Cerca

L'ombelico di Svesda

Tag

Street photography

Anders Petersen’s Photography

Questo slideshow richiede JavaScript.


‘I don’t believe in reality really, it’s a bluff. But I believe in a kind of reality that exists because of all the longing, dreams, secrets, nightmares, mostly longings. I think no picture is without longing. This allows you to use what you are afraid of, as a trampoline; to channel your energy into your creativity; go inside and open up like a sharp knife, like a doctor operating.’
Anders  Petersen
Anders Petersen: ‘For me, Soho is something special’ | Art and design | The Observer.

Annunci

Esther Bubley

New York Harbor, Looking Toward Manhattan from the Footpath on Brooklyn Bridge, October, 1946
April 1943. Washington, D.C. ‘Girl sitting alone in the Sea Grill waiting for a pickup’
December 1943.15-cent photo booth in the lobby at the United Nations service center at Washington, D.C





Utata Sunday Salon » Esther Bubley

Della Regina e La Regina

Robert Frank, London, 1951-1953

Ho conosciuto una donna, ieri notte. Stavo fumando una sigaretta davanti all’uscita della tube. Avevo appena finito di lavorare, contavo di rientrare a casa di lì a poco. La donna avrà avuto sessant’anni. O forse quaranta, ma portati con fatica; indossava un piumino nero, lungo fin sopra le caviglie, un paio di sandali, aperti ai talloni, un fazzoletto chiaro in testa, una borsa blu a tracolla. Mi si è avvicinata con in mano una cartina della tube. Non parlava inglese. Parlate russo? Le ho chiesto. Ma da come ha aggrottato le sopracciglia e mi ha guardata smarrita, ho capito ci saremmo dovute intuire a gesti. Ambascia Americu, dice lei. Parku, Ambascia Americu, e indica con il braccio alla nostra destra. Capisco la donna sta cercando l’ambasciata americana, che so essere nei dintorni di Hide Park, non lontano da dove ci trovavamo. Familu. Parku. Ambascia Americu. Continua a dire lei, appena sottovoce, la fronte aggrottata, gli occhi fasciati di rughe, le mani strette a pugno e tenute al petto. Una bambina timida e gentile. Graziosa e accorta nelle maniere, introversa, una matrioska dentro una matrioska dentro una matrioska ancora più piccina, cose non dette e tenute dentro, lacrime amare e silenzi.
Ho chiesto a un passante dell’ambasciata americana. Questi mi ha indicato la direzione e io e la donna ci siamo incamminate lungo la Piccadilly. La donna mi seguiva a meno di un passo di distanza, silenziosa; ogni tanto mi guardavo alle spalle e rallentavo il passo credendo di stare andando troppo veloce per la sua andatura. Mentre camminavamo ho desiderato più volte prenderla per mano; pensavo a quant’era vulnerabile, tutta sola, in un paese straniero, di notte, senza neanche conoscere la lingua del posto. Ho pensato Chiunque avrebbe potuto farle del male.
Ma chi è Chiunque. E io, Chi sono?
Io so, chi sono io, ma chi sono gli altri? Chi è la gente, chi le facce, gli ombrelli, la fretta, le code, il traffico. E chi suona le note di questo concerto, la vita? Chi scrive la partitura, chi decide le accollature, chi segna le note nel pentagramma, chi prevede per ciascuna una frequenza, gli intervalli; chi decide il suono, chi il timbro. Chi decide il tempo, chi la durata.
Chi soffia dentro il vaso e libera i fiati, le trombe, i cori dei baritoni; cose rende l’armonia, di quali accordi è fatta la speranza, cosa spiega questo caos?
Il tragitto lungo Hide Park fino a Gronsvenor Avenue dura oltre venti minuti; attraversiamo uno a uno una ventina di luxury hotels incastonati come diamanti alle dita di giovani vacche inglesi in biancheria da sera e pellicce di criceto transgenico, panciuti portieri in frac e cilindro, qualche limousine e tante macchine sportive
‘Prego, signori, accogliete le Due Regine degli Stracci! Avanti, Regine, avanzate!’
Le due regine degli stracci avanzano lungo un tappeto d’oro, sotto lo sguardo sprezzante dei passanti che si rifiutano di offrire loro la cortesia di un informazione. L’ambasciata americana si trova poco dopo Hide Park Corner; illuminata di fari e un piccolo parco di fronte all’ingresso, dall’altra parte della strada. Dove vive la regina degli stracci, la zingara bambina. ‘Avete da mangiare, Regina?’ Mi ha mostrato una bottiglia di aranciata, che teneva dentro la borsa; poi ha cacciato di tasca una manciata di monetine. ‘Se avessi una casa, Regina, ma non ho niente da offrirvi, accettate questa modesta cortesia’.
Se non mi fossi vista coi miei occhi, non avrei potuto dire quella zingara bambina era io. Chissà dov’ero stata, e se c’era qualcuno, di là nel parco, ad aspettarmi.

