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L'ombelico di Svesda

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Daily Kabbalah Tune Up: Our Greatest Triumphs [Stealin’ Home]

oh-well
Saturday March 9, 2013
Babe Ruth had to step up to the plate many times before he hit his first home run.
We will all fall. This is not a shortcoming, nor is it a mistake. It’s part of the process. We are destined to fall, but we are also all destined to succeed.
Our greatest triumphs often come at the heels of our most painful failures.

Stealin’Home, second album by English rock band Babe Ruth, published in 1975

Tracks:
01. It’ll Happen In Time (Dave Hewitt/Janita Haan) – 5:34
02. Winner Takes All (Bernie Marsden) – 4:01
03. Fascination (Ed Spevock) – 6:01
04. 2000 Sunsets (Janita Haan) – 3:43
05. Elusive (Ed Spevock/Steve Gurl) – 6:41
06. Can You Feel It (Dan Seals/John Bettis/Troy Seals) – 4:12
07. Say No More (Bernie Marsden) – 2:39
08. Caught At The Plate (Steve Gurl) – 2:52
09. Tomorrow (Joining Of The Day) (Janita Haan) – 5:03
Babe Ruth/Stealin’ Home – Babe Ruth- AllMusic

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Some Girls


14th studio album by The Rolling Stones, released in 1978
BBC – Music – Review of The Rolling Stones – Some Girls: Deluxe Edition.

Ooh La La

Final studio album by English blues rock band Faces, released in 1973
Italian comedian Ettore Petrolini in the cover

Good Morning Radiant Future

Jane From Occupied Europe is the second album by British post-punk group Swell Maps, 1980

Entertainment!

Entertainment! is the debut album by English post-punk band Gang of Four, released in September 1979.

Grotesque They Say

need a good shake?
Tracklist
1. Pay Your Rates
2. English Scheme
3. New Face in Hell
4. C ‘n’ C-S Mithering
5. The Container Drivers
6. Impression of J Temperance
7. In the Park
8. WMC-Blob 59
9. Gramme Friday
10. The NWRA
The Fall – Grotesque (After the Gramme) (album review) | Sputnikmusic.

La Donna Che Curava I Malati Con I Numeri

A proposito di Catherine Barkley, giovani infermierine sui campi di battaglia e uomini deceduti, ho letto su BBC History Italia un articolo di Stephen Halliday che racconta di Florence Nightingale, la donna con la lanterna, passata alla storia per aver contribuito all’assistenza di centinaia di soldati inglesi feriti durante la Guerra di Crimea e per aver introdotto l’utilizzo di un diagramma polare, detto coxcomb, indispensabile nella rappresentazione statistica dei casi di morte avvenuti per malattia e ferite di guerra. Appassionata di matematica e statistica, la Nightingale appurò che le morti per malattia erano sette volte superiori a quelle provocate dalle battaglie e usò questi dati per condurre una campagna a favore di un miglioramento dell’alimentazione, dell’igiene e dell’abbigliamento per le truppe, persuadendo il governo a progettare un ospedale prefabbricato da trasportare via mare a Scutari. Rientrata in Inghilterra, la Nightingale continuò il suo lavoro e calcolò che, anche in tempi di pace, il tasso di mortalità tra soldati di sana costituzione, con un’età compresa tra i 25 e i 35 anni e che risiedevano in caserma, era il doppio di quello della popolazione civile. A sostegno delle sue teorie, la Nightingale decise di contattare la regina perchè ufficiali e delegati prendessero in considerazione i suoi studi e le statistiche trovassero reale applicazione nella cura delle malattie e nella costruzione delle strutture necessarie ad accogliere i malati.

‘Florence fece buon uso del suo rapporto con la sovrana. Quando era scontenta delle reazioni dei politici e dei militari ai suoi rapporti, scriveva alla regina Vittoria e al principe Alberto e ne riceveva risposte positive. Capitò così anche in occasione della sua analisi sulle possibili conseguenze demografiche causate dallo spostamento dell’ospedale St.Thomas dal ponte di Londra alla nuova sede sulla banchina dell’Albert Embankement. Il principe Alberto infatti assicurò che il suo rapporto su questo tema ‘riceveva la massima attenzione e ogni sua comunicazione sarebbe stata un ordine’. L’incontro di Florence con Lord Panmure (ministro della guerra) portò alla creazione di una commissione reale sulla salute nell’esercito britannico. Lei sottopose i commissari a un fuoco di fila di domande sulla relazione tra il tasso di mortalità nelle caserme e fattori quali la fornitura di acqua, la rete fognaria, l’aerazione, l’alloggio e il cibo preparando grafici ‘coxcomb’ per valorizzare i suoi argomenti. La commissione nel 1863 rese noto di accettare la maggior parte delle raccomandazioni di Florence. In seguito ai provvedimenti suggeriti da lei, il tasso di mortalità diminuì del 75%.
In seguito, Florence spostò la sua attenzione sul benessere della popolazione civile. Nel 1860 partecipò al Congresso Internazionale di Statistica e presentò una relazione in cui propose un modello per raccogliere ‘statistiche ospedaliere in modo omogeneo’, convincendo i delegati a decidere che ‘lo schema di Miss Nightingale dovrebbe essere usato da tutti i governi rappresentati’. Nel 1861 propose anche che nel censimento fossero incluse domande sulle ‘persone malate o inferme nel giorno del censimento’, in modo da poter individuare, attraverso l’esame dei dati, una ‘relazione tra la salute e le condizioni abitative della popolazione’.
Nel 1858 Florence fu la prima donna a essere eletta membro della Società di Statistica.’

BBC History Italia, Stephen Halliday

A STATELESS PLAYLIST

Illustration by Cristiana Couceiro

Stateless è una band inglese di Leeds che suona electronic alternative rock e mi è stata presentata da mia sorella qualche tempo fa. La particolarità dei Stateless consiste nelle sonorità, piuttosto ricercate e di grande effetto, distinguibili specialmente per i frequenti contrasti, tonalità scure a suoni morbidi poi alterati.
Ho scelto alcuni dei loro brani che mi piacciono maggiormente e sono stati tratti dagli album The Bloodstream (2005), Stateless (2007) e Matilda (2011). Da ascoltarsi quando si è dell’umore giusto. Sceglierete voi quale.

Stateless – Blue Fire feat Amenta
Stateless – Ariel
Stateless – I shall Not Complain
Stateless – Prism #1
Stateless – Bloodstream
Stateless – Running Out
Stateless – Exit
Stateless – Ballad Of NGB
Stateless – Assassinations

On Eadweard Muybridge

Woman Brushing Her Hair, Eadweard Muybridge, 1887

Eadweard Muybridge was born Edward Muggeridge to a merchant family in Kingston upon Thames, England on April 9th 1830. Before his death in 1903, Muybridge would emigrate to America, change his name three times, come close to death and suffer brain damage in a carriage accident. Perhaps most sensationally, he would also be acquitted for the murder of Major Harry Larkyns, his wife’s lover, and the true father of his presumed son Floredo Helios Muybridge.

In fact, Muybridge enjoyed a professional life which may even have surpassed his sensational personal biography. He gained fame through adventurous and progressive landscape photography before working as a war and official government photographer; something which took him from the Lava beds of California during the Modoc War to Alaska and Central America.

Furthermore, Muybridge was instrumental in the development of instantaneous photography. To accomplish his famous motion sequence photography, Muybridge even designed his own high speed electronic shutter and electro-timer, to be used alongside a battery of up to twenty-four cameras!

