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L'ombelico di Svesda

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Surrealism

Colette Calascione

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Colette Calascione was born in San Francisco in 1971 and received her B.F.A. from the San Francisco Art Institute. She resides in California.

Inspired by books and images of earlier eras, particularly the Victorian era, Calascione invents a world that is her own. Images of women and children in old photographs are transformed in the artist’s hands. She never literally copies a photo or its background. When she sees a figure she likes, her vision forms around it. Clothed figures in photographs are sometimes undressed by Calascione in her paintings, and placed in a mise-en-scene she creates. Rarely does the environment surrounding the figure come directly from a book or photo, as a “quote.”

Addressing the issue of gender identity and particularly that of “female identity,” Calascione’s imagination takes her into flights of fancy and fantasy in her paintings. She paints women in all guises, mostly unclothed, sitting on divans brocaded in satin, standing provocatively looking at the viewer, reclining on a bed surrounded by the stuff of dream and fantasy, purring cats, fairy tale fish, toy soldiers

Her painting, “Traveling Hermit,” gives the appearance of a masterwork, a classic posed “portrait” of an elegant woman of stature, dressed in velvet and lace, with exotic hat. The imagined hat, like attenuated wings, focuses the viewer’s attention on the lady’s eyes—are they there, or are they not? Calascione always evokes in the viewed a multitude of questions: this painting has the “seer” being seen, by eyes that take us to the great beyond.

Painted like Old Master paintings in many layers of oil, the artist beguiles us with her images and her imagination.

via Colette Calascione | Nancy Hoffman Gallery

Dal mondo degli Scacchi al mondo della Bellezza | Ivano E. Pollini | Scuolafilosofica

Chess on island, Jacek Yerka
Chess on island, Jacek Yerka

Gli scacchi sono un universo entro cui ogni giocatore può vedere aspetti diversi del gioco e individuare varie tematiche. Nonostante gli scacchi abbiano come base una struttura competitiva (guerresca), è possibile anche intravedere un aspetto estetico/meditativo e notare come il gioco abbia mantenuto inalterato nei secoli il suo simbolismo e una specifica funzione di trasmettere messaggi e sviluppare capacità mentali. Gli scacchi sono diventati nell’arco del tempo una metafora adattabile a campi molto diversi per illustrare idee astratte e sistemi complessi oltre che un efficace strumento utilizzato da psicologi e scienziati cognitivi per comprendere meglio l’animo e la mente umana.

“Ho sempre amato la complessità – ha detto Marcel Duchamp1 – e con gli scacchi si possono creare problemi magnifici”. Questa frase dell’artista francese potrebbe essere il motto di artisti e intellettuali del XX [XXI] secolo, ossia di coloro che si sono incaricati di interpretare la complessa trama sottesa alla contemporaneità per trarne, in modi diversi, verità e bellezza. Nel XX secolo gli scacchi sono stati applicati alla soluzione di difficili problemi e sono stati oggetto di ammirazione e critica sotto il profilo estetico. Chiaramente la vibrante frase del pittore e scacchista francese sui “problemi magnifici” non si riferisce tanto alla bellezza fisica della scacchiera o dei suoi pezzi (come ci propongono gli antiquari), ma alla dinamica stessa del gioco, alla sua tensione sottesa e ai suoi imprevedibili risultati. Duchamp ha inoltre dichiarato che “I pezzi degli scacchi sono le lettere dell’alfabeto con cui si formano i pensieri che, mentre fanno un disegno visibile sulla scacchiera, esprimono la loro bellezza in modo astratto, come in un poema” [2].

Tutto questo mi ha indotto a considerare aspetti degli scacchi – storico, simbolico ed estetico – che sono forse considerati con minor attenzione rispetto all’agonismo dei tornei nazionali o internazionali, ma che destano tuttavia interesse e piacere all’appassionato del gioco. Pertanto, mentre la parte centrale dell’articolo è dedicata alla bellezza negli scacchi e nella matematica, essa verrà anche considerata in altri ambiti, come nel gioco del Go, nell’arte, nella natura e nella scienza. Scopriamo così che esistono diversi criteri di valutazione della bellezza e che tra le sue principali caratteristiche troviamo le giuste proporzioni, l’armonia, le simmetrie e la capacità di stupire ed emozionare. Continua a leggere Dal mondo degli Scacchi al mondo della Bellezza | Scuolafilosofica
Jacek Yerka painter of the fantasy worlds

Frammenti D’Un Diario D’inferno

Phrorrheal, PJ Fidler

Questa sorta di passo indietro fatto dallo spirito al di qua della coscienza che lo fissa, per andare a cercare l’emozione della vita. Questa emozione posta fuori dal punto particolare in cui la cerca lo spirito, e che emerge con la sua densità ricca di forme e di fresca colata; in quest’emozione che restituisce allo spirito il suono sconvolgente della materia, tutta l’anima cola passando nel suo fuoco ardente. Ma più che dal fuoco, l’anima è incantata dalla limpidità, dalla facilità, dal naturale e glaciale candore di questa materia troppo fresca e che soffia il caldo e il freddo.
Qualcuno sa che cosa significhi l’apparizione di questa materia e di quale sotterraneo massacro il suo schiudersi sia il prezzo. Questa materia è l’unità di misura di un nulla che s’ignora.

da Frammenti D’Un Diario D’inferno, a Andrè Gaillard, Antonin Artaud
P.J. Fidler Works

da Il Pesa-Nervi

Man Ray, 1926

Ho proprio sentito che Lei rompeva intorno a me l’atmosfera, faceva il vuoto per permettermi d’avanzare, per dare il posto d’uno spazio impossibile a quel che in me esisteva solo potenzialmente, a tutta una germinazione virtuale, e che doveva nascere, aspirata dal posto che si offriva.
Spesso mi sono trovato in uno stato d’impossibile assurdo, per cercare di far nascere in me del pensiero. Siamo alcuni, di questi tempi, ad aver voluto attentare alle cose, creare dentro di noi spazi per la vita, spazi che non esistessero e non sembrassero dover trovare posto nello spazio.
Sono sempre stato colpito da questa ostinazione dello spirito nel voler pensare in dimensioni e in spazi, e nel fissarsi su stati arbitrari delle cose per poter pensare, nel pensare in segmenti, in cristalloidi, e che ogni modo dell’essere restasse irrigidito su un principio, che il pensiero non fosse in pressante e ininterrotta comunicazione con le cose, ma che questo fissarsi e gelarsi, questa specie di monumentalizzazione dell’anima, si producesse per così dire PRIMA DEL PENSIERO. Evidentemente è la buona condizione per creare.
Ma sono ancora più colpito da questa instancabile, meteorica illusione, che ci suggerisce queste architetture determinate, circoscritte, pensate, questi segmenti d’anima cristallizzati, come se fossero una grande pagina plastica e in osmosi con il resto della realtà. E la surrealtà consiste quasi in un restringimento dell’osmosi, in una specie di comunicazione rovesciata. Lungi dal credere in una diminuzione del controllo, credo anzi in un controllo più grande, ma un controllo che invece d’agire diffidi, un controllo che impedisca gli incontri della realtà consueta e permetta incontri più penetranti e rarefatti, incontri assottigliati fino alla corda, che prende fuoco e non si spezza mai.
Immagino un’anima consumata e quasi solforata e fosforizzata da questi incontri, come l’unico stato accettabile della realtà.
Ma non so quale lucidità innominabile, sconosciuta me ne dà il tono e il grido e li fa sentire a me stesso. Li sento per una certa totalità insolubile, il cui senso cioè non può essere attaccatto da nessun dubbio. E io, nel rapporto con questi agitanti incontri, sono in uno stato di scossa minima, vorrei s’immaginasse un nulla arrestato, una massa di spirito seppellita da qualche parte, diventata virtualità.

da Il Pesa-Nervi, Frammenti, Antonin Artaud, 1925-1927

Silence

Man Ray. Observatory Time: The Lovers, 1936

“And silence. She liked the silence most of all. The silence in which the body, senses, the instincts, are more alert, more powerful, more sensitized, live a more richly perfumed and intoxication life, instead of transmuting into thoughts, words, into exquisite abstractions, mathematics of emotion in place of violent impact, the volcanic eruptions of fever, lust and delight.”
Anaïs Nin

The Seven Deadly Sins

The Seven Deadly Sins, by Hieronymus Bosch (circa 1450-1516) or follower (via WK)