Louis Stettner

Manhattan from the Brooklyn Promenade - 1954
Elbowing an Out of Town Newsstand - 1954
Lower Second Avenue, New York - 1954
Window Cleaner, Midtown, New York - 1953
Woman at a Demonstration, Midtown - 1976
Texans on Fifth Avenue - 1975
World Trade Center - 1978
Diner, 14th Street, New York - 1952
Subway Series - 1946

via Louis Stettner.

Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson. Umbrella, France. 1938
Henri Cartier-Bresson. Juvisy, France. 1938
Henri Cartier-Bresson. Italy,1933
Henri Cartier-Bresson. Briancon,France,1951
Henri Cartier-Bresson. Political Rally,1953
Henri Cartier-Bresson. New York,1947
Henri Cartier-Bresson.1947
Henri Cartier-Bresson. Martines Legs,1968
Henri Cartier-Bresson. Mexico,1964

Poemas del río Wang: Odessa, ghost city,Vsevolod Vlasenko


street photography by Markus Hartel, New York

Vivian Maier

Vivian Maier,1954,New York
Vivian Maier,1955,New York
Vivian Maier, September 1953,New York
Vivian Maier,May 5,1955,New York
Vivian Maier,October 1978
Vivian Maier,Undated,New York
Vivian Maier,Undated,Vancouver,Canada
Vivian Maier,Untitled,Undated
Vivian Maier,Self Portrait,1960

^Vivian Maier (February 1, 1926 – April 21, 2009) was an American amateur street photographer who was born in New York but grew up in France, and after returning to the U.S., worked for about forty years as a nanny in Chicago. During those years she took about 100,000 photographs, primarily of people and cityscapes most often in Chicago, although she traveled and photographed worldwide.
Her photographs remained unknown and mostly undeveloped until they were discovered by a local historian, John Maloof, in 2007. Following Maier’s death her work began to receive critical acclaim.Her photographs have appeared in newspapers in Italy, Argentina, and England, and have been exhibited alongside other artists’ work in Denmark and Norway.
http://www.vivianmaier.com/
http://vivianmaier.blogspot.com/
London Street Photography Festival – July 2011.
^wikipedia

London Street Photography Festival – July 2011

Ying Tang

E’iniziato ieri il London Street Photography Festival ,di scena per tutto il mese di luglio; tanti i workshops e le exhibitions, specie nei dintorni di King’s Cross,Camden Town,Brixton.
La Street Photography è interessante,a mio parere, perchè rende il manifesto della quotidianità, permette una più attenta realizzazione della realtà e l’esposizione particolareggiata di quei frammenti di vita densi di significato simbolico e metafisico,altrimenti trascurati dall’attenzione dei tanti(meno che a quella del fotografo sensibile)
Stamane sono giusto andata a Brixton per vedere un’esposizione,alla Photofusion Gallery,dal titolo ‘On Street Photography-A Women’s Perspective’ ;cinque le fotografe,venticinque le fotografie,sotto alcune di quelle che mi sono piaciute maggiormente

Tiffany Jones
Tiffany Jones
Tiffany Jones
Tiffany Jones

http://www.tiffanyjones.co.uk

Johanna Neurath-At the Columbia Road flower market

http://www.flickr.com/photos/johanna/

Polly Braden-Millennium Bridge
Polly Braden-Monument

http://www.pollybraden.com

Anahita Avalos
Anahita Avalos
Anahita Avalos
Anahita Avalos

http://www.flickr.com/photos/ardvisura/

Ying Tang

http://www.yingphotography.com
http://www.flickr.com/photos/sakuralove/

Blog su WordPress.com.

Su ↑