wild and strong, che le spezzerà il cuore (ad alto gradimento le scene al culmine del drammatico,seguite da immancabili svenimenti e lacrime di cerone) e per il quale cadrà in rovina dissipando giovinezza ed eredità,al bancone di un bar. Ripresa nel finale-redenzione della flapper,sposalizio = vita felice. Sebbene questo film, divenuto un fad degli anni’20,a tutt’oggi, farebbe rabbrividire di orrore persino la più moderata delle suffragette,e la più positiva delle femministe, centinaia,forse migliaia,di donne l’hanno iconizzato a modello di vita e le ragioni di questo sono da ricercare nella storia-società pratriarcale,’conservatorismo’,repressione,fine della prima guerra mondiale,proibizionismo,sintomi della grande depressione.
Lo stereotipo che ne deriva vede una donna sgomitare per l’affermazione della propria indipendenza e insieme giocare ora il ruolo di Betty Gramble,micetta sognante,indifesa e insicura, ora quello della più sfacciata Betty Page, femmina di animale indomito, maliziosamente sensuale e incredibilmente spregiudicata (that woman!)
Lo stereotipo vuole anche l’affermazione di un modello di donna assolutamente frivola e per questo sottovalutata intellettualmente; del 1946 Doll Face,con Vivian Blaine nei panni di una burlesque queen scartata a un’audizione perchè ritenuta non sufficientemente colta,e riscattatasi  dell’accusa di frivolezza dopo aver scritto un romanzo della propria vita,divenuto-nel film-premio letterario.
Il dato curioso riguarda il persistere,ancora oggi, di certi schemi mentali.Chiedete a un uomo come vede una donna e questo 6 volte su dieci vi risponderà Betty Gramble,nel ruolo della fidanzata,Betty Page,in quelli dell’amante.Sono pronta a ricredermi.
Ad ogni modo,la cosa che più mi affascina del cinema vintage (a parte l’affettazione degli attori e la leziosaggine dei dialoghi-nel caso dei muti,i ghirigori di decorazione alle lettere),è l’atmosfera, quasi magica,e il sortilegio che ne deriva,come viaggiare a mezzo una macchina del tempo proiettati indietro di quasi un secolo.Indipendentemente dal dibattito sociale,della critica femminista, io trovo i film muti,quell’epoca tutta e quella a seguire,nel dopoguerra, assolutamente affascinanti. Vorrà mia sorella,scherzando,darmi dell’antica.Vorrò rispondere lo sono,io sono antica. Io sono assolutamente,irrimediabilmente,antica.Adoro l’ingenuità maliziosa di quelle donnine vanitose e civettuole,in abiti da sera e piume di pavone ai capelli;l’orologio al panciotto e le moine decorose di quei signorotti gatsbiani,un po’sbruffoni un po’piacioni,furfantini;adoro il virtuosismo del nostro neorealismo,Fellini,la fotografia di città frettolose e pulsanti,gentlemen in carrozza,faccendieri in maniche di camicia,marinai ai bar del porto,solide matrone alla regia del focolare domestico.Bambini. Amo osservare le faccette,un po’curiose,un po’biricchine,dei bambini.
Specie nel caso del neorealismo, la suspance è palpabile,il dramma è reale, le ragioni radicate nella storia,e lo spirito della società è vivo e reso magnificamente attraverso l’esasperazione di un dramma,ora un’illusione,un sogno sfumato,un progetto di vita mancato di determinazione.Vizi,tic,manie,piccole miserie,vanità.E poi la speranza,l’amore ideale,la famiglia a epicentro della comunità sociale.
C’è niente di più delizioso che struggersi d’immotivata nostalgia e lasciarsi rabbonire,a volte incantare, da un romanzo in pellicola?

*Catherine Annette Hanshaw (October 18, 1901 – March 13, 1985) was one of the first popular female jazz singers. In the late 1920s she ranked alongside Ethel Waters, Bessie Smith and the Boswell Sisters in popularity and influence.
Her singing style was relaxed and suited to the new jazz-influenced pop music of the late 1920s. Although she had a low opinion of her own singing, she continued to have fans because she combined the voice of an ingenue with the spirit of a flapper. Hanshaw was known as “The Personality Girl,” and her trademark was saying “That’s all,” in a cheery voice at the end of many of her records”
*wikipedia

Rolf Armstrong

Rolf Armstrong pin-up girl images – The Pin-up Files.

NightWood

Au Café by Maurice Brange, Solita Solano and Djuna Barnes in Paris, 1922

“The unendurable is the beginning of the curve of joy.”

Djuna Barnes (12 June 1892 – 18 June 1982)

Questo di Djuna Barnes,Nightwood,pubblicato per la prima volta a Londra nel 1936,è considerato essere un romanzo cult non solo per il sensazionalismo della trama,contorta e con espliciti riferimenti all’omosessualità di Robin Vote,la protagonista,donna inquieta e alla tormentata ricerca di avventure,dapprima divenuta moglie di un barone “immaginario”,Felix Volkbein,investito del titolo nobiliare per vocazione al bello e romantico,amante del circo e del teatro,al quale darà un figlio,Guido,erede del presunto titolo di fantasia,poi,amante di una donna,Nora Flood,con la quale si trasferirà dagli Stati Uniti a Parigi,lasciando marito e figlio,quindi travolta da un turbinio bohemien di relazioni nella relazione,tra le braccia di Jenny Petherbridge,una 4 volte vedova che la terrà lontana da Nora e sarà all’origine della sua solitudine.
Quello a risaltare nel romanzo è lo stile gotico della prosa,il lirismo poetico e l’intricata trama rococò delle parafrasi,per questo,di difficile lettura-a volte comprensione,in inglese.
Centrale,nel romanzo, la figura del Dr. Matthew O’Connor,che si finge nel ruolo di dottore,in realtà un travestito,scampato alla Prima Guerra Mondiale,cui fantasia è quella di essere l’amante donna di un soldato,per buona parte del romanzo voce narrante,puntiglioso in cinismo,ironia e autocommiserazione.
Secondo la critica meno indulgente,il romanzo avrebbe avuto fortuna grazie all’entusiastica prefazione,del 1957,di T.S.Eliot,mentre proprio Eliot si fa scrupolo di sottolineare l’entusiasmo deriva tutto da spettacolarità,magnificenza,musicalità e ritmo della prosa
‘To say that NightWood will appeal primarily to readers of poetry does not mean that it is not a novel, but that it is so good a novel that only sensibilities trained on poetry can wholly appreciate it.
T.S.Eliot
Di seguito una parte del libro tratta dal quinto capitolo-‘Watchman,what of the night?’