Bosch, Hieronymus (c.1450-1516), perhaps the greatest master of fantasy who ever lived, is first recorded in ‘s Hertogenbosch in 1480/1. He may have been born there and his name probably derives from it; certainly he spent his life there and died there. His obsessive and haunted world is that of Gothic twilight and is the best surviving expression of some aspects of the waning of the Middle Ages, but it is now largely incomprehensible. The Surrealists have claimed him as a sort of Freudian avant la lettre, but it is certain that his pictures had a very definite significance and were not free expressions of the unconscious mind. For example, the Hay Wain (Madrid, Prado) once belonged to Philip II of Spain and is obviously an allegory on the general theme ‘All flesh is grass’; just as the Ship Of Fools (Paris, Louvre) is a well-know late medieval allegory. About 1600 a Spanish writer apparently thought it necessary of heresy, which would seem to slow that by the real meaning of the pictures had largely been lost. In recent years there has been an elaborate attempt to ‘explain’ many of the pictures – in particular the Earthly Paradise (Madrid, Prado) – as altarpieces painted for a heretical cult which was addicted to orgiastic rites. Not only is there no evidence for this but it also fails to explain why so many of Bosch’s pictures belonged to people of unimpeachable orthodoxy, such as Philip II. The problem of Bosch’s patrons resembles that of Bruegel’s, and there is much in common between the two although Bosch’s fantasy is always far more inventive and seems to have deeper levels od symbolism, even in what appear to be purely erotic scenes. It is also worth noting that, according to a mid-16th-century Spanish writer, there were already forgeries in circulation apparently signed by Bosch: he cites the Seven Deadly Sins (Madrid, Prado) as an example, but it is now universally accepted as authentic. The chronology of Bosch’s pictures is not clear, but it may be safe to assume that the Crucifixion (Brussels) is his earliest known work, on the grounds that the style is closer to that of Bouts or Roger van der Weyden – the dominant styles in the Netherlands c.1480 – than at any other time in Bosch’s career. His master is unknown, and the origins of his style are very obscure but are probably to be sought in popular woodcuts and devotional prints. Other early works are probably the Christ mocked (London, NG), the Cure for Madness (Madrid, Prado), and the Seven Deadly Sins: the later works seem to be those with greater numbers of small-scale figures, painted in pale, bright, transparent colours on a very white ground. There are examples in Antwerp, Berlin, Boston (Mus.), Chicago, Cologne (Wallraf- Richartz Mus.), Denver Col., the Escorial, Frankfurt (Stadel), Ghent, Lisbon, Mucich, New York (met.Mus.), Philadelphia (Johnson), Princeton NJ, Rotterdam (Boymans Mus.), San Diego Cal., Valencieness, Venice (Doge’s Pal.), Vienna (Akad, and K-H), and elsewhere.
Text entirely taken from Dictionary of Art and Artist, by Peter and Linda Murray, 1959