While Muybridge’s motion sequences helped revolutionise still photography, the resultant photographs also punctuated the history of the motion picture. Muybridge actually came tantalisingly close to producing cinema himself with his projection device the ‘Zoöpraxiscope’. With this device, Muybridge lectured across Europe and America, using the Zoöpraxiscope to animate sequences from his motion studies.

One of the most fascinating things about Muybridge however, and something we hope to highlight here, is the relation of his body of work and working attitude to the equally astounding times in which he lived.

The 19th century, undoubtedly one of the most formative of the modern Western world, was as bent on progress, invention and innovation as Muybridge. Muybridge’s capacity for entrepreneurialism and progressive practice meant he invented photographic and moving image projection techniques which have helped build the motion picture industry we enjoy today. However, it also meant he documented some of the major events, and more subtly, the cultural and social landscape of the 19th century.

via Eadweard Muybridge Collections

Prima di quattro anni fa non volevo crederci, ma ho dovuto convincermene, il clima anglosassone rischia seriamente di minacciare gli equilibri del proprio sistema nervoso e immalinconire come niente, forse neanche un pezzo di Rory Gallagher o Nick Drake.
Riflettevo su cosa è rimasto di idealmente democratico fra gli uomini, intendo uguale per tutti, che vale per tutti, e ho considerato finora un paio di risposte, certo opinabili:
-la vita, la morte
-le malattie
-Il lunedì dopo la domenica (il calendario)
-gli agenti atmosferici
nel caso di Inghilterra, Scozia e Irlanda, la pioggia, che pioggia tutti, tutti i giorni, a giorni alterni, quando gli pare e senza distinzioni. Che tu abbia un ombrello o non ce l’abbia. Che tu sia ricco o tu sia povero, sposato o single, del cancro o dell’ariete, gallo, pollastrella o cinghiale, superstizioso, protestante, musulmano, un pusher giamaicano, una drag queen, un portinaio, una massaggiatrice tailandese, un giurato. Soprattutto unisce, la pioggia unisce e accomuna. Dentro casa, le caffetterie, gli hotel, le cabine telefoniche, i pub, i club. Sotto le tettorie, le portinerie, gli archi, le insegne, sotto le coperte. Certi giorni che prende a grandinare d’improvviso e d’improvviso pare gocciare in un formicaio è tutto un corri corri sotto la tettoia più vicina, un ammassarsi, accozzarsi, appallottolarsi di materiale umano fradicio di pioggia e col fiatone. Non parla nessuno, ma tutti sanno a cosa sta pensando ognuno, damned rain.

è pur vero che se non piovesse tanto spesso, giornate di sole pieno come questa di oggi, non profumerebbero di fritto e giunchiglie

Off Hong Kong Garden by Siouxsie and the Banshees at their debut in 1978

Dear Dr Ozzy

Sarajevo, Bosnia and Herzegovina, 1995, by Tom Stoddart

Ho qui una copia del The Sunday Times Magazine, uscita ieri in allegato al Sunday Times, questa settimana particolarmente interessante non solo per la copertina, che vede questa foto di Inna Shevchenko, co-fondatrice del movimento femminista ucraino Femen, ritratta in topless, pugno destro tirato in alto e il titolo “We Came, We stripped, We conquered. Feminists open up a bold new front”, di rimando a un succoso articolo, a pag.16, circa le rappresaglie anti-maschilismo/anti-patriarcato portate avanti dal movimento, in Ucraina e nel resto del mondo; non solo per una meravigliosa raccolta di immagini drammatiche che testimoniano e ricordano gli orrori della guerra in Bosnia, in onda nei nostri televisori vent’anni fa; un articolo scientifico circa la scoperta di nuovi pianeti inesplorati che, come il nostro, potrebbero essere abitati e soprattutto rappresentare una possibilità al cosmismo; il progetto di una nuova esposizione al London Film Museum patrocinata dall’agenzia Magnum, che per l’occasione ha aperto gli archivi e dato modo agli organizzatori di mettere insieme un discreto numero di foto scattate a Hollywood tra gli anni ’50 e ’60; un elogio alla produzione narrativa di Stephen King, e uno a Picasso, cui raccolta di disegni erotici è in mostra al British Museum fino all’estate prossima; ma soprattutto per la consueta rubrica di Ozzy Osbourne, ex leader dei Black Sabbath, che ieri dà il meglio di sè e alla domanda di un lettore, Martin, di Gateshead
Apparently, a Chinese entrepreneur is selling ‘organic green tea’ made from panda poop for £126 per cup. Is this stuff really good for you?
risponde:
It ain’t actually made from panda shit. They use the poo to fertilize the tea plants. Pandas eat nothing but bamboo, and most nutrients pass right through ‘em. So it ain’t totally crazy. Apart from the price.
Vorrà Ozzy prendere in considerazione anche la mia, di domanda, stamattina spedita by email all’indirizzo della sua rubrica:
Dear Dr.Ozzy,
several months ago I happened to read about a German restaurant willing to serve human meat as gourmet meals. Since I am sulphites intolerant, which drink shall I order to enjoy it best?
Thanks ahead
Laura
, London
Lo saprò soltanto domenica prossima.

Circa Il Diritto Di Giocare

Thurston Hopkins, London 7th August, 1954

Signori, gli adulti non sanno più cosa inventarsi per traumatizzare i bambini. Ne è una prova il cartellone in Darwin Road che proibisce ai miei clienti di giocare in strada.
No ball games here
Ho sentito mamme pigolare, alcune sostengono giocare in strada è pericoloso e comporta un prezzo troppo alto da pagare. Vero. E’ però vero anche chiudere Darwin Road (per consentire ai bambini di giocare), comporta un prezzo ancora più alto che l’amministrazione non ha intenzione di pagare. Signori, io questo lo chiamo un oltraggio all’infanzia e una minaccia alla felicità dei bambini.
Non solo il cartellone è arrogante nei toni (come tutti gli imperativi in smokey suit e black tie. Stop there. Pay here. Don’t cross the line) ma scialbo e in difetto di creatività e inventiva. Pertanto, la sottoscritta pollastrella, delegata dei bambini del quartiere, non solo rivendica il Diritto di Giocare e di poterlo fare per strada, ma propone di chiudere al traffico Darwin Road e sostituire i vecchi cartelloni con dei nuovi. What about this?
Hey guys, have fun playing around with that crazy ball but remind to respect people and places around you. Qui e là una nuvoletta, un aquilone, un palloncino. Colore.
Sounds alright enough?
Prego firmare nel retro la petizione in favore dei Bambini di Darwin Road
Un grazie di cuore,
La pollastrella