T. Renner, Improvisation for Djuna Barnes (Nightwood #3)

‘Have you ever thought of the night?’ the doctor inquired with a little irony; he was extremely put out, having expected someone else, though his favorite topic, and one which he talked on whenever he had a chance, was the night. ‘Yes,’ said Nora, and sat down on the only chair.’I’ve thought of it, but thinking about does not help.’
‘Have you’,said the doctor,’ever thought of the peculiar polarity of times and times; and of sleep? Sleep the slain white bull? Well,I, doctor Mathew-Mighty-grain-of-salt-Dante-O’Connor, will tell you how the day and the night are related by their division. The very constitution of twilight is a fabulous reconstruction of fear, fear bottom-out and wrong side up. Every day is thought upon and calculated, but the night is not premeditated. The Bible lies the one way, but the night gown the other. The Night, “Beware of that dark door!”‘
‘I used to think’, Nora said, ‘that people just went to sleep, or if they did not go to sleep, that they were themselves, but now,’ she lit the cigarette and her hands trembled,’ now I see that the night does something to a person’s identity, even when asleep.’
‘Ah!’ exclaimed the doctor. ‘Let a man lay himself down in the Great Bed and his “identity” is no longer his own, his “trust” is not with him, and his “willingness” is turned over and is of another permission. His distress is wild and anonymous. He sleeps in a Town of Darkness, member of a secret brotherhood. He neither knows himself nor his outriders, he berserks a fearful dimension and dismounts, miraculously, in bed!
‘His heart is tumbling in his chest, a dark place! Though some go into the night as a spoon breaks easy water, others go head foremost against a new connivance; their horns make a dry crying,like the wings of the locust,late come to their shedding.
‘Have you thought of the night, now, in other times,in foreign countries- in Paris? When the streets were gall high with things you wouldn’t have done for a dare’s sake, and the way it was then; with the pheasants’ necks and the goslings’ beaks dangling against the hocks of the gallants,and not a pavement in the place, and everything gutters for miles and miles, and a stench to it that plucked you by the nostrils and you were twenty leagues out! The cries telling the price of wine to such good effect that the dawn saw good clerks full of piss and vinegar, and blood-letting in side streets where some wild princess in a night shift of velvet howled under a leech; not to mention the palaces of Nymphenburg echoing back to Vienna with the night trip of late kings letting water into plush cans and fine woodwork, no, ‘he said looking at her sharply, ‘I can see you have not! You should, for the night has been going on for a long time.’
She said, ‘I’ve never known it before- I thought I did, but it was not knowing at all.’
‘Exactly,’ said the doctor,’ you think you knew, and you hadn’t even shuffled the cards- now the nights of the period are not the nights of another. Neither are the nights of one city the nights of another. Let us take Paris for an instance, and France for a fact. Ah,Mon Dieu! La nuit effroyable! La nuit, qui est une immense plaine, et le coeur qui est une petit extremite! Ah, good Mother mine, Notre Dame-de-bonne-garde! Intercede for me now, while yet I explain what I am coming to! French nights are those which all nations seek the world over- and have you noticed that? Ask Doctor Mighty O’Connor; the reason the doctor knows everything is because he’s been everywhere at the wrong time and has now become anonymous.’
‘But,’ Nora said,’I never thought of the night as a life at all- I’ve never lived it- why did she?’
‘I’m telling you of French nights at the moment,’the doctor went on,’and why we all go into them. The night and the day are two travels, and the French -gut-greedy and fist-tight though they often are- alone leave testimony of the two in the dawn, we tear up the one for the sake of the other, not so the Fremch.
‘And why is that, because they think of the two as one continually, and keep it before their mind as the monks who repeat,”Lord Jesus Christ, Son of God, have mercy upon me!” Some twelve thousand or more times a twenty-four hours, so that it is finally in the head, good or bad,without saying a word. Bowing down from the waist, the world over they go, that they may resolve about the Great Enigma- as a relative about a cradle- and the Great Enigma can’t be thought of unless you turn the head the other way, and come upon thinking with the eye that you fear, which is called the back of the head, it’s the one we use when looking at the beloved in a darl place, and she is long time coming from a great way. We swoon with the thickness of our own tongue when we say,” I Love You”, as in the eye of a child lost a long while will be found the contraction of that distance- a child going small in the claws of a beast, coming furiously up the furlongs of the iris.
We are but skin about a wind,with muscles clenched against mortality. We sleep in a long reproachful dust against ourselves. We are full to the gorge with our own names for misery. Life, the pasture in which the night feeds and prunes the cud that nourishes us to despair. Life, the permission to know death.We were created that the earth might be made sensible of her inhuman taste; and love that the body might be so dear that even the earth should roar with it. Yes, we who are full to the gorge with misery, should look well around, doubting everything seen, done, spoken, precisely because we have a word for it, and not its alchemy.
‘To think of the arcon it is necessary to become the tree, And the tree of night is the hardest tree to mount, the dourest tree to scale, the most difficult of branch, the most febrile to the touch, and sweats a resin and drips a pitch against the palm that computation has not gambled. Gurus, who, I trust you know, are Indian teachers, expect you to contemplate the acorn ten years at a stretch, and if, in that time, you no wiser about the nut, you are not very bright, and that may be the only certainty with which you will come away, which is a post-graduate melancholy- for no man can find a greater truth than his kidney will allow. So I, Doctor Matthew Mighty O’Connor, ask you to think of the night the day long, and of the day the night through, or at some reprieve of the brain it will come upon heavily- an engine stalling itself upon your chest, halting its wheels against your heart; unless you have made a roadway for it.
taken from Nightwood,by Djuna Barnes,1936
Tony Renner, Artist.