On Counterculture. The Hall of the Singing Caryatids by Victor Pelevin


Anni che piovono investimenti da tutte le latitudini, fiumi di denaro a secchiate, a cascate, a sprecare, e l’Inghilterra si ritrova oggi con l’acqua alla gola. Certi giorni di temporale a boccheggiare.
‘Mothers are on the brink. Cost of living is forcing 1 in 5 to skip meals to feed their children’
More than 70 per cent of families are financially ‘on the edge’, according to research published today.
Struggling families are on the brink of poverty and could face ruin if hit by further price increases or falls in their income, the study by parenting website Netmums found.
via 70 per cent of British families on the brink of poverty, research claims | Metro.co.uk.
Il 70% delle famiglie inglesi è a rischio povertà e una madre su cinque rinuncia a un pasto al giorno per dare da mangiare ai propri figli. Cameron aumenta le tasse e accorcia il braccino. Non è un caso il film The Iron Lady, uscito nei cinema a gennaio. Il messaggio mi pare chiaro, ladies and gentlemen, torniamo alle maniere dure di sempre. Right Now.
L’Europa piange, l’America annaspa, il Medio Oriente muore, l’Asia si trascina. Siamo in guerra. Ed è una guerra d’avanguardia, che non ha precedenti e si distingue per violenza e impatto nella sfera sociale; le trincee sono nei mercati finanziari, i soldati in banca, i dissidenti in rete; il denaro è virtuale, le bombe chimiche, le stragi silenziose. Moriamo di depressione, di cancro, di tumori, di anoressia, di bulimia, di overdose. Di stress. La propaganda Anti-Crisi si diffonde per radio, televisione, internet, a suon di pop e marionette. Tutto è spettacolo, tutto è d’oro, tutto è magia e possibilità. Yes, you can. Why not?
Perchè le istituzioni, i media, sono corrotti? Perchè nascono dall’investimento di denaro, ed è il denaro che crea potere, dominio, primato, e corrompe il sistema. Come possono i giornalisti della rai lamentarsi delle censure se per lavorare come giornalisti della rai hanno dovuto investire milioni (in studi, in aggiornamenti, in viaggi, in raccomandazioni) pur di farsi assumere dal governo italiano. Un figlio può disobbedire al padre, essergli irriconoscente, voltargli le spalle? Con un mutuo da pagare e una vacanza alle canarie da disdire? Alcuni lo hanno fatto. Alcuni si sono ribellati al padre. E io trovo tutto quel lamentarsi, capricci e ripicche da bambini. C’è tanta gente che lavora sodo e fa informazione lontano i riflettori del grande palcoscenico statale. E lo fa’ molto spessp gratis, per passione e romanticismo. NO, io non credo alla libertà di parola. Credo ai fatti e i fatti dicono che il sistema è corrotto. Bando agli idealismi. Che si fa?
Chiunque di noi si dice disgustato dalle raccomandazioni, sebbene chiunque di noi sarebbe disposto a vendersi la pelle pur di avere un posto fisso. Ognuno di noi ogni giorno si prostituisce in cambio di denaro, affermazione, prestigio. A lavoro, nelle relazioni sociali. Chi per vanità, chi per gioco, chi per noia, chi per debolezza.
Io credo l’unica delle possibilità che abbiamo per arginare la crisi, è dire di NO. NO. NO. E NO. NO, cazzo. Noi non abbiamo bisogno di un’applicazione nel telefonino che ci dica come stare a dieta, noi abbiamo bisogno di cibo per sfamare i bambini che muoiono di fame, vengono abbandonati, sono vittima di violenze domestiche. Noi non abbiamo bisogno di macchine nuove, un nuovo guardaroba, l’ultimo taglia-acqua elettrico, noi abbiamo bisogno di medicine, se siamo malati, di un’adeguata istruzione, perchè siamo ignoranti, di investire nella ricerca, nella medicina. Io non voglio lanciare una provocazione e tirarmi indietro, o fare polemica per noia o cattivo gusto. Io ho il dovere di ribellarmi, e l’unica maniera che ho di ribellarmi è agire e parlarne.
Qualche mese fa mi proposero a lavoro di diventare shift leader e iniziare così una strepitosa e brillante carriera nel glorioso avvenire del caffè. Io ho detto di NO. Io sono una barista, e mi piaccio così. Essere shift leader vuol dire assumersi certe responsabilità non adeguatamente ricompensate economicamente, soprattutto, dovere sempre e a qualunque condizione dire di SI. Per contratto. E io non ho intenzione di dire di si a una compagnia che basa la propria ricchezza sullo sfruttamento della classe operaia e l’investimento di capitali in Arabia Saudita e Polonia. Che non paga la malattia fino a prima del sesto giorno di assenza da lavoro. Che non paga bank holidays e corsi di formazione al personale. Io soffro a sapere loro arricchirsi alle mie spalle e le spalle dei miei colleghi, in prevalenza dell’Est, provati dalla povertà e disposti a dire di Si a qualunque condizione. E perchè soffro? Perchè sono anni che lavoro al minimo della paga e al massimo dello sfruttamento, e non posso neanche permettermi un dentista o un terapeuta per curarmi la schiena. Perchè se mai dovessi ammalarmi di un accidenti, sarò fottuta. Non la prima, nè l’ultima. Ed è questo che mi rende impotente e fa’ soffrire. Non posso fare nulla per proteggere me, chi mi sta vicino e sta peggio di noi.
Certo, qualcuno griderà, lavoro! Ti serve un dentista? Ti serve un terapeuta? Hai un lavoro, lavora! Lavora di più. NO io non lavoro di più. Io non mi faccio spremere come un limone per soddisfare la tua sete di potere e denaro.
Il tempo è denaro, dicono. NO, il denaro è tempo. Il denaro stabilisce quante ore di lavoro un dipendente deve fare e quanto denaro quel dipendente deve pontenzialmente fruttare. Nel mio caso, 73 pounds all’ora. Contro i 6 e 10 di paga netta per ora.
Il denaro permette di acquistare il tempo, di scambiare del tempo per del tempo, che viene comprato indirettamente e subordinato a un vincolo, il rapporto compratore-venditore, quindi consumatore-stipendiato. Questo rapporto è sempre a svantaggio del consumatore-stipendiato. Quando un consumatore compra un prodotto, paga il tempo che è stato necessario a creare quel prodotto ma ad un prezzo più alto rispetto allo stipendio che gli viene dato e in proporzione al tempo che gli ci è voluto per crearlo.
Esempio: in una fabbrica un taglia-acqua elettrico viene costruito in 8 ore di lavoro, da 20 dipendenti stipendiati (compreso il settore commerciale e il lavoro incluso per fabbricare il materiale di produzione utilizzato). Lo stipendio di ogni singolo dipendente dovrebbe quindi corrispondere a 1/20 del prezzo del taglia-acqua elettrico, ossia 1000 pounds se il taglia-acqua elettrico vale 20000 pounds. Questo dovrebbe corrispondere ad uno stipendio di 22000 pounds al mese (22 giorni di lavoro). Per la maggior parte dei lavoratori lo stipendio consiste nel minimo di quella cifra. Nella stragrande maggioranza dei casi le proporzioni sono spaventosamente invertite e il lavoratore è l’unico a esserne penalizzato. I beneficiari del tempo rubato ai dipendenti stipendiati sono le ditte e i loro dirigenti, ma anche gli Stati, dal momento che gli imposti e le tasse prelevate sui lavoratori non vengono utilizzati per l’interesse generale ma vengono usati per arricchire le tasce dei ministeri e investire capitali nel privato.
Perchè continuo a lavorare in quel posto? Perchè sono codarda. Perchè so che se me ne vado non troverò un altro lavoro. Perchè so non c’è lavoro. Perchè non ho il coraggio di mollare tutto e vivere per strada. Sono una fifona. E in fondo mi piace, il confort di un posto caldo dove dormire e almeno un pasto al giorno di cui cibarmi. Sono una donna sofisticata.
Dei giorni andare a lavoro mi pare una violenza. Il coraggio non sta nell’andare a lavoro. Il coraggio starebbe semmai nel mollarlo. Più della metà di tutti i lavori che facciamo è assolutamente inutile e non porta a niente di edificante e attributivo all’intera società. Vendiamo beni altrui, costruiamo cianfrusaglie inutili, ci sprechiamo in cambio di carta straccia. Schifosissima e maledetta carta straccia puzzolente e sporca di sangue.
Sto leggendo un bel romanzo, in questi giorni. S’intitola The Hall of the Caryatids, dello scrittore russo Victor Pelevin, classe ’62, moscovita, ingegnere elettro-meccanico e scrittore spadaccino di cui lessi l’articolo che segue in questo magazine on-line Russia Beyond The Headlines: Russian News (disponibile anche in italiano)
In his recent works, Russian master of postmodern science fiction Victor Pelevin has shifted his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia.