SOFA’ SOGOOD # 3 WAITING FOR GODOT by SAMUEL BECKETT

A occhio e croce direi questo di Samuel Beckett, Waiting for Godot, un libro non superiore ai 200 grammi di peso, di seconda mano, invecchiato a secco, una tacca su dieci di umidità, retro-sentore di scantinato, nessuna illustrazione, stampato per la prima volta a Londra nel 1956. La copertina, nera, titolata di bianco e verde, presenta uno strappo al margine superiore, lungo appena un centimetro, e una chiazza scura, nel retro, ampia tre millimetri almeno. E’probabile chi lo ha letto stesse intanto bevendo caffè, ma potrebbe trattarsi di tea, forse un black russian, forse Jameson whiskey e cranberry juice. Non lo saprò mai. In compenso so chi me l’ha venduto è americano, e vive a Glasgow, il che presuppone potrebbe piuttosto trattarsi di scotch. Altrimenti, non si spiegherebbe il tremore nervoso della calligrafia, schizzata a inchiostro nero nel pacchetto. Mr Jenet deve certamente essere un uomo irritabile, ma scrupoloso; tutte le ‘i’ della lettera di commissione non mancano di un solo puntino. In compenso un triangolo edipico, ma la lettiera del gatto sempre pulita. Le ciabatte disposte in ordine sotto il letto; But not for me di Chet Baker nel giradischi, una copia di PlayBoy sotto le coperte, una del New Yorker sopra il cuscino, aperta a pagina 52
___________________THE PLAGIARIST’S TALE_____________________
The author of ‘Assassin of Secrets’ had a secret of his own
by Lizzie Widdicombe

Spy novels embrace clichés- the double agent, the bomb-rigged briefcase- and ‘Assassin of Secrets,’ published last fall, made a virtue of this tendency piling one trope onto another to create a story that rang with wry knowingness. The book is set in the midst of the Cold War. The protagonist is Jonathan Chase, a suave secret agent with a background in martial arts- part James Bond, part Jason Bourne. In the first chapter, Chase meets Frankie Farmer, a sexy former field agent who presents him with ‘personalized matching luggage’ loaded with surveillance gear. They head back to her place, where Chase eyes the water bed while Farmer slips into something more comfortable:
The he saw her.. a small light dim but growing to illuminate her as she stood naked but for a thin, translucent nightdress; her hair undone and falling to her waist- hair and the thin material moving and blowing as thought caught in a silent zephyr.
Chase caught hold of her, pulled her close. She slid her hands to his shoulders, gently pushing him away.
‘What’s it like to kill somebody? They say you’ve had to kill a lot of people during your time in the Division.’
‘Then they shouldn’t talk so much.’
Ho aspettato trent’anni, prima di ricevere il libro. E quando è arrivato, ho tardato due settimane ancora prima di andare all’ufficio postale. Quando sono arrivata all’ufficio postale, due tizi, a dire dei badge Pozzo e Lucky, mi hanno detto di ripassare un altro giorno, Godot non era arrivato. Ai due ho fatto presente l’errore, ma questi hanno scartato l’errore, e detto di aspettare ancora. Godot sarebbe arrivato da lì a qualche giorno, impacchettato e infiocchettato per benino.
Da lì a qualche giorno sono andata all’ufficio postale, e quando sono arrivata ho trovato due che litigavano davanti allo sportello reclami. Vladimiro sei un idiota! Estragone sei un imbecille! e cicicì e chachachà, tutto un gran parlare e darsi creduloni! fanatici! Io, sono arrivato prima io! Tu, togliti di mezzo tu! e sgambettate a destra  e balzi a sinistra, un due tre chachacha un due tre chachacha un due tre quaquaqua.
S’è capito Nulla.

Fatto sta, di Godot avete notizie, sapete è arrivato? dico ai tizi dell’ufficio postale.
Manco per sogno, mi fanno loro.
“We wait. We are bored. (He throws up his hand.) No, don’t protest, we are bored to death, there’s no denying it. Good. A diversion comes along and what do we do? We let it go to waste… In an instant all will vanish and we’ll be alone once more, in the midst of nothingness!”
– Samuel Beckett, Waiting for Godot

Cronaca Annunciata di Un’Epifania D’Amore # 3 Lulu – Il vaso di Pandora

visione sconsigliata alle donne in sindrome pre-mestruale
Pandora’s Box, by Georg Wilhelm Pabst, with Louise Brooks, 1929
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’Amore #2 La Ragazza con la pistola
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’ Amore #1 Thriller

Della Regina e La Regina

Robert Frank, London, 1951-1953

Ho conosciuto una donna, ieri notte. Stavo fumando una sigaretta davanti all’uscita della tube. Avevo appena finito di lavorare, contavo di rientrare a casa di lì a poco. La donna avrà avuto sessant’anni. O forse quaranta, ma portati con fatica; indossava un piumino nero, lungo fin sopra le caviglie, un paio di sandali, aperti ai talloni, un fazzoletto chiaro in testa, una borsa blu a tracolla. Mi si è avvicinata con in mano una cartina della tube. Non parlava inglese. Parlate russo? Le ho chiesto. Ma da come ha aggrottato le sopracciglia e mi ha guardata smarrita, ho capito ci saremmo dovute intuire a gesti. Ambascia Americu, dice lei. Parku, Ambascia Americu, e indica con il braccio alla nostra destra. Capisco la donna sta cercando l’ambasciata americana, che so essere nei dintorni di Hide Park, non lontano da dove ci trovavamo. Familu. Parku. Ambascia Americu. Continua a dire lei, appena sottovoce, la fronte aggrottata, gli occhi fasciati di rughe, le mani strette a pugno e tenute al petto. Una bambina timida e gentile. Graziosa e accorta nelle maniere, introversa, una matrioska dentro una matrioska dentro una matrioska ancora più piccina, cose non dette e tenute dentro, lacrime amare e silenzi.
Ho chiesto a un passante dell’ambasciata americana. Questi mi ha indicato la direzione e io e la donna ci siamo incamminate lungo la Piccadilly. La donna mi seguiva a meno di un passo di distanza, silenziosa; ogni tanto mi guardavo alle spalle e rallentavo il passo credendo di stare andando troppo veloce per la sua andatura. Mentre camminavamo ho desiderato più volte prenderla per mano; pensavo a quant’era vulnerabile, tutta sola, in un paese straniero, di notte, senza neanche conoscere la lingua del posto. Ho pensato Chiunque avrebbe potuto farle del male.
Ma chi è Chiunque. E io, Chi sono?
Io so, chi sono io, ma chi sono gli altri? Chi è la gente, chi le facce, gli ombrelli, la fretta, le code, il traffico. E chi suona le note di questo concerto, la vita? Chi scrive la partitura, chi decide le accollature, chi segna le note nel pentagramma, chi prevede per ciascuna una frequenza, gli intervalli; chi decide il suono, chi il timbro. Chi decide il tempo, chi la durata.
Chi soffia dentro il vaso e libera i fiati, le trombe, i cori dei baritoni; cose rende l’armonia, di quali accordi è fatta la speranza, cosa spiega questo caos?
Il tragitto lungo Hide Park fino a Gronsvenor Avenue dura oltre venti minuti; attraversiamo uno a uno una ventina di luxury hotels incastonati come diamanti alle dita di giovani vacche inglesi in biancheria da sera e pellicce di criceto transgenico, panciuti portieri in frac e cilindro, qualche limousine e tante macchine sportive
‘Prego, signori, accogliete le Due Regine degli Stracci! Avanti, Regine, avanzate!’
Le due regine degli stracci avanzano lungo un tappeto d’oro, sotto lo sguardo sprezzante dei passanti che si rifiutano di offrire loro la cortesia di un informazione. L’ambasciata americana si trova poco dopo Hide Park Corner; illuminata di fari e un piccolo parco di fronte all’ingresso, dall’altra parte della strada. Dove vive la regina degli stracci, la zingara bambina. ‘Avete da mangiare, Regina?’ Mi ha mostrato una bottiglia di aranciata, che teneva dentro la borsa; poi ha cacciato di tasca una manciata di monetine. ‘Se avessi una casa, Regina, ma non ho niente da offrirvi, accettate questa modesta cortesia’.
Se non mi fossi vista coi miei occhi, non avrei potuto dire quella zingara bambina era io. Chissà dov’ero stata, e se c’era qualcuno, di là nel parco, ad aspettarmi.

a leap of faith, in other words

Il Budda delle Periferie, Hanif Kureishi

Questo di Kureishi è un libro che mi porto dietro da quasi dieci anni e a cui sono molto affezionata. Per diverse ragioni. Perch’è ambientato a Londra negli anni ’70, racconta bene la periferia e le difficoltà di chi vive a casa propria ma è ospite di un paese altrui, è divertente, creativo, c’è dentro tanta musica e mi è sempre stato vicino. Ogni tanto mi piace aprirlo e leggerne una pagina a caso.