Rockabilly and Shout PlayList

  1. Elvis PresleyRock A Hula Baby
  2. Cliff Richard – High Class Baby
  3. Johnny Burnette – Rock-a-billy Boogie
  4. The Lennerockers-Boogie Woogie Queen
  5. Los Straitjackets – Bim Bam Baby
  6. King Louie Combo-Hot Rod Rumble
  7. Teencats-Rockabilly Rythm
  8. The Domestic bumblebees – Bumblebee Boogie
  9. Aces Wild – Wild Wild Woman
  10. King Drapes-Rockers Night Out

Il Barone Rampante

Georg Oddner,Dancing Sailor,Kiev,1955

L’ho soprannominato il Barone Rampante,arrivato a Londra in mongolfiera,più di cinquant’anni fa,mai più,da allora, ritornato in India,dove è nato-un tempo stato e antico,e cresciuto-su un albero di datteri, all’ombra di un sari; a Munjab questo nick name sembra non dispiacere affatto,anzi,il più delle volte divertito,vuole ch’io lo introduca ai clienti del cafè favorendo la cortesia di un inchino ossequioso in onore al titolo nobiliare-‘Here comes Il Barone Rampante,ladies and gentlemen’- e come in un film di Fellini,la gente,in suit and tie,si volta a guardarlo entrare dall’ingresso, fiero e orgoglioso alano aristocratico e da passeggio, faccia lunga e muso impertinente,impettito in divisa da marinaretto,violetta all’occhiello,àncora al braccio,scarpe di pitone viola ai piedi,pappagallo all’anello; come or ora rientrato da un viaggio in Messico per le tele di Rivera,si porta il poncho alla spalla e si fa avanti tra la fila di impiegati a muso grigio e doppio petto malinconia; preso posto al trono del suo tavolo,il cinque,in centro alla sala,il Barone inforca la lente d’ingrandimento, si volta al bancone e chiama ciclopico-Lauuuuraaaaaa! You know what I want,Darling
-I know what you want,Sir
-Rock ‘n Roll Baby!
-Let’s Rock ‘n Roll Sir!

Singing In The Rain – Singing In The Rain
performed by Gene Kelly
directed by Gene Kelly and Stanley Donen

Wolfgang Suschitzky-Steam Locomotive,Scotland,1943

Once upon a London Time

Wolfgang Suschitzky-Stepney,East End,London,1934
Wolfgang Suschitzky-Charing Cross Road,London,1936
Wolfgang Suschitzky-Charing Cross Road,London,1937
Wolfgang Suschitzky-Charing Cross Road,London,1937
Wolfgang Suschitzky-Embankment,London,1934
Wolfgang Suschitzky-Fog at Cambrige Circus,Charing Cross Road,1935

credit luzfosca,Facie Populi,on tumblr
http://www.wolfsuschitzkyphotos.com/
Museum of London: Exploring 20th Century London home.