In this surreal story, The Hall of Singing Caryatids, by the Russian master of postmodern science fiction, Victor Pelevin, young Lena is employed to stand naked for hours at a time and sing – when they are not indulging the excessive fantasies of oligarchs. She and her fellow “caryatids” are decorative pillars in an elite underground nightclub. The girls are injected with a classified serum, ‘Mantis-B,’ which enables them to stand totally still for up to two days. Lena’s encounters with a giant, telepathic praying mantis, while under the influence of the serum, radically alter her perspective on the outside world, revealing an alternative universe of wordless clarity.

In true postmodern style, Pelevin intersperses these drug-induced episodes with other voices. There are the pseudo-pretentious extracts from Counterculture magazine that Lena reads in the minibus back to Moscow. She also meets concept artists, girls dressed as mermaids, important clients in bathrobes, guards in suits, and the sinister, ironic-slogan-toting Uncle Pete.

Pelevin has been perplexing and delighting readers with his unique brand of polyphonic sci-fi comedy for more than two decades now. His first novel, Omon Ra, published in 1992, portrays a protagonist attempting to escape the Soviet nightmare by becoming a cosmonaut, only to find himself part of a farcical, mock-heroic moon landing during which he drives his lunar bike along a derelict underground tunnel.

While the political landscape may seem to have altered seismically around him, Pelevin has had no trouble shifting his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia. Pelevin’s most recent book, Pineapple Water for a Beautiful Lady, has just been short-listed for the Nose literary prize.

via Revealing drawbacks of post-Soviet consumerism | Russia Beyond The Headlines.

Il romanzo ricorda molto il bunga bunga affair ed è principalmente indirizzato a polemizzare la corruzione dell’oligarchia russa sotto il governo Putin.
Chi sono le cariatidi canterine? Dal greco, figure portanti. Un gruppo di giovani prostitute, addestrate, drogate, coinvolte da una società segreta in un affare politico.
C’è una parte del libro, molto bella, in cui Lena e le altre ragazze vengono convocate da Uncle Pete e portate in un luogo segreto. Intanto che aspettano, Lena trova una rivista, e Pevelin il pretesto per parlare di controcultura e fare polemica