A differenza di loro, papà era stato mandato in Inghilterra dai suoi genitori per studiare. La madre aveva sferruzzato, per lui e per Anwar, parecchie maglie di lana terribilmente ispide e li aveva salutati a Bombay raccomandando loro di non diventare, per nessun motivo, dei consumatori di carne di maiale. Come Gandhi e Jinnah prima di lui, mio padre era destinato a ritornare in India trasformato in un distinto avvocato inglese e in un capace ballerino. Quello che papà non sapeva, partendo, era che non avrebbe più rivisto il volto di sua madre. Questo era indiscutibilmente il grande dolore della sua vita, e credo fosse la ragione per cui si sentiva irrimediabilmente attratto da donne che si prendevano cura di lui, donne che poteva amare come avrebbe dovuto amare la madre a cui non aveva mai scritto una sola riga.
Londra, la Old Kent Road, fu uno shock culturale per entrambi. La città era umida e piovosa, la gente li chiamava ‘Sunny Jim‘, non c’era mai abbastanza cibo e papà non riuscì mai ad abituarsi ai toast unti. “Assomigliano al muco del naso,” diceva rifiutando la principale base di sostentamento della classe lavoratrice. “Pensavo che avremmo mangiato roast beef e Yorkshire pudding tutti i giorni”, si lamentava. Ma c’era ancora il razionamento, e l’area era disastrata per i bombardamenti subiti durante la seconda. Mio padre rimase stupito e rincuorato alla vista degli inglesi in Inghilterra. Non aveva mai incontrato un inglese povero – uno spazzino, un commesso, un barista. Non aveva neanche mai visto un inglese che si ficcasse il pane in bocca con le mani, e nessuno gli aveva mai detto che gli inglesi non si lavano regolarmente perchè l’acqua era fredda, quando non mancava del tutto. E quando cercò di parlare di Byron nei pub locali nessuno lo avvisò che non tutti gli inglesi sapevano leggere, e che non tutti erano necessariamente pronti ad ascoltare da un indiano lezioni sulla poesia di un pazzo pervertito.
Fortunatamente Anwar e papà avevano un posto in cui stare, dal dottor Lal, un amico del nonno. Il dottor Lal era un orrendo dentista indiano che sosteneva di essere amico di Bertrand Russell. Pare che a Combridge, durante la guerra, un solitario Bertrand Russell avesse confidato al dottor Lal che la mesturbazione rappresentava la risposta alla frustrazione sessuale. La grande scoperta di Russell era stata una rivelazione per Lal, che sosteneva di avere trovato la felicità da allora in poi. Bisognava iscrivere questo risultato tra i grandi successi di Russell? Forse se il dottore fosse stato meno diretto nel parlare di sesso ai suoi due giovani e sessualmente attivi ospiti, papà probabilmente non avrebbe mai incontrato mia madre e io non mi sarei innamorato di Charlie.

Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’Amore #2 La Ragazza con la Pistola

m’ero scordata di questo film 🙂
La ragazza con la pistola, Mario Monicelli, 1968
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’ Amore #1 Thriller