The Lady of Musashino by Kenji Mizoguchi,1951


“Take the Japanese equivalent: Hideyoshi, the lowly soldier who became shogun,just like Stendhal’s Julien Sorel. They were both ambitious and free-spirited, in a similar way. Then came along Tokugawa Ieyasu and an age of rationalism. He consolidated the feudal system and used Confucianism to help maintain this system. Confucianism exalts loyalty and filial piety. This led to an heroism of basic freedoms, creating a restrictive and uninteresting society. This is how things remained until very recently.
In the lower classes, therefore, the only form of rebellion was to commit suicide or adultery. That’s my theory, anyway! I believe, therefore, that adultery is an expression of free will. Students of the après-guerre, what do you think?”
Questo il pensiero chiave su cui si snoda tutta la vicenda del film drammatico The Lady of Musashino (Musashino Fujin, il titolo originale dell’opera) del regista giapponese Kenji Mizoguchi, girato nel 1951 durante il periodo successivo la Seconda guerra Sino- Giapponese ( Second Sino-Japanese War) combattuta dal 1937 al 1945, prevalentemente fra la Repubblica di Cina e L’Impero Giapponese, e terminata con la resa del Giappone nel settembre del 1945 di svolta alla fine della seconda guerra mondiale. La storia racconta di Michiko, una giovane donna sposata ad Akiyama, un uomo che non l’ama (chiari i riferimenti ai matrimoni di convenienza in uso all’epoca); Akiyama è un professore che insegna Stendhal all’università del paese non lontano Musashino, villaggio di campagna presso cui vivono la donna, il marito, e la coppia di cugini, Tomiko e il marito.
Il monologo sopra è tratto da una scena in cui Akiyama tiene una lezione a un gruppo di studenti. Questi fa riferimento a Le Rouge et le Noir (The Red and the Black) un’opera di Stendhal del 1830,in due volumi,nella quale l’autore racconta dell’ascesa sociale di Julien Sorel, figlio di un umile falegname,divenuto personaggio di prestigio sociale attraverso duro lavoro, ambizione e furfanteria. Il romanzo indaga principalmente il conflitto fra borghesia e nobiltà durante la rivoluzione del 1830, i conflitti fra Parigi e la Provincia, gesuiti e giansenisti. Parallelamente, l’uomo fa riferimento al regime feudale istaurato da Tokugawa Ieyasu durante il periodo Edo, dunque a un periodo di dominio del potere che, successivamente, con l’avvento della guerra, porterà a una crisi sociale. Quando l’uomo fa riferimento all’adulterio come mezzo di ribellione delle masse, lo fa per sottolineare l’avvenuta crisi di valori, il tramonto di una morale comune e l’inizio della corruzione e della decadenza sociale.
Mizoguchi impianta l’intero film sulla base di questo concetto e per farlo, utilizzerà quattro personaggi,due di spicco, gli altri due di contorno e funzionali alla resa del dramma: Michiko e la cugina Tomiko,l’una rappresentante la moralità e la vecchia tradizione giapponese,l’altra rappresentante l’immoralità e la decadenza dei costumi della nuova società giapponese dopo guerra; ancora, Akiyama e Tsutomo, soldato rientrato dal fronte, cugino di Michiko. L’uno rappresentante la razionalità, l’altro il sentimento. La vicenda vede Akiyama tradire la moglie con Tomiko, e Michiko resistere alla tentazione di tradire il marito con Tsutomo,che ama segretamente. Se da una parte Akiyama e Tomiko non si faranno scrupoli nel consumare il loro amore (ragione per cui l’uomo chiederà il divorzio dalla moglie), dall’altra Michiko, sebbene tradita, unita in matrimonio a un uomo che non l’ama, in cuor suo innamorata di Tsutomo, si appella alla volontà del padre( dunque alla tradizione) per mantenere intatti i suoi doveri di moglie e donna di principio e moralità. Questo principio/ concetto viene espresso in un’altra scena chiave in cui Michiko e Tsutomo si allontanano da casa per una passeggiata nel bosco (d’incredibile poesia i dialoghi sulla natura, emblema di semplicità e bellezza autentica) quando un temporale li costringerà a trovare rifugio in una casa albergo non lontano dal bosco. Durante la notte Tsunomo tenterà di sedurre Michiko
Michiko: No, Tsunomo,don’t! Forgive me..Tsunomo! We have to behave properly, whatever happens. You think that because Akiyama does whatever he wants, we can do whatever we want too, don’t you? But the more selfishly Akiyama behaves, the more correctly we should behave.
Tsunomo: You say that because you don’t love me.
Michiko: That’s not true. I have to behave correctly for your sake.
Tsunomo: That just means you don’t care about me. You are torturing me! I want to help you,Michiko. I want to take you from that house. Love is freedom, freedom is power!
Michiko: Moraly is the only power. You have to understand that. Tsunomo..you must believe me when I tell you..that I Love you.
Tsunomo: You only love yourself!
Michiko: That’s not true.
Tsunomo: Or why bring up morally now? That’s cowardly.
Michiko: It’s all my fault. I believe there is something greater than morality.
Tsunomo: What?
Michiko: One’s word.
Tsunomo: One’s word?
Michiko: If we really love each other, if we swear we’ll always be true and never break that oath (giuramento), then society itself will start to change. The time will come when we can be together (cioè quando la lealtà trionferà sulla menzogna e la disonestà. Credo questo un passaggio meraviglioso. Michiko non si appella alla moralità fine a sé stessa,ma fa riferimento alla lealtà fra gli uomini, che poco ha a che fare con una moralità precostituita universalmente, dunque indipendente dall’individualità di ciascuno. Il principio di lealtà sulla moralità) without hurting ourselves or anyone else. (Appunto)
Tsunomo: It won’t happen during our lifetime.
Michiko: I don’t mind.
Tsunomo: What?
Michiko: Tsunomo, please swear this oath
Tsunomo: But..
Michiko: Please, trust me and swear it
Tsunomo: Swear on what? (su un dio, su un principio, su cosa promettere? Qui è evidente il disagio che deriva dal crollo di valori ideali di riferimento)
Michiko: I don’t know
Tsunomo: It’s ridiculous!
Michiko: I don’t know but there is something..Perhaps.
Tsunomo: I am not sure God exists.
Michiko: If we’re not sure, we must believe! It’s like you believing in freedom. I also believe I have a destiny on this earth.
Tsunomo: Who decided your destiny for you?
Michiko: Who decided that human beings are free? I don’t mind if our morality is wrong. Our oath will raise us above that ( non importa quanto la moralità è giusta o sbagliata, ciò che importa è la lealtà fra gli uomini, ancora-principio supremo)
Tsunomo: But everyone’s unhappy.
Michiko: If there are more and more unhappy people, morality will change ( chiaro invito a una presa di posizione individuale nei confronti della società).Please swear this oath. Swear it, please! Swear it!
[He doesn’t ]
Il film,vedrà un finale drammatico che non ho voglia di rivelare perchè mi pare giusto mantenerlo segreto nel caso vogliate vederlo. Intanto che andava, mi è venuto in mente Jules et Jim, film di François Truffaut, del 1962,nel quale a Chaterine è dato il compito di vivere una relazione parallela e con Jules e con Jim, entrambi amici, marito e amante della donna, cui relazione non è vissuta come un tradimento ma come il superamento dello stesso verso una pacifica convivenza ideale basata su delle affinità elettive comuni ai tre (secondo questa mia interpretazione il riferimento al romanzo di Johann Wolfgang von Goethe. Di rilevanza anche L’Insostenibile leggerezza dell’essere,di Milan Kundera); dunque non una ma più questioni di dibattito: il tradimento come atto di disonestà contrario all’autenticità dei sentimenti all’interno di una coppia( intendendo per coppia due singole unità in una,centrale ed esclusiva ), e il tradimento come superamento di un “vincolo” che della coppia non prevede il possesso reciproco ma la libera realizzazione dell’individuo(intendendo per coppia il fattore comune che unisce insieme due singole e distinte unità). La coppia intesa al singolare, la coppia intesa al plurale.
Secondo la critica, questo film punta più che a mettere in risalto il tradimento, a stabilire il ribaltamento del ruolo delle donne all’interno della nuova società giapponese nel dopo guerra. Per una più attenta lettura e interpretazione del film, questo un articolo-a mio avviso-interessante
The Film Sufi: “The Lady of Musashino” – Kenji Mizoguchi (1951).