‘She took the driver’s well thumbed copy of Eligible Bachelors of Russia magazine. Inside it was another slim, badly tattered magazine, titled Counterculture. It wasn’t clear if this was printed or simply a supplement. Counterculture was printed on poor quality newsprint and looked very dubious, even sordid, but Vera explained that that was deliberate.
“It’s counterculture,” she said, as if the word explained everything.
“And what’s that?” Lena asked.
“That’s when they use dirty words on cheap paper,” Vera explained. “So they can badmouth the glossies. It’s hot shit nowadays.”
Asya frowned.
“That’s not right,” she said, “it doesn’t have to be on cheap paper, sometimes the paper’s expensive. Counterculture’s..” She hesitates for a moment, as if she was trying to recall a phrase that she’d heard somewhere. “It’s the aesthetic of anti-bourgeois revolt, expropriated by the ruling elite, that’s what it is.”
“But how can you expropriate an aesthetic?” Vera asked.
“NO problem,” replied Asya. “Nowadays, everyone who’s got a competent PR manager is a rebel. Any dumb bitch on TV can say she’s on the run from the FSB…I don’t get you girls; I don’t see why we should have any complexes about the job. Because everyone’s a prostitute nowadays, even the air- for letting the radio waves pass through it.”
“You take such an emotional view of everything, seeing it all with your heart,” said Kima. “You won’t last long like that. And anyway, that’s not what counterculture is.”
“Then what is it?” asked Asya.
“It’s just a market niche,” Kima replied with a shrug, “And not just here, it’s the same all over the world. Think of it – ‘counter’-counterculture is any commodity someone’s hoping to sell big-time, so they put it on the checkout counter. Lena, why are you so quiet?”
“I am reading,” Lena replied. “I don’t understand why they use dotted lines for profanity, if they’re in revolt.”
“That’s to attract more readers.”
“Aha. And here they write:’brilliant intellectual, experimenting within the mainstream…’ Is that counterculture?”
“No,” said Asya. “That’s one cute guy on the make and another one doing his PR.”
Lena didn’t ask any more question, but she was still wondering what counterculture really was, and decided to read right through the supplement.
She half listened to the girls with one ear as she read the article: “The 100 Most Expensive Wh…s in Moscow (with Phone Numbers and Addresses)” – followed by the comments on it (one commentator wrote in to ask why was that Drozdovets, the host of the popular talk show “Hats Off!”, wasn’t in the list – was it because of a sudden moral transformation or a temporary decline in his ratings?). Then she frowned at a strange advertisement (“Weary of the hustle and bustle of the city? In just two minutes, you can be in a pine forest. Washing lines from the Free Space factory!”), leafed through an article about the singer Shnurkov (“Why, of all the warriors doing battle against the dictatorship of the manager, was this sophisticated Che Guevara, known to many well-to-do gentlemen for his scintillating songs at exclusive corporate events, the first to point out that he was no slouch when it came to picking up on the ringtone? Because he realized that these days it’s the only way to get his ringtone playing on your iPhone, dear manager!”), then Lena read an interview with Shnurkov himself (“The composer of ‘Ham ..r that C..t’ and ‘D..k in a Con..m’ reflects on the trends and metamorphoses of contemporary Russian cinema”), and then – probably because of the tiresome countercultural profanities – she started feeling depressed and lonely, so she closed the supplemt and dived into the quiet, glossy waters of Eligible Bachelors of Russia.
Immediately she came across a large article titled “The last Russian Macho.” It was devoted to the oligarch Botvinik, whom it called “Russia’s No. 1 Eligible Bachelor.”
Lena peered, gimlet-eyed, at the photo of a stocky, chubby individual with an unnatural, bright blush right across his cheeks – as if she were trying to drill a fishing hole in the glossy surface and hook the key to some kind of secret code out of it.
“Could you love someone like that?” Asya asked, glancing into the magazine.
“Why not?” replied Lena. “You can always find something good in anyone. And when someone has a few billion dollars, you can find an awful lot of something good. You just have to look for it.”
Text entirely taken from ‘The Hall of the Singing Caryatids’ by Victor Pelevin.
Translated from the Russian by Andrew Bromfield.

Lucian Freud (1922-2011)

Lucian Freud, Girl with a White Dog, 1952

Article provided by Grove Art Online http://www.groveart.com

Lucian Freud Interior In Paddington, 1951

British painter and draughtsman. Freud spent most of his career in Paddington, London, an inner-city area whose seediness is reflected in Freud’s often sombre and moody interiors and cityscapes. In the 1940s he was principally interested in drawing, especially the face. He experimented with Surrealism. He was also loosely associated with Neo-Romanticism. He established his own artistic identity, however, in meticulously executed realist works, imbued with a pervasive mood of alienation.
Two important paintings of 1951 established the themes and preoccupations that dominated the rest of Freud’s career: Interior in Paddington (Liverpool, Walker A.G.) and Girl with a White Dog (London, Tate). Both paintings demonstrate an eagerness to establish a highly charged situation, in which the artist is free to explore formal and optical problems rather than expressive or interpretative ones.
By the late 1950s brushmarks became spatial as he began to describe the face and body in terms of shape and structure, and often in female nudes the brushstrokes help to suggest shape. Throughout his career Freud’s palette remained distinctly muted.
A close relationship with sitters was often important for Freud. His mother sat for an extensive series in the early 1970s after she was widowed, and his daughters Bella and Esther modelled nude, together and individually. Although the human form dominated his output, Freud also executed cityscapes, viewed from his studio window, and obsessively detailed nature studies. The 1980s and early 1990s were marked by increasingly ambitious compositions in terms of both scale and complexity.
via Tate.org.uk

Dorothea Tanning | Art and design | The Guardian

Eine Klein Nachtmusik by Dorothea Tanning, 1946

The American artist Dorothea Tanning, who has died aged 101, was a talented painter whose reputation was confounded by her long marriage to the great surrealist Max Ernst. He figures prominently in her autobiography Birthday (1986), but Tanning was not an acolyte or imitator of Ernst. Her own vivid, dreamlike images are highly distinctive, more gothic than surreal.
via Dorothea Tanning obituary | Art and design | The Guardian.

Perspectives Of Nudes

Bill Brandt - Nude. London, 1958

Ho per le mani ‘Perspectives of Nudes‘, una raccolta fotografica di nudi realizzata nel 1961 da Bill Brandt, fotografo inglese, di origini tedesche, cui lavoro ricorda le Distorsioni di Kertész, e riflette le influenze del movimento surrealista, pioniere Man Ray, di cui Brandt sarà amico durante gli anni trascorsi a Parigi, prima di un definitivo trasferimento a Londra, dove lavorerà come reporter.
‘When I began to photograph nudes, I let myself be guided by this camera, and instead of photographing what I saw, I photographed what the camera was seeing. I interfered very little, and the lens produced anatomical images and shapes which my eyes had never observed.
I felt that I understood what Orson Welles meant when he said ‘the camera is much more than a recording apparatus. It is a medium via which messages reach us from another world’. For over fifteen years I was now preoccupied with photographing nudes. I learned very much from my old Kodak. It taught me how to use acute distortion to convey the weight of a body or the lightness of a movement. In the end, it had also taught me how to use modem cameras in an unorthodox way, and for the last chapter of my book Perspective of Nudes which was published in 1961, I discarded the Kodak altogether.
These last pictures are close-ups of parts of the body, photographed in the open air, I saw knees and elbows, legs and fists as rocks and pebbles which blended with cliffs and became an imaginary landscape.’