On Counterculture. The Hall of the Singing Caryatids by Victor Pelevin


Anni che piovono investimenti da tutte le latitudini, fiumi di denaro a secchiate, a cascate, a sprecare, e l’Inghilterra si ritrova oggi con l’acqua alla gola. Certi giorni di temporale a boccheggiare.
‘Mothers are on the brink. Cost of living is forcing 1 in 5 to skip meals to feed their children’
More than 70 per cent of families are financially ‘on the edge’, according to research published today.
Struggling families are on the brink of poverty and could face ruin if hit by further price increases or falls in their income, the study by parenting website Netmums found.
via 70 per cent of British families on the brink of poverty, research claims | Metro.co.uk.
Il 70% delle famiglie inglesi è a rischio povertà e una madre su cinque rinuncia a un pasto al giorno per dare da mangiare ai propri figli. Cameron aumenta le tasse e accorcia il braccino. Non è un caso il film The Iron Lady, uscito nei cinema a gennaio. Il messaggio mi pare chiaro, ladies and gentlemen, torniamo alle maniere dure di sempre. Right Now.
L’Europa piange, l’America annaspa, il Medio Oriente muore, l’Asia si trascina. Siamo in guerra. Ed è una guerra d’avanguardia, che non ha precedenti e si distingue per violenza e impatto nella sfera sociale; le trincee sono nei mercati finanziari, i soldati in banca, i dissidenti in rete; il denaro è virtuale, le bombe chimiche, le stragi silenziose. Moriamo di depressione, di cancro, di tumori, di anoressia, di bulimia, di overdose. Di stress. La propaganda Anti-Crisi si diffonde per radio, televisione, internet, a suon di pop e marionette. Tutto è spettacolo, tutto è d’oro, tutto è magia e possibilità. Yes, you can. Why not?
Perchè le istituzioni, i media, sono corrotti? Perchè nascono dall’investimento di denaro, ed è il denaro che crea potere, dominio, primato, e corrompe il sistema. Come possono i giornalisti della rai lamentarsi delle censure se per lavorare come giornalisti della rai hanno dovuto investire milioni (in studi, in aggiornamenti, in viaggi, in raccomandazioni) pur di farsi assumere dal governo italiano. Un figlio può disobbedire al padre, essergli irriconoscente, voltargli le spalle? Con un mutuo da pagare e una vacanza alle canarie da disdire? Alcuni lo hanno fatto. Alcuni si sono ribellati al padre. E io trovo tutto quel lamentarsi, capricci e ripicche da bambini. C’è tanta gente che lavora sodo e fa informazione lontano i riflettori del grande palcoscenico statale. E lo fa’ molto spessp gratis, per passione e romanticismo. NO, io non credo alla libertà di parola. Credo ai fatti e i fatti dicono che il sistema è corrotto. Bando agli idealismi. Che si fa?
Chiunque di noi si dice disgustato dalle raccomandazioni, sebbene chiunque di noi sarebbe disposto a vendersi la pelle pur di avere un posto fisso. Ognuno di noi ogni giorno si prostituisce in cambio di denaro, affermazione, prestigio. A lavoro, nelle relazioni sociali. Chi per vanità, chi per gioco, chi per noia, chi per debolezza.
Io credo l’unica delle possibilità che abbiamo per arginare la crisi, è dire di NO. NO. NO. E NO. NO, cazzo. Noi non abbiamo bisogno di un’applicazione nel telefonino che ci dica come stare a dieta, noi abbiamo bisogno di cibo per sfamare i bambini che muoiono di fame, vengono abbandonati, sono vittima di violenze domestiche. Noi non abbiamo bisogno di macchine nuove, un nuovo guardaroba, l’ultimo taglia-acqua elettrico, noi abbiamo bisogno di medicine, se siamo malati, di un’adeguata istruzione, perchè siamo ignoranti, di investire nella ricerca, nella medicina. Io non voglio lanciare una provocazione e tirarmi indietro, o fare polemica per noia o cattivo gusto. Io ho il dovere di ribellarmi, e l’unica maniera che ho di ribellarmi è agire e parlarne.
Qualche mese fa mi proposero a lavoro di diventare shift leader e iniziare così una strepitosa e brillante carriera nel glorioso avvenire del caffè. Io ho detto di NO. Io sono una barista, e mi piaccio così. Essere shift leader vuol dire assumersi certe responsabilità non adeguatamente ricompensate economicamente, soprattutto, dovere sempre e a qualunque condizione dire di SI. Per contratto. E io non ho intenzione di dire di si a una compagnia che basa la propria ricchezza sullo sfruttamento della classe operaia e l’investimento di capitali in Arabia Saudita e Polonia. Che non paga la malattia fino a prima del sesto giorno di assenza da lavoro. Che non paga bank holidays e corsi di formazione al personale. Io soffro a sapere loro arricchirsi alle mie spalle e le spalle dei miei colleghi, in prevalenza dell’Est, provati dalla povertà e disposti a dire di Si a qualunque condizione. E perchè soffro? Perchè sono anni che lavoro al minimo della paga e al massimo dello sfruttamento, e non posso neanche permettermi un dentista o un terapeuta per curarmi la schiena. Perchè se mai dovessi ammalarmi di un accidenti, sarò fottuta. Non la prima, nè l’ultima. Ed è questo che mi rende impotente e fa’ soffrire. Non posso fare nulla per proteggere me, chi mi sta vicino e sta peggio di noi.
Certo, qualcuno griderà, lavoro! Ti serve un dentista? Ti serve un terapeuta? Hai un lavoro, lavora! Lavora di più. NO io non lavoro di più. Io non mi faccio spremere come un limone per soddisfare la tua sete di potere e denaro.
Il tempo è denaro, dicono. NO, il denaro è tempo. Il denaro stabilisce quante ore di lavoro un dipendente deve fare e quanto denaro quel dipendente deve pontenzialmente fruttare. Nel mio caso, 73 pounds all’ora. Contro i 6 e 10 di paga netta per ora.
Il denaro permette di acquistare il tempo, di scambiare del tempo per del tempo, che viene comprato indirettamente e subordinato a un vincolo, il rapporto compratore-venditore, quindi consumatore-stipendiato. Questo rapporto è sempre a svantaggio del consumatore-stipendiato. Quando un consumatore compra un prodotto, paga il tempo che è stato necessario a creare quel prodotto ma ad un prezzo più alto rispetto allo stipendio che gli viene dato e in proporzione al tempo che gli ci è voluto per crearlo.
Esempio: in una fabbrica un taglia-acqua elettrico viene costruito in 8 ore di lavoro, da 20 dipendenti stipendiati (compreso il settore commerciale e il lavoro incluso per fabbricare il materiale di produzione utilizzato). Lo stipendio di ogni singolo dipendente dovrebbe quindi corrispondere a 1/20 del prezzo del taglia-acqua elettrico, ossia 1000 pounds se il taglia-acqua elettrico vale 20000 pounds. Questo dovrebbe corrispondere ad uno stipendio di 22000 pounds al mese (22 giorni di lavoro). Per la maggior parte dei lavoratori lo stipendio consiste nel minimo di quella cifra. Nella stragrande maggioranza dei casi le proporzioni sono spaventosamente invertite e il lavoratore è l’unico a esserne penalizzato. I beneficiari del tempo rubato ai dipendenti stipendiati sono le ditte e i loro dirigenti, ma anche gli Stati, dal momento che gli imposti e le tasse prelevate sui lavoratori non vengono utilizzati per l’interesse generale ma vengono usati per arricchire le tasce dei ministeri e investire capitali nel privato.
Perchè continuo a lavorare in quel posto? Perchè sono codarda. Perchè so che se me ne vado non troverò un altro lavoro. Perchè so non c’è lavoro. Perchè non ho il coraggio di mollare tutto e vivere per strada. Sono una fifona. E in fondo mi piace, il confort di un posto caldo dove dormire e almeno un pasto al giorno di cui cibarmi. Sono una donna sofisticata.
Dei giorni andare a lavoro mi pare una violenza. Il coraggio non sta nell’andare a lavoro. Il coraggio starebbe semmai nel mollarlo. Più della metà di tutti i lavori che facciamo è assolutamente inutile e non porta a niente di edificante e attributivo all’intera società. Vendiamo beni altrui, costruiamo cianfrusaglie inutili, ci sprechiamo in cambio di carta straccia. Schifosissima e maledetta carta straccia puzzolente e sporca di sangue.
Sto leggendo un bel romanzo, in questi giorni. S’intitola The Hall of the Caryatids, dello scrittore russo Victor Pelevin, classe ’62, moscovita, ingegnere elettro-meccanico e scrittore spadaccino di cui lessi l’articolo che segue in questo magazine on-line Russia Beyond The Headlines: Russian News (disponibile anche in italiano)
In his recent works, Russian master of postmodern science fiction Victor Pelevin has shifted his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia.

In this surreal story, The Hall of Singing Caryatids, by the Russian master of postmodern science fiction, Victor Pelevin, young Lena is employed to stand naked for hours at a time and sing – when they are not indulging the excessive fantasies of oligarchs. She and her fellow “caryatids” are decorative pillars in an elite underground nightclub. The girls are injected with a classified serum, ‘Mantis-B,’ which enables them to stand totally still for up to two days. Lena’s encounters with a giant, telepathic praying mantis, while under the influence of the serum, radically alter her perspective on the outside world, revealing an alternative universe of wordless clarity.

In true postmodern style, Pelevin intersperses these drug-induced episodes with other voices. There are the pseudo-pretentious extracts from Counterculture magazine that Lena reads in the minibus back to Moscow. She also meets concept artists, girls dressed as mermaids, important clients in bathrobes, guards in suits, and the sinister, ironic-slogan-toting Uncle Pete.

Pelevin has been perplexing and delighting readers with his unique brand of polyphonic sci-fi comedy for more than two decades now. His first novel, Omon Ra, published in 1992, portrays a protagonist attempting to escape the Soviet nightmare by becoming a cosmonaut, only to find himself part of a farcical, mock-heroic moon landing during which he drives his lunar bike along a derelict underground tunnel.

While the political landscape may seem to have altered seismically around him, Pelevin has had no trouble shifting his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia. Pelevin’s most recent book, Pineapple Water for a Beautiful Lady, has just been short-listed for the Nose literary prize.

via Revealing drawbacks of post-Soviet consumerism | Russia Beyond The Headlines.

Il romanzo ricorda molto il bunga bunga affair ed è principalmente indirizzato a polemizzare la corruzione dell’oligarchia russa sotto il governo Putin.
Chi sono le cariatidi canterine? Dal greco, figure portanti. Un gruppo di giovani prostitute, addestrate, drogate, coinvolte da una società segreta in un affare politico.
C’è una parte del libro, molto bella, in cui Lena e le altre ragazze vengono convocate da Uncle Pete e portate in un luogo segreto. Intanto che aspettano, Lena trova una rivista, e Pevelin il pretesto per parlare di controcultura e fare polemica

‘She took the driver’s well thumbed copy of Eligible Bachelors of Russia magazine. Inside it was another slim, badly tattered magazine, titled Counterculture. It wasn’t clear if this was printed or simply a supplement. Counterculture was printed on poor quality newsprint and looked very dubious, even sordid, but Vera explained that that was deliberate.
“It’s counterculture,” she said, as if the word explained everything.
“And what’s that?” Lena asked.
“That’s when they use dirty words on cheap paper,” Vera explained. “So they can badmouth the glossies. It’s hot shit nowadays.”
Asya frowned.
“That’s not right,” she said, “it doesn’t have to be on cheap paper, sometimes the paper’s expensive. Counterculture’s..” She hesitates for a moment, as if she was trying to recall a phrase that she’d heard somewhere. “It’s the aesthetic of anti-bourgeois revolt, expropriated by the ruling elite, that’s what it is.”
“But how can you expropriate an aesthetic?” Vera asked.
“NO problem,” replied Asya. “Nowadays, everyone who’s got a competent PR manager is a rebel. Any dumb bitch on TV can say she’s on the run from the FSB…I don’t get you girls; I don’t see why we should have any complexes about the job. Because everyone’s a prostitute nowadays, even the air- for letting the radio waves pass through it.”
“You take such an emotional view of everything, seeing it all with your heart,” said Kima. “You won’t last long like that. And anyway, that’s not what counterculture is.”
“Then what is it?” asked Asya.
“It’s just a market niche,” Kima replied with a shrug, “And not just here, it’s the same all over the world. Think of it – ‘counter’-counterculture is any commodity someone’s hoping to sell big-time, so they put it on the checkout counter. Lena, why are you so quiet?”
“I am reading,” Lena replied. “I don’t understand why they use dotted lines for profanity, if they’re in revolt.”
“That’s to attract more readers.”
“Aha. And here they write:’brilliant intellectual, experimenting within the mainstream…’ Is that counterculture?”
“No,” said Asya. “That’s one cute guy on the make and another one doing his PR.”
Lena didn’t ask any more question, but she was still wondering what counterculture really was, and decided to read right through the supplement.
She half listened to the girls with one ear as she read the article: “The 100 Most Expensive Wh…s in Moscow (with Phone Numbers and Addresses)” – followed by the comments on it (one commentator wrote in to ask why was that Drozdovets, the host of the popular talk show “Hats Off!”, wasn’t in the list – was it because of a sudden moral transformation or a temporary decline in his ratings?). Then she frowned at a strange advertisement (“Weary of the hustle and bustle of the city? In just two minutes, you can be in a pine forest. Washing lines from the Free Space factory!”), leafed through an article about the singer Shnurkov (“Why, of all the warriors doing battle against the dictatorship of the manager, was this sophisticated Che Guevara, known to many well-to-do gentlemen for his scintillating songs at exclusive corporate events, the first to point out that he was no slouch when it came to picking up on the ringtone? Because he realized that these days it’s the only way to get his ringtone playing on your iPhone, dear manager!”), then Lena read an interview with Shnurkov himself (“The composer of ‘Ham ..r that C..t’ and ‘D..k in a Con..m’ reflects on the trends and metamorphoses of contemporary Russian cinema”), and then – probably because of the tiresome countercultural profanities – she started feeling depressed and lonely, so she closed the supplemt and dived into the quiet, glossy waters of Eligible Bachelors of Russia.
Immediately she came across a large article titled “The last Russian Macho.” It was devoted to the oligarch Botvinik, whom it called “Russia’s No. 1 Eligible Bachelor.”
Lena peered, gimlet-eyed, at the photo of a stocky, chubby individual with an unnatural, bright blush right across his cheeks – as if she were trying to drill a fishing hole in the glossy surface and hook the key to some kind of secret code out of it.
“Could you love someone like that?” Asya asked, glancing into the magazine.
“Why not?” replied Lena. “You can always find something good in anyone. And when someone has a few billion dollars, you can find an awful lot of something good. You just have to look for it.”
Text entirely taken from ‘The Hall of the Singing Caryatids’ by Victor Pelevin.
Translated from the Russian by Andrew Bromfield.

Lucian Freud (1922-2011)

Lucian Freud, Girl with a White Dog, 1952

Article provided by Grove Art Online http://www.groveart.com

Lucian Freud Interior In Paddington, 1951

British painter and draughtsman. Freud spent most of his career in Paddington, London, an inner-city area whose seediness is reflected in Freud’s often sombre and moody interiors and cityscapes. In the 1940s he was principally interested in drawing, especially the face. He experimented with Surrealism. He was also loosely associated with Neo-Romanticism. He established his own artistic identity, however, in meticulously executed realist works, imbued with a pervasive mood of alienation.
Two important paintings of 1951 established the themes and preoccupations that dominated the rest of Freud’s career: Interior in Paddington (Liverpool, Walker A.G.) and Girl with a White Dog (London, Tate). Both paintings demonstrate an eagerness to establish a highly charged situation, in which the artist is free to explore formal and optical problems rather than expressive or interpretative ones.
By the late 1950s brushmarks became spatial as he began to describe the face and body in terms of shape and structure, and often in female nudes the brushstrokes help to suggest shape. Throughout his career Freud’s palette remained distinctly muted.
A close relationship with sitters was often important for Freud. His mother sat for an extensive series in the early 1970s after she was widowed, and his daughters Bella and Esther modelled nude, together and individually. Although the human form dominated his output, Freud also executed cityscapes, viewed from his studio window, and obsessively detailed nature studies. The 1980s and early 1990s were marked by increasingly ambitious compositions in terms of both scale and complexity.
via Tate.org.uk

Map of Dickens’ London

Appena duecento anni fa nasceva Charles Dickens e uno scrittore in grado di raccontare la società inglese con gli occhi di un bambino. Molto amato dagli inglesi, la novella The Christmas Carrol è stata argomento di interessanti speculazioni ‘socio-indagative’, lo scorso natale.
‘A decent society depends on the rich learning to be generous and the poor being saved from ignorance and want.’ (A letter to Charles Dickens on his 200th birthday|The Guardian)
Giusto sotto il periodo di natale, The Times pubblicò una mappa delle località in cui Dickens visse e inscenò alcune parti dei suoi romanzi

48 Doughty Street. Dickens and his wife, Catherine, moved here in 1837, a year after their marriage. He later described it as 'a frightfully first-class family mansion, involving awful responsibilities'. Today it houses the Charles Dickens Museum, which is open every day of the year.
Fleet Street. In his twenties Dickens as a parliamentary correspondent and reporter. Many of London's newspapers had offices here and he set up his own paper, the Daily News, at No 90 in 1846. He drank regularly ay Ye Olde Cheshire Cheese, which still stands at No 145

George and Vulture. An 18th-century inn where Dickens often drank, mentioned several times in The Pickwick Papers:'Mr Pickwick and Sam took up their present adobe in very good, old-fashioned, and comfortable quarters, to wit, the George and Vulture Tavern and Hotel, George Yard, Lombard Street.' Today it is a chop house
Spitalfields. Dickens pubblished a description of a visit to Spitalfields in 1851, when the weaving industry was in decline. He visited a solk warehouse with W.H.Wills, his sub-editor, and they found it 'difficult to reconcile the immense amount of capital which flows throught such a house as this -the rich stores of satin, velvets, lute strings, brocades, damasks, and other silk textures- with the poignant and often-repeated cry of povert that proceeds from this quarter'.