Feminism,Goddesses and Stars

Madame Yevonde Self Portrait

Name:Yevonde Cumbers Middleton
Date of Birth and Anniversary:January 5,1893-December 22,1975
Nationality:British
Hometown:London
Nickname:Madame Yevonde
Political Views:Suffragist,Suffragette movement
Profession: Portrait Photographer,Party Girl
Education:liberal and progressive Lingholt Boarding School(Hindhead),Guilde Internationale(Paris)
Merit:First Woman to pioneer the use of colour in portrait photography(Vivex colour process from Colour Photography Limited of Willesden)
People who inspired Madame Yevonde:Mary Wollstonecraft,Lallie Charles,surrealist artists(particularly Man Ray)
Studio:92 Victoria Street,London
Most Famous Work:An evocative,dreamy,gallery inspired by a “Roman and Greek gods and goddesses“theme party held on March 5, 1935.Portrait series based on the signs of the zodiac and the months of the year.
Exhibitions:London,New York
Website:http://www.madameyevonde.com/

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Intervista a Lev Tolstoj

Leo Tolstoy photographed by Sergey Mikhaylovich Prokudin-Gorsky

Intervistatore Anonimo:Secondo un sondaggio della nostra redazione-“Qual’è il romanzo a cui siete maggiormente affezionati?”(sondaggio a cui solo un Utente Misterioso ha dato risposta)-è emerso “Resurrezione” in testa alla classifica.
Lev Tolstoj:Bhe,sono soddisfatto,spasiba.
Intervistatore Anonimo:Vorrebbe parlarcene per favore?
Lev Tolstoj: Con piacere.A quei tempi ero poco più che sessantenne e trascorrevo le mie giornate in casa,nella mia tenuta,Jasnaja Poljana(dal russo Radura Serena),dove sono nato e cresciuto.Correva il 1889,e ricordo di un pomeriggio d’autunno che il televisore smise di funzionare.Tutto a un tratto.E’ chiaro mi preoccupai di chiamare il tecnico (il quale disse sarebbe arrivato quanto prima).Lei capisce,avendo,da quel momento, tempo a mia disposizione,pensai bene di iniziare a scrivere il romanzo
Intervistatore Anonimo:Il tecnico si fece mai vivo?
Lev Tolstoj: Si,dopo dieci anni.
Intervistatore Anonimo: Dunque,se capisco bene,lei ha impiegato dieci anni per scrivere Resurrezione..
Lev Tolstoj: Esatto.Dieci anni.
Intervistatore Anonimo: Vorrebbe raccontare ai nostri lettori la trama?
Lev Tolstoj: Dunque,Resurrezione prende spunto da una storia realmente accaduta raccontatami da un mio caro amico,il compagno Koni,il quale mi riferì della condanna a quattro mesi di reclusione, per furto,di una ragazzina orfana appena sedicenne ospite da parenti. Pare la ragazzina fosse stata sedotta da un componente della famiglia,ingravidata, e poi,a causa di questo,cacciata via di casa. La ragazzina,rimasta sola,inizierà ad arrangiarsi come è possibile in condizioni di miseria,fino a prostituirsi e commettere un furto; presentatasi alla corte di giustizia,la ragazzina vedrà fra la giuria proprio quel mascalzone che era stato responsabile della sua misera e del suo abbandono. Mortificato dai risentimenti,l’uomo deciderà di sposarla,sebbene la ragazzina dovrà prima scontare quattro mesi di prigionia e si ammalerà di tifo da lì a pochi mesi,fino a morire.
Intervistatore Anonimo: Dunque è questa la storia di Katusha Maslova ,la protagonista del suo romanzo.
Lev Tolstoj: Si,esatto.
Intervistatore Anonimo:Corre voce lei sia stato accusato di avere sedotto una cameriera in casa di una sua zia e che questa cameriera,a causa delle sue avance,sia stata licenziata.Di lei non si ebbero mai più notizie.
Lev Tolstoj: Lei come fa a sapere di questo gossip?
Intervistatore Anonimo: E’ quello che dicono i giornali scandalistici di tutto il mondo; ci sono documentazioni al riguardo.
Lev Tolstoj: Ebbene si,lo ammetto,è vero.
Intervistatore Anonimo: Si dice anche lei abbia avuto un affair con una contadina sposata,da cui è nato un bambino-che lei non ha voluto riconoscere.
Lev Tolstoj: Si,ammetto anche questo.
Intervistatore Anonimo: Dunque lei starebbe confermando di essere uno sporcaccione?
Lev Tolstoj: Questo non è corretto. Diciamo soltanto non ho mai disdegnato la compagnia delle donne.
Intervistatore Anonimo:Sarebbe allora per riscattarsi del senso di colpa che lei avrebbe scritto Resurrezione
Lev Tolstoj: Lo ammetto,diciamo pure ho scritto Resurrezione per riscattarmi del senso di colpa,ma nel mio libro cerco di affrontare anche altre tematiche..
Intervistatore Anonimo: Per esempio?
Lev Tolstoj: Per esempio la quanto tentata tanto mancata emancipazione dei contadini, i soprusi dei proprietari terrieri ai loro danni,l’ingiustizia sociale,la corruzione dell’apparato giudiziario
Intervistatore Anonimo: E lei per riscattarsi di questo senso di colpa non trova di meglio da fare che sfoderare il buonismo e pietismo cristiano,e per farlo,si permette persino di scomodare Gesù Cristo in persona citandone il sermone (Il Discorso della Montagna)agli apostoli? Non le pare patetico appellarsi all’amore fraterno e alla redenzione per scagionarsi di un’accusa di cui,lei per primo e ipocritamente,rimprovera l’immoralità?
Lev Tolstoj: Il Discorso della Montagna mi pare funzionale al fine del romanzo ,senza contare ho soltanto preso spunto dall’esempio cattolico. Mi pare puntare il dito,accusare il prossimo dei peccati di cui la Chiesa in persona si è sempre macchiata,è tradizione quanto mai antica che risale alle origini stesse dell’istituzione cristiana.
Intervistatore Anonimo: Lei predica bene e razzola male.Non vorrà dirmi di essere stato anche l’amante di Anna Karenina!
Lev Tolstoj: No,questo mai. Anna Karenina era una nobildonna. E anche qualora avessi sedotto Anna,nessuno si sarebbe permesso mai di ridurre in miseria una nobildonna. Soltanto la servitù…
Intervistatore Anonimo: Soltanto la servitù,la povera gente,è costretta a pagare il prezzo più alto delle ingiustizie sociali
Lev Tolstoj: Questo è giusto quello di cui parlo nel mio libro.
Intervistatore Anonimo: Lei è proprio un paraculo,sa?
Lev Tolstoj: Mi perdoni,ma è stata lei a chiedermi un’intervista..Bisognerebbe chiedere a quell’unico Utente Misterioso perché di tutti i libri possibili e immaginabili abbia scelto proprio Resurrezione.
Intervistatore Anonimo: Immagino per il senso di solidarietà che l’Utente Misterioso prova nei confronti di Katjusha e perché al di là della sua proverbiale bacchettonaggine,Resurrezione rimane un capolavoro,insieme con Anna Karenina,della letteratura russa.
Lev Tolstoj: Meno male. C’è altro che vuole chiedermi?
Intervistatore Anonimo: Più che una domanda,ho da farle una raccomandazione. In una seconda vita,si ricordi di chiedere al tecnico di accorciare i tempi di pronto soccorso. 480 pagine di lettura, e quasi mille nel caso di Anna Karenina,mi sembrano uno sforzo più che sovraumano da sostenere per qualsiasi lettore a lei affezionato.