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“It is part of the photographer’s job to see more intensely than most people do. He must have and keep in him something of the receptiveness of a child who looks at the world for the first time or of the traveler who enters a strange country… We are most of us too busy, too worried, too intent on proving ourselves right, too obsessed with ideas to stand and stare… Very rarely are we able to free our minds of thoughts and emotions and just see for the simple pleasure of seeing. And so long as we fail to do this, so long will the essence of things be hidden from us” – B.Brandt

Hyperuranian #2 Jacek Yerka, Painter of the Fantasy Worlds

Making a painting is not an easy thing.All begins in the head and through the left hand and soft 2B pencil is registered in checker notebook in a form of few-inch size drawings.
If the idea is worth to be developped, it is then coloured with crayons, some new details are added and all is draught on good quality paper of size 14 x 11,5 cm with full colours.
Such a project is then presented to the Family Jury (my wife and 4 daughter), that in most cases issues the rejection sentence, accompanied with bitter and negligent comments. Usually such a verdict is followed by unnecessary family tension and door slamming.
In the next stage, the projects gains maturity , lying under old bills or other designs. If at the second approach, usually after a few weeks, the verdict remains unchanged, the project ends its life at my archives, or , eventually may be sold to collectors.
But in most cases, one of my girls having mercy over my work, expresses reluctant interest of the previously rejected project – in the minutes its status changes to the prospectuous work and serves as basis for pastels in the size of 60×48 cm.
Pastel is already a form that may be presented to the world, and considered as finished and individual piece of art. For me however, is only a developped project form, where the idea is presented in general scheme.
Thus , pastels serve as basis for making acrylic paintings on canvas. Only with a brush and paint, I am able to show all niuances of colour and visual effects, resulting in full and complete presentation of the work concept, perfect both in form and content.
via Jacek Yerka painter of the fantasy worlds

Casajordi


Casajordi-Home

Tate Liverpool Current Exhibitions René Magritte: The Pleasure Principle

René Magritte-L'Assassin menacé,1927
René Magritte-La trahison des images, 1928–29
René Magritte,Golconde,1953
René Magritte,Golconde,1953
René Magritte-The False Mirror,1928

“Everything we see hides another thing, we always want to see what is hidden by what we see. There is an interest in that which is hidden and which the visible does not show us. This interest can take the form of a quite intense feeling, a sort of conflict, one might say, between the visible that is hidden and the visible that is present.”
-René Magritte (21 November 1898 – 15 August 1967)

Tate Liverpool| Current Exhibitions | René Magritte: The Pleasure Principle.

Teun Hocks

Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print
Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print
Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print
Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print
Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print
Teun Hocks-Oil on toned gelatin silver print

http://www.teunhocks.nl

The EraserHead


Questo di David Lynch sembra rappresentare perfettamente la cover cinematografica a un incubo horror di Kafka; a mio parere Eraserhead è da intendersi un ‘film del film nel film’e con questo intendo sono tante le interpretazioni e le contaminazioni da esso suggerite nella realizzazione di altri films (lo stesso Hitchcock ne proporrà la visione agli attori del cast Shining per sensibilizzarli all’atmosfera che suscita e il regista intendeva comunicare. In Trainspotting Danny Boyle,il regista,ne prenderà in prestito alcune delle inquadrature di richiamo all’opera).Il film,del 1977,è da inscriversi nel genere surrealista ed è stato il primo lungometraggio di Lynch, realizzato in 5 anni-per mancanza di fondi.Pare Lynch si fosse ispirato al pittore Francis Bacon,di cui è evidente l’influenza.

Francis Bacon-Figure with meat,1954

Come per The Holy Mountain di Judorowsky,ache in questo caso non è facile descrivere la trama di EraserHead,in bianco e nero,della durata di 83 minuti; Henry Spencer,protagonista principale del film,interpretato magistralmente da Jack Nance,è un printer(dunque qualcuno che di mestiere copia) on vacancy(mental inactivity or lack of thought or intelligence/the state of being vacant)e vive in un sobborgo industriale confinato alla periferia di un non precisato luogo;l’appartamento in cui vive è volutamente spoglio alle pareti,d’arredamento minimal, e si compone di poche cose,fra cui un albererello rinsecchito al comodino,un termosifone con ai piedi grumi di erba fresca.Forse il termosifone indica il temperamento del personaggio? La vita emozionale di Henry? A dire questo me lo suggerisce una scena nella quale Henry,che puntualmente lo guarda malinconicamente, vede filtrare una luce densissima di rimando a una scena nella quale una graziosa donnina in abito da sera nero e guance rigonfie di silicone,canta In Heaven,brano musicale che verrà poi reinterpretato da decine di bands come i Bahuhaus,i Pixies,i Desolation Yes.