Seven Dials. 'From the irregular square,' Dickens wrote of this slum area in 1835, 'the streets and courts dart in all directions, until they are lost in the unwholesome vapour which hangs over the house-tops, and renders the dirty perspective uncertain and confined; and lounging every corner..are groups of people, whose appearance and dwellings would fill any mind but a regular Londoner's with astonishment.'
The Thames. On his insomnia-fuelled night walks, Dickens explored the river, where many of the city's invisible inhabitants gathered. Learning of the suicides from Waterloo Bridge, he wrote that 'the river had an awful look, the buildings on the banks were muffled in black shrounds, and the reflected lights seemed to originate deep in the water, as if the spectres of suicides were holding them to show where they went down'.

SOHO, LONDON, 1973 via RETRONAUT






All images by John H Hutchinson
Soho, London, 1973 | Retronaut.

Banned Books 2011. Challenging Censorship in Literature


“The books that the world calls immoral are the books that show the world its own shame”Oscar Wilde.
Dallo scorso settembre, le biblioteche inglesi sono state ingaggiate del compito di raccogliere, entro una lista, i libri che nel corso degli anni passati sono stati bannati, non solo in Inghilterra, ma nel resto del mondo. Perchè sessualmente troppo espliciti nel linguaggio, blasfemi dal punto di vista religioso, d’opposizione alle politiche governative e ai regimi.
Da questa iniziativa è nato un sito, che li raccoglie in parte ed è possibile consultare a questo link
Banned Books.
Fra questi, Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carrol, bannato in Cina, nel 1931, perchè ritenuto offensivo nel porre gli animali sullo stesso piano d’azione degli uomini; Il Diario di Anna Frank, bannato in Libano per aver rivelato gli orrori del nazismo; Tropico del Cancro, di Henry Miller, bannato negli Usa e in Inghilterra per via del linguaggio considerato scurrile e volgare; Il Pasto Nudo di William Burrough, bannato in alcuni stati americani perchè tendenzioso all’utilizzo di droghe (in effetti bisogna esser fatti per leggerlo, e per vederne il film, eventualmente); La fattoria degli animali, di George Orwell, bannato non solo nella vecchia URSS, ma più di recente, nel 2002, negli Emirati Arabi. Persino Harry Potter e la Pietra Filosofale, di J K Rowling, bannato in molte scuole cattoliche inglesi e americane perchè ritenuto una minaccia nella promozione della magia e delle arti divinatorie.
Il fascino dei libri proibiti è inequivocabile e, in parte, spiega le ragioni della letteratura erotica, per esempio, o della cyber punk fiction (mai letto Guts by Chuck Palahniuk, l’autore di Fight Club?). Quanto più viene proibito un libro, tanto più si avrà voglia di leggerlo. Miss Fanny Hill, un post che mi capitò di scrivere qualche tempo fa ispirata dalla pornografia letteraria di fine ‘700, rimane in assoluto quello più cliccato nel mio blog.
A proposito di proibito, ho giusto letto di un saggio che spero  trovare su internet, pubblicato nel 1996 dallo storico statunitense Robert Darnton Libri proibiti: Pornografia, satira e utopia all’origine della rivoluzione francese , di cui è interessante leggere questo vecchio articolo di approfondimento su il Corriere della Sera
Illuminismo: vedi alla voce porno.

Skins and Punks by Gavin Watson

Pomeriggio, spulciando tra gli scaffali della biblioteca vicino casa, sezione fotografia, ho trovato questo, singolare retrospettiva del fotografo inglese Gavin Watson, ritratto new wave della giovane e ribelle classe operaia inglese

Gavin Watson grew up in High Wycombe, Buckinghamshire, photographing the people he knew and the gangs they hung out with. In his latest book Skins and Punks, Watson captures two of the country’s most iconic subcultures as they come to life in the dreary climate of 1980s Britain. As This is England director Shane Meadows comments in the foreword, ‘What makes Gavin’s photos so special is that when you look at them, there’s clearly trust from the subject towards the photographer so it feels like you’re in the photo rather than just observing’.

via Skins and Punks by Gavin Watson | Music | guardian.co.uk.

John Atkinson Grimshaw, Painter of MoonLight

John Atkinson Grimshaw was a Leeds-born painter famous for his moonlit city scenes and landscapes. In 1861, and in the face of parental opposition, Grimshaw left his job as a clerk to pursue a career in art.
He began exhibiting in 1862 under the patronage of Leeds Philosophical and Literary Society. He retained strong links with the city throughout his life and is buried in Woodhouse cemetery.
Working in the tradition of Pre-Raphaelite art, Grimshaw demonstrated an attention to detail, matched to a remarkable skill in rendering lighting effects, which ensured his success.
By the 1880s Grimshaw had a studio in Chelsea near James Whistler who, whilst painting in a starkly different style, praised the undoubted effectiveness of his moonlit scenes.
Unlike the Pre-Raphaelite artists, Grimshaw painted the modern world, but his scenes of the docks of Liverpool and Glasgow, sharply focussed and theatrically lit, create a lyrical, romantic mood.
Grimshaw’s artistic reputation has suffered the same decline as many of his contemporaries, but there has recently been a revival of interest in his work, reflected in the major exhibition taking place at Harrogate’s Mercer Art Gallery in 2011 as part of Art in Yorkshire – supported by Tate.
via Art In Yorkshire
John Atkinson Grimshaw – The complete works.

Going Home at Dusk, 1882 - John Atkinson Grimshaw

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Trafalgar Square, London by Jordan Rodgers
Oxford Street, London, England by Jordan Rodgers
Margaret Street, London, England by Jordan Rodgers
Leicester Square, London by Jordan Rodgers

via saatchionline.com
The reduction and removal of barriers between national borders by observing cities through live feed monitors as a means to record what one can see. Questioning ones location in relation to what can be seen at that particular moment.
[Jordan Rodgers]

White Bicycles

UFO Club ticket, published on the cover of International Times,Feb 1967

The Sixties began in the summer of 1956,ended in October of 1973 and peaked just before dawn on 1 july,1967 during a set by Tomorrow at the UFO Club in London
detto fatto,Joe Boyd lascia White Bicycles pedalare indietro di quarant’anni per le Swinging streets di una London in piena rivoluzione culturale. Semmai vi chiedeste cosa questo abbia potuto significare, Boyd ve lo racconta e dalle quinte di un piccolo club in Tottenham Court Road; LSD, Psychedelia e Rock,mods hippies hipsters e groupies, Folk and Funk and Blues: The Sixties,folks
Pink Floyd,Soft Machine,The Incredible String Band,John Martin,Fairport Convention,Nick Drake fra gli artisti che Joe Boyd lancia in pista in qualità di produttore discografico e dj; centinaia i concerti organizzati in Inghilterra e America; the Purple Gang,Procol Harum, Pretty Things, Jeff Beck,Ten Years Later, Tomorrow, le bands e i solisti presenti alle serate dell’UFO-Tottenham Court Road palcoscenico di uno spettacolo epocale,la musica si sveste finalmente del pudore,osceno e adolescenziale,degli swinging e si scopre a ballare nuda per strada, più che mai irriverente e smaliziata.
Make love,not riots-avrebbero detto allora
Sotto una parte del libro tratta dal primo capitolo