(Sotto una parte del libro,capitolo 53,in cui Nekhludoff-alter ego di Tolstoj,chiamato alla corte per giudicare Katusha-si imbatte in un gruppo di detenuti in carcere,costretti a una punizione severa a causa di una mancata convalida del passaporto.Interessante,a questo proposito,ricordare il romanzo “Memorie dalla casa dei morti“,di  Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, nel quale lo scrittore racconta del periodo di prigionia in Siberia e,come Tolstoj,fa riferimento Al discorso della Montagna di rimando alla carità cristiana. Del 1973 Arcipelago Gulag,di Aleksandr Solženicyn,libro in tre tomi nel quale lo scrittore racconta dei Gulag-campi di lavoro forzato in cui venivano detenuti i criminali e,principalmente,gli oppositori politici,i dissidenti dell’Unione Sovietica )

Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)

CHAPTER LIII. VICTIMS OF GOVERNMENT
Passing back along the broad corridor (it was dinner time, and the cell doors were open), among the men dressed in their light yellow cloaks, short, wide trousers, and prison shoes, who were looking eagerly at him, Nekhludoff felt a strange mixture of sympathy for them, and horror and perplexity at the conduct of those who put and kept them here, and, besides, he felt, he knew not why, ashamed of himself calmly examining it all.
In one of the corridors, some one ran, clattering with his shoes, in at the door of a cell. Several men came out from here, and stood in Nekhludoff’s way, bowing to him.
“Please, your honour (we don’t know what to call you), get our affair settled somehow.”
“I am not an official. I know nothing about it.”
“Well, anyhow, you come from outside; tell somebody–one of the authorities, if need be,” said an indignant voice. “Show some pity on us, as a human being. Here we are suffering the second month for nothing.”
“What do you mean? Why?” said Nekhludoff.
“Why? We ourselves don’t know why, but are sitting here the second month.”
“Yes, it’s quite true, and it is owing to an accident,” said the inspector. “These people were taken up because they had no passports, and ought to have been sent back to their native government; but the prison there is burnt, and the local authorities have written, asking us not to send them on. So we have sent all the other passportless people to their different governments, but are keeping these.”
“What! For no other reason than that?” Nekhludoff exclaimed, stopping at the door.
A crowd of about forty men, all dressed in prison clothes, surrounded him and the assistant, and several began talking at once. The assistant stopped them.
“Let some one of you speak.”
A tall, good-looking peasant, a stone-mason, of about fifty, stepped out from the rest. He told Nekhludoff that all of them had been ordered back to their homes and were now being kept in prison because they had no passports, yet they had passports which were only a fortnight overdue. The same thing had happened every year; they had many times omitted to renew their passports till they were overdue, and nobody had ever said anything; but this year they had been taken up and were being kept in prison the second month, as if they were criminals.
“We are all masons, and belong to the same artel. We are told that the prison in our government is burnt, but this is not our fault. Do help us.”
Nekhludoff listened, but hardly understood what the good-looking old man was saying, because his attention was riveted to a large, dark-grey, many-legged louse that was creeping along the good-looking man’s cheek.
“How’s that? Is it possible for such a reason?” Nekhludoff said, turning to the assistant.
“Yes, they should have been sent off and taken back to their homes,” calmly said the assistant, “but they seem to have been forgotten or something.”
Before the assistant had finished, a small, nervous man, also in prison dress, came out of the crowd, and, strangely contorting his mouth, began to say that they were being ill-used for nothing.
“Worse than dogs,” he began.
“Now, now; not too much of this. Hold your tongue, or you know–”
“What do I know?” screamed the little man, desperately. “What is our crime?”
“Silence!” shouted the assistant, and the little man was silent.
“But what is the meaning of all this?” Nekhludoff thought to himself as he came out of the cell, while a hundred eyes were fixed upon him through the openings of the cell doors and from the prisoners that met him, making him feel as if he were running the gauntlet.
“Is it really possible that perfectly innocent people are kept here?” Nekhludoff uttered when they left the corridor.
“What would you have us do? They lie so. To hear them talk they are all of them innocent,” said the inspector’s assistant. “But it does happen that some are really imprisoned for nothing.”
“Well, these have done nothing.”
“Yes, we must admit it. Still, the people are fearfully spoilt. There are such types–desperate fellows, with whom one has to look sharp. To-day two of that sort had to be punished.”
“Punished? How?”
“Flogged with a birch-rod, by order.”
“But corporal punishment is abolished.”
“Not for such as are deprived of their rights. They are still liable to it.”
Nekhludoff thought of what he had seen the day before while waiting in the hall, and now understood that the punishment was then being inflicted, and the mixed feeling of curiosity, depression, perplexity, and moral nausea, that grew into physical sickness, took hold of him more strongly than ever before.
Without listening to the inspector’s assistant, or looking round, he hurriedly left the corridor, and went to the office. The inspector was in the office, occupied with other business, and had forgotten to send for Doukhova. He only remembered his promise to have her called when Nekhludoff entered the office.
“Sit down, please. I’ll send for her at once,” said the inspector.