Non ho voglia di raccontarvi la trama del film,e perchè è possibile leggerne lo script da questo sito (http://www.eeraserhead.com/) e in decine di altri blogs con recensioni molto più attente,critiche e illuminanti della mia-eventualmente,e perchè, a mio parere,questo film non ha una trama,o meglio,questo film è come uno di quei quadri o fotografie che si compongono di percezioni e si riassumono di forme e colori,in questo caso bianco e nero,dei quali non è possibile spiegare esattamente le sensazioni.
Il film è la trasposizione di un incubo,varrebbe la pena parlare di tutti gli elementi che lo rendono tale e per questo,un capolavoro,ma anche allora significherebbe ridurre a niente il richiamo evocativo di cui si permea;in tanti hanno provato a darvi un’interpretazione,interpretazioni puntualmente deviate dallo stesso Lynch(il regista parla di questo film come di un percorso spirituale cui svolta,nel finale, è stata data dalla lettura di un versetto della Bibbia.Versetto che Lynch si riserverà il diritto di non citare mai).Credo perchè un incubo e perchè tale,susscettabile all’interpretazione individuale di ciascuno che in esso vedrà riflesse le proprie paure. Personalmente,ad esempio,posso dire di aver individuato una scena chiave del film; in questa la testa di Henry si stacca dal corpo per rotolare fuori la finestra; un bambino,di là in strada,la raccoglie e la porta in un laboratorio nel quale vengono prodotte matite.L’uomo addetto alla funzionalità dell’intero macchinario di produzione,estrae,dalla testa di Henry,un torsolo di materiale che poi inserirà nella macchina;a conclusione del processo di lavorazione ne verrà fuori una matita,uguale alle altre,di cui l’uomo verificherà la funzionalità; tant’è,la matita ‘funziona’e la gommina cancellabile in testa a questa,pure. L’interpretazione? A mio avviso,della capacità,in riferimento alla mente umana,quanto di creare,tanto di distruggere,l’allineamento e il conformismo del pensiero,la funzionalità delle idee. Esagerato? Probabile.Molto spesso siamo, o meglio sono, portata a dare significato a qualsiasi cosa,persino laddove un significato,forse,non c’è.Non posso dirlo con certezza.Di certo so di riconoscermi nello smarrimento di Henry e di aver amato questo film.

“The idea tells you everything. Lots of times I get ideas, I fall in love with them. Those ones you fall in love with are really special ideas. And, in some ways, I always say, when something’s abstract, the abstractions are hard to put into words unless you’re a poet. These ideas you somehow know. And cinema is a language that can say abstractions. I love stories, but I love stories that hold abstractions–that can hold abstractions. And cinema can say these difficult-to-say-in-words things. A lot of times, I don’t know the meaning of the idea, and it drives me crazy. I think we should know the meaning of the idea. I think about them, and I tell this story about my first feature Eraserhead. I did not know what these things meant to me–really meant. And on that particular film, I started reading the Bible. And I’m reading the Bible, going along, and suddenly–there was a sentence. And I said, forget it! That’s it. That’s this thing. And so, I should know the meaning for me, but when things get abstract, it does me no good to say what it is. All viewers on the surface are all different. And we see something, and that’s another place where intuition kicks in: an inner-knowingness. And so, you see a thing, you think about it, and you feel it, and you go and you sort of know something inside. And you can rely on that. Another thing I say is, if you go–after a film, withholding abstractions–to a coffee place–having coffee with your friends, someone will say something, and immediately you’ll say “No, no, no, no, that’s not what that was about.” You know? “This is what it was about.” And so many things come out, it’s surprising. So you do know. For yourself. And what you know is valid.”
David Lynch

Photography and Surrealism

Hans Bellmer
Hans Bellmer
Hans Bellmer
Hans Bellmer
Maurice Tabard
Maurice Tabard
Maurice Tabard
Man Ray
Man Ray
Man Ray
Man Ray
Clarence John Laughlin
Clarence John Laughlin
Clarence John Laughlin
Clarence John Laughlin

Hans Bellmer (Germany,1902-1975)
Maurice Tabard (France,1897-1984)
Man Ray (USA,1890-1976)
Clarence John Laughlin (USA,1905-1985)

The Seashell and the Clergyman

The Seashell and the Clergyman was directed in 1927 by Germaine Dulac, after a surrealist screenplay by Antonin Artaud.
The first authentic surrealistic movie.
(as said by nuevaorg on youtube)

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