The Sixties began in the summer of 1956,ended in October of 1973 and peaked just before dawn on 1 july,1967 during a set by Tomorrow at the UFO Club in London.
John Hopkins and I had launched the weekly UFO events at an Irish dance hall in Tottenham Court Road just before Christmas in 1966,and they had quickly become the hub of psychedelic London. BY April,our resident attraction,Pink Floyd,had outgrown us,so I was always on the lookout for new groups. I saw Tomorrow at Blaises one night and thought they were pretty good.When they made their UFO debut on 19 May it was love at first sight between them and our audience. Steve Howe,later to make his name and fortune with Yes, played guitar, while Twink, a key figure in the genesis of punk,was the drummer. I don’t know what became of Junior, the bass player, but his mad-eyed, don’t-give-a-fuck presence in a string vest was a key element in their appeal. Lead singer Keith West had a solo hit that summer with ‘Excerpt From A Teenage Opera,Part 1’(Groger Jack,Groger Jack,please come back…’) and did his best to maintain a pop-star presence while around him the group was morphing into something quite different. ‘My White Bicycle’,a tribute to the free transport provided by Amsterdam’s revolutionary provos, was their new theme song, while Howe’s solos got longer and Twink’s drumming even wilder.
A month or two earlier,I would never have gone to Blaises and Tomorrow would barely have heard of UFO.Everything was accelerating that spring. New drugs,clothes,music and clubs. The psychedelic underground and the pop scene were starting to overlap. UFO crowds were bigger each week, and it was getting hard to maintain the original atmosphere. It was also difficult to ignore the increased attention from the police: the longer the queues, the more customers were getting frisked and busted.
Hoppy ran UFO’s light tower,records between shows,putting on Kurosawa samurai films at 3 a.m. and troubleshooting around the club while I stayed near the entrance and trousered the money. When plainclothes policemen asked to have a look around, I would state our policy: no search warrant, no entry. (There was nothing to prevent them from merging with the crowds and paying their way in,of course UFO’s ads often touted a ‘spot the fuzz’ competitions). As for Mr Gannon, our landlord at the Blarney Club, he felt the case of whiskey delivered to Goodge Street police station every Christmas should take care of them well enough.
A few weeks before Tomorrow’s return visit on 30 June, a uniformed bobby turned up, asking to be allowed in the collect clothes left behind by a man being held in custody. This made sense: half and hour earlier, a naked guy had bolted past me up the stairs and disappeared into the night. Hoppy and I agreed that an exception could be made, so I told the audience we were going to let the fuzz in to look for the clothes and turn on the overhead lights (murmurs and booing). As the crowd spread out in a wide circle, some garments could be seen scattered around the floor. The young bobby seemed to blush as he glanced at the crowd, a vivid cross-section of ‘London Freak’ circa May 1967: long hair on the boys,flowered dresses on the girls,Arabian or Indian shirts,a few kaftans,jeans,even a few white shirts and khaki slacks. Many were tripping; most were laughing or grinning.
The laughter grew as it became clear that the bobby’s hastily gathered armful contained more than was required to make his prisoner decent: two or three pairs of underpants (gender undetermined), a couple of shirts, a bra,several socks,etc. As he made his way to the door, the working class constable regarded us with amazement, not hatred. We, in turn,regretted that he could not grasp why we took drugs and danced in the lights,lived for the moment and regarded our fellow man with benign tolerance, even love. That was the theory, anyway. Tested, it would come undone in the ensuing years, even as the bobby’s mates donned kaftans, rolled joins and joined the crows at festivals.
The first man I knew to take hallucinogens was Eric Von Schmidts.Mailorder packages of peyote buds from Moore’s Orchid Farm in Texas arrived periodically at the Von Schmidt apartment near Harvard Square. He would cook them up in a pot and invite friends over to drink the soup. They would stack some LPs on the record player-Ali Akbar Khan, Lord Buckley,Chopin, the Swan Silverstones, Lightning Hopkins-then drink the potion and try not to be sick. If you couldn’t keep it down you weren’t, in Eric’s view,calm enough (‘centred’had not yet been used in this context) to deserve the high. It was an experience meant for an intellectual and spiritual elite, not the masses (although he certainly would have never put it in that way).
The market is too efficient, of course,to limit transcendence to people who can stomach peyote. Down the street from Eric’s flat in 1962 was the laboratory of Professor Timothy Leary, who advertised in the Harvard Crimson for volunteers to take LSD at a dollar an hour and was determined to become the Johnny Appleseed of hallucinogens. By 1967, pure, powerful LSD tabs were still available while adulterated, amphetamine-laced concoctions were starting to be widely distributed. Few bothered about how elevated the experience might be.
In June that year, a New of the world reporter tipped off Scotland Yard about a ‘drugs-and-sex’ at Keith Richards’place and was rewarded with a ringside seat at the raid. It has become the stuff of legend: Mars bars threesome, Marianne Faithfull naked under a fur rug,etc..a symbol of out-of-control decadence. The media stopped winking and grinning about “Swinging London” and started wallowing in horror stories about teenagers being led astray. Sgt Pepper was the world’s soundtrack that month and powerful Establishment figures were horrified by the implications of influential pop stars’ open fondness for drugs.
Taken From White Bicycles,by Joe Boyd,2006
Joe Boyd – Record Producer/Writer.

Opera del Caso #3

Floral pattern. Evenlode chintz (ca. 1883) Design by William Morris
La Belle Iseult 1858 Oil on canvas( 718 x 502 mm), William Morris

[image credit: Lessing Photo Archive]

La Belle Iseult 1858 Oil on canvas; 718 x 502 mm The inspiration for this painting was Thomas Malory‘s ‘Morte d’Arthur’ (1485), in which Guinevere’s adulterous love for Sir Lancelot is one of the central themes. The model is Jane Burden who became Morris’s wife in 1859, and also appears in Rossetti‘s ‘Proserpine’ displayed nearby. She was ‘discovered’ by Morris and Rossetti when they were working together on the Oxford Union murals, the subject matter for which was also taken from Malory. The painting is essentially a portrait of her in medieval dress. It is a splendid expresion of the intense medieval style prevailing in Rossetti’s circle in the late 1850s, with its emphasis on pattern and historical detail. This is Morris’s only completed oil painting. N04999
Tate Gallery, London, Great Britain
William Morris (1834-96), met Burne-Jones when at Exeter College, Oxford. He then studied architecture under Street, but abandoned it to become a painter under the influence of Rossetti. In 1861 he founded the firm of Morris and Co.,to produce wall-papers, furniture, tapestries, and stained-glass windows (many designed by Burne-Jones), carpets sand furnishing materials in a style entirely different from that of contemporary Victorian decoration, but one which, nevertheless, tended towards a different kind of horror vacul and the use of equally dark and heavy colors. He is particularly important for the development of the private press, and did much with his Kelmscott Press, founded in 1890, to raise the standards of book design and printing, although he favoured a revival of medieval black-letter where Lucien Pissaro’s Eragny Press (1896) concentrated on modern type faces. His poems and other writings are anti-industrial and support a socialist theory for the regeneration of man by handicraft. There are drawing and a painting in the Tate and V & A, London, the latter also having a room entirely decorated with Morris products.
[taken from The Dictionary of Art and Artists, by Peter and Linda Murray,Penguin,1959]

National Portrait Gallery – Mick Jagger: Young in the 60s

Mick Jagger photographed by Cecil Beaton

London Street Art

Pablo Delgado
Pablo Delgado
Pablo Delgado
EVOL
EVOL
Alexandre Farto aka VHILS
Alexandre Farto aka VHILS

Love is Alan Shacklock’s guitar in this stunning cult tune by Babe Ruth
taken from their fist album First Base,1972