Taken from Resurrection by Lev Tolstoj

Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)
Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)

The Seashell and the Clergyman

The Seashell and the Clergyman was directed in 1927 by Germaine Dulac, after a surrealist screenplay by Antonin Artaud.
The first authentic surrealistic movie.
(as said by nuevaorg on youtube)

Mata Hari

Offri da bere a una danzatrice del ventre e ti ritrovi a letto con una spia!
Mata Hari,nata Margaretha Geertruida Zelle (Leeuwarden, 7 agosto 1876 – Vincennes, 15 ottobre 1917),affascina non solo per l’incredibile bellezza e astuzia,ma soprattutto per l’ambiguità del proprio vissuto che l’ha resa protagonista della storia;Mata Hari oltre che essere una danzatrice del ventre,fu anche spia olandese in corso alla Prima Guerra Mondiale e condannata a morte per spionaggio.
Fintanto bambina,il padre,mercante di cappelli e proprietario terriero,potè permetterle di studiare nelle migliori scuole e vivere agiatamente.Seguita la separazione dei genitori,la rovina econimica del padre e la morte della madre,Margaretha verrà “adottata”dal padrino,il quale sceglierà di farla studiare da maestra d’asilo.
Nel 1895 Margaretha risponderà ad un annuncio matrimoniale del capitano Rudolph Mac Leod (1856-1928),residente ad Amsterdam,con il quale convolerà a matrimonio trasferendosi ad Amsterdam a sua volta.
Per ragioni di lavoro,Margaretha e il marito si trasferiranno in Indonesia,dove i due avranno due figli,un bambino,Norman John,e una bambina,Jeanne Louise.
Promosso maggiore e comandante della piazza di Medan, sulla costa orientale di Sumatra,il marito organizzerà una grande festa che consentirà a Margaretha di conoscere i notabili del posto e le personalità di spicco dell’alta società; sarà in occasione di questo evento che uno di essi la trascinerà con sè in un tempio,facendola assistere a una danza del ventre,di cui Margaretha si innamorerà,decidendo da quella volta di volere imparare a sua volta.
Nel giugno del 1899,il piccolo Norman morirà avvelenato; di questo verrà ritenuta responsabile la domestica indigena,moglie di un subalterno del maggiore Mac Leod.Credendo questa non una disgrazia,ma un fatto premeditato(pare il marito della domestica fosse stato punito a causa del maggiore),Margaretha e la bambina si trasferiranno a Banjoe Biroe, nell’isola di Giava, dove Margaretha si ammalerà di tifo.
Giunta l’età del pensionamento,il maggiore Mac Leod si dimetterà dall’esercito e trasferirà in Olanda con il resto della famiglia.
In Olanda le cose non andranno bene,Maragaretha e il marito si separeranno,e la bambina verrà data in affidamento al padre.
Rimasta sola,Margaretha deciderà,nel 1903, di trasferirsi a Parigi,dove non conosce nessuno,per tentare la fortuna;lavorerà come modella e,probabilmente,come prostituta.Le cose non devono essere andate molto bene,dunque Margaretha rientrerà in Olanda in un primo momento,(immagino a racimolare qualche soldo)e nuovamente a Parigi poi,in affitto al Grand Hotel.Qui Margaretha farà l’amicizia del signor Molier,proprietario di un’importante scuola di equitazione e di un circo.Affascinato da Margaretha,Monsieur Molier,deciderà di prenderla con sè e farla lavorare come amazzone nel suo circo.
Nel 1905 Maragaretha debutterà ufficilamente in occasione di una serata di beneficenza organizzata a casa della cantante Kiréevsky; da allora Lady Mc Leod,come Margaretha si faceva chiamare,otterrà grande successo e il suo nome farà eco nei più prestigiosi salotti parigini.
Nello stesso anno,Margaretha verrà notata da monsieur Guimet, industriale e collezionista di oggetti d’arte orientale,che la vorrà protagonista del suo museo,dove questi teneva in esposizione i suoi diamanti.Da allora,Lady Mc Leod,sarà Mata Hari,Occhio dell’Alba-in malese-e inizierà a esibirsi nei salotti più importanti di finanzieri e banchieri,e in prestigiosi locali come il Moulin Rouge, il Trocadéro, il Café des Nations.Perchè il personaggio Mata Hari non deludesse le aspettative del pubblico,Margaretha dirà di essere nata ed essere cresciuta a Giva,Indonesia,e di avere appreso l’arte della danza nei templi,in onore a Shiva e Khali.
Dal 1905 in poi Mata Hari otterrà un successo internazionale che la porterà a esibirsi in tounee in Spagna,a Monaco,a Berlino,a Londra,in Egitto,a Montecarlo e perfino a Milano,al Teatro alla Scala,a Napoli,a Palermo.Verranno scritte biografie in suo onore e tutti i giornali parleranno di lei a gran voce.
Nel 1914 si sposterà a Berlino per inscenare uno dei suoi spettacoli,ma questo non avrà mai luogo a causa dell’assassinio del principe austriaco,e il conseguente scoppio della Prima Guerra Mondiale,che sancirà definitivamente la fine della Belle Epoque.
Intanto che l’esercito tedesco invadeva il Belgio,Mata Hari cercherà di rientrare a Parigi,ma sarà bloccata al confine in Svizzera e rispedita a Berlino.Qui conoscerà un industriale olandese,Jon Kellermann,il quale fornirà a Mata Hari i soldi per un viaggio fino a Francoforte,di rientro ad Amesterdam.
In Olanda,Mata Hari diventerà amante prima del banchiere van der Schalk,poi del barone Eduard Willem van der Capellen.
Nel dicembre del 1915 Mata Hari farà ritorno a Parigi per tentare nuovamente la fortuna,ma dovrà lasciare la città l’anno successivo per rientrare nuovamente in Olanda.
Sarà qui che conoscerà il console tedesco Alfred von Kremer, che proprio in questo periodo la incaricherà di lavorare come spia al servizio della Germania,in dovere di fornire informazioni sull’aeroporto di Contrexéville, presso Vittel, in Francia, dove Mata Hari poteva recarsi col pretesto di far visita al suo ennesimo amante, il capitano russo Vadim Masslov, ricoverato nell’ospedale di quella città.Mata Hari, divenuta agente H21, verrà istruita in Germania dalla spia Elsbeth Schragmüller, nota come Fräulein Doktor, che la immatricolò con il nuovo codice AF44.
Mata Hari,sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese,nel maggio 1916, partirà per la Spagna e di qui, il 14 giugno, per Parigi dove, tramite un ex-amante, il tenente di cavalleria Jean Hallaure, a sua volta un agente francese, si metterà in contatto con il capitano Georges Ladoux, capo di una sezione del Deuxième Bureau, il controspionaggio francese, per ottenere il permesso di recarsi a Vittel. Ladoux le concederà il visto e le proporrà di entrare al servizio della Francia.Mata Hari accetterà, chiedendo la cifra di un milione di franchi, giustificata dalle conoscenze importanti di cui si vantava e sarebbero potute tornare utili.
A Vittel Mata Hari incontrerà il capitano russo e farà vita mondana con i tanti ufficiali francesi che frequentavano la stazione termale,facendo ritorno a Parigi a distanza di sue settimane. Qui, oltre a inviare informazioni sulla sua missione agli agenti tedeschi in Olanda e in Germania, riceverà anche istruzioni dal capitano Ladoux di tornare in Olanda attraverso la Spagna. Dopo essersi trattenuta alcuni giorni a Madrid, sempre sorvegliata dai francesi e dagli inglesi, a novembre s’imbarcherà da per L’Aia. Durante la sosta della nave a Falmouth, nel Regno Unito, verrà arrestata perché scambiata con una ballerina di flamenco, Clara Benedix, sospetta spia tedesca. Interrogata a Londra e chiarito l’equivoco, Scotland Yard la rispedirà in Spagna, dove arriverà nel dicembre 1916.
A Madrid si manterrà in contatto sia con l’addetto militare all’ambasciata tedesca, Arnold von Kalle, che con quello dell’ambasciata francese, il colonnello Joseph Denvignes, al quale riferirà delle manovre dei sottomarini tedeschi nel Marocco. Il colonnello von Kalle comprese che Mata Hari stava facendo il doppio gioco e telegrafò a Berlino che «l’agente H21» chiedeva denaro ed era in attesa di istruzioni: la risposta fu che l’agente H21 doveva rientrare in Francia per continuare le sue missioni e ricevere i 15.000 franchi.
[L’ipotesi che i tedeschi avessero deciso di disfarsi di Mata Hari – rivelandola al controspionaggio francese come spia tedesca – poggia sull’utilizzo, da loro fatto in quell’occasione, di un vecchio codice di trasmissione, già abbandonato perché decifrato dai francesi, nel quale Mata Hari veniva ancora identificata con la sigla H21, anziché con la più recente AF44.In tal modo, i messaggi tedeschi furono facilmente decifrati dalla centrale parigina di ascolto radio della Tour Eiffel.]
Il 2 gennaio 1917 Mata Hari rientrerà a Parigi dove verrà arrestata e rinchiusa nel carcere di Saint-Lazare.
Mata Hari verrà fucilata,dopo un lungo processo,il 15 ottobre 1917
Il mito di Mata Hari verrà inscenato nel cinema da diversi registi;nel 1931 da George Fitzmaurice,con Greta Garbo,che interpreterà i suoi ultimi giorni di vita.
Fonti:
http://www.firstworldwar.com
http://www.greatwardifferent.com/Great_War/Spies/Tales_of_Spies_01.htm
[—]Wikipedia

here comes the clown,ladies and gentlemen

Charlie Chaplin-The Circus

The Circopedia

Circus Benneweis circa 1950 -Photo by Ole Simonsen collection
The Andreu-Rivels: Polo, René and Boby (Charlie) - Photo: Johnny Rivel Collection (c.1915)
Maryse Begary on her trapeze -1965-Photo by Begary Archive
Antoinette Concello by William Woodcock

Main Page – Circopedia.

The Tattooed Lady

Maud Stevens Wagner

Gus,the World’s Champion Hand Tattoo Artist and Tattooed Man

August Gus Wagner

August “Gus” Wagner,nato il 16 Giugno del 1872,a Marietta,nell’Ohio,è una delle più eccentriche figure che animano l’immaginario americano.
Ancora dodicenne,Gus vedrà in uno show,e per la prima volta,l’allora più famoso uomo tatuato,”Captain Costentenus-the Greek Albanian“,decidendo,da quel momento,di volerlo emulare.Si metterà così in viaggio e per quattro anni lavorerà come venditore di pesce a bordo di un cargo che girerà per il mondo permettendogli di visitare decine di porti e città.Sarà durante questo periodo che Gus imparerà l’arte del tatuaggio,appresa in eredità dai capi tribù in Java e Borneo.Nel 1910 Gus verrà eletto l’uomo più tatuato d’America,con all’attivo 264 tatuaggi.
Rientrato nell’Ohio,il”World’s Champion Hand Tattoo Artist and Tattooed Man” Gus inizierà la sua carriera di tatuatore”viandante”e artista circense; Gus rifiuterà l’utilizzo della macchinetta elettrica rimanendo fedele alla tradizione manuale.
Nel 1904 sposerà Maud Stevens,che ben presto diventerà la donna più tatuata in America,al pari del marito.
Gus morirà nel 1941,accidentalmente,colpito da un fulmine.Incredibile.
Fonte: http://www.oldschooltattooexpo.com

August Gus Wagner's Family

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