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L'ombelico di Svesda

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Russia

The World Of The Novel ‘“Petersburg’” By Andrei Bely

Mstislav Dobuzhinsky, City Types, City Grimaces, 1908

The Russian symbolist Andrei Bely was one of the pioneers of experimental aesthetics. Bely’s creative
method in the novel Petersburg was based on his perception of symbolism, which he associated
with ethics and religion. To create the world of the novel, he used symbolic-anthroposophical artistic
approaches. The world of the novel differs from reality, which is, according to non-materialistic philosophies,
apart from God, because it is created by God. It is as if the symbolic reality of Petersburg
were divine, as if it should have been God or God-Devil, here represented by the author’s subject.
Steiner’s deity, the most universal being of the human ego, so-called manas comes to life. It embodies
the author’s anthroposophical “ego”. The text of the novel, which is simultaneously the author’s world,
was created in the disharmonious relation of the author’s subject to external reality. It can be perceived
as a form of the occult text that became popular in twentieth-century literature.
Continue to read The World Of The Novel ‘“Petersburg’” By Andrei Bely (application/pdf Object).

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Nocturne And Ivan Aivazovsky

 Ivan Aivazovsky, The Black Sea at night, 1879
Ivan Aivazovsky, Storm in the North Sea, 1865
Ivan Aivazovsky, Battle of Chesma, 1886


Ivan Aivazovsky, The-Survivor, 1880
Ivan Aivazovsky, Battle of Vyborg Bay, 1846
Ivan Aivazovsky, The Battle of Navarino, 1827
Ivan Aivazovsky, The Black Sea, 1881

Throughout his lifetime, Aivazovsky contributed over 6,000 paintings to the art world, ranging from his early landscapes of the Crimean countryside to the seascapes and coastal scenes for which he is most famous. Aivazovsky was especially effective at developing the play of light in his paintings, sometimes applying layers of color to create a transparent quality, a technique for which they are highly admired.

Although he produced many portraits and landscapes, over half of all of Aivazovsky’s paintings are realistic depictions of coastal scenes and seascapes. He is most remembered for his beautifully melodramatic renditions of the seascapes of which he painted the most. Many of his later works depict the painful heartbreak of soldiers at battle or lost at sea, with a soft celestial body taunting of hope from behind the clouds. His artistic technique centers on his ability to render the realistic shimmer of the water against the light of the subject in the painting, be it the full moon, the sunrise, or battleships in flames. Many of his paintings also illustrate his adeptness at filling the sky with light, be it the diffuse light of a full moon through fog, or the orange glow of the sun gleaming through the clouds.

In addition to being the most prolific of Russian Armenian painters, Aivazovsky founded an art school and gallery to engage and educate other artists of the day. He also and built a historical museum in his hometown on Feodosia, Crimea, in addition to beginning the first archaeological expeditions of the same region.

Today, Aivazovsky’s paintings have been auctioned off for millions of dollars and have been printed on postage stamps for Russia, Ukraine, and Armenia. Perhaps it is also to his lasting legacy that he is said to be one of the most forged of all Russian artists.

via Ivan Aivazovsky – WikiPaintings.org.

Circa Padri e Figli di Ivan Sergeevič Turgenev

Leggevo un articolo molto spassoso su Russia Oggi, il corrispondente italiano di Russia Beyond the Headlines, che ha attirato la mia attenzione specialmente per il titolo
Come piagnucolare in russo | Russia Oggi.
L’allusione è provocatoria e si riferisce al vizietto di lamentarsi, che è tipico dei russi e rappresenta uno stereotipo del folclore slavo; lamentarsi molto, per tutto, di tutto, quindi rimediare sdrammatizzando, con molta ironia, e a seconda delle trattative, invitando a mangiare e mangiando. Bevendo, giocando a scacchi, mangiando, dissertando, borbottando, mangiando, sparandola a casaccio, contro lo zar, il padrone, il vicino di casa, l’amante, la moglie, il marito, l’ispettore, i figli, i servi, Dio.
Una delle difficoltà maggiori nello studio della lingua russa consiste anche e specialmente nella quantità/varietà di verbi che in russo si coniugano soltanto al presente e all’imperativo, ma variano a seconda del tempo. Ci saranno dei verbi per parlare al presente, degli altri per parlare al passato, e degli altri ancora per parlare al futuro; ognuno di questi verbi dipenderà dall’aspetto, imperfettivo e perfettivo, e dall’azione, da quando l’azione avviene, è avvenuta, avverrà. Da quando l’azione si esprime attraverso il verbo (quindi parte), a quando il verbo la conferma attraverso l’azione compiuta (quindi arriva), c’è una gamma pressochè incredibile di verbi in cui questa può esprimersi nel tempo, e attraverso il tempo. E voi capite certe peripezie funambolesce fatte a pancia piena e un tanto brilli, richiedono tempo perchè avvengano in fatti e all’ora conveniente.
L’articolo che ho letto propone un elenco dei verbi più utilizzati in russo per piagnucolare

Жаловаться (lamentarsi). E’ un termine neutrale per lamentele di ogni tipo. Un dottore ad esempio potrebbe chiedervi: На что жалуетесь? (“Qual è il problema?” oppure “Dove le fa male?”). Oppure la vostra dolce metà potrebbe chiedervi: На что ты жалуешься? (letteralmente “Di cosa ti lamenti?”). Che in realtà significa: “Mi sto consumando le dita per te facendo un lavoro che odio e cercando di sopportare tuo nonno che vive insieme a noi, e pensi di avere qualcosa di cui lamentarti?”. Unica risposta possibile: Да нет, милый. Ешь (“Ma no, tesoro. Mangia qualcosa”).

via Come piagnucolare in russo | Russia Oggi.

Se guardo alla letteratura russa dell’800 c’è uno stereotipo ideale che si ripete in molti autori, e conferma nella figura di un uomo, pressochè trentenne, di origine borghese, cresciuto in un ambiente familiare stimolante dal punto di vista culturale, e accomodante, dal punto di vista economico, educato nei migliori istituti locali e all’estero, quindi riconciliato al ruolo di ammistratore dell’azienda familiare. Ci sono in lui molte tensioni ideali e molte sono le occasioni di conflitto, che a seconda dell’autore, portano a esiti differenti. Per esempio in Padri e Figli di Turgenev, il figlio trentenne di un modesto proprietario terriero, ritorna alla tenuta del padre da San Pietroburgo, dove ha studiato, e porta con sè un caro compagno di studi, Bazarov, che per la prima volta appare nella scena letteraria come il Nichilista, colui che esaspera accesi dibattiti, ora uno scontro tra ferreo materialismo e appasionato idealismo, ora uno smacco al conservatorismo e uno schiaffo antitradizionalista, il richiamo a un certo progressismo.
Se volessimo attualizzare questo romanzo, questo romanzo offrirebbe noi molti spunti di riflessione.
Per esempio, tema elezioni, mi chiedo quali sono le ragioni che spingono un popolo a dover scegliere, passivamente, fra A, B, C, e non creare, attivamente, tutto un alfabeto di possibilità e di alternative alla storia. Io credo il principio prima che di fatto, ideale. Perchè da Creato l’Individuo non evolve a Creatore. Perchè l’Individuo si limita a scegliere e non a creare e a operare una scelta. Perchè c’è sempre e solo una minoranza che decide, e una maggioranza che sceglie.

Ho trovato sulla Repubblica un vecchio articolo che riguarda il romanzo e ne fa una critica molto interessante

Il nichilismo si intitolava la prima traduzione italiana di Padri e figli, pubblicata nel 1879, quando l’autore aveva da tempo lasciato la Russia, dove il libro era divenuto un caso politico prima ancora che letterario, e viveva in Francia, godendo del pieno riconoscimento e dall’amicizia di altri grandi narratori, come Flaubert e Henry James. Il titolo italiano identificava il romanzo di Turgenev con il tema che più aveva fatto scalpore sia in patria che all’estero: la comparsa sulla scena russa di personaggi nuovi e ancora da interpretare, cui l’autore – grande creatore di figure paradigmatiche – aveva dato un nome dal sapore ambiguo (“nichilisti”), ma destinato a grande fortuna; anche in Occidente la letteratura e la pubblicistica di terzo e quart’ordine ne avrebbero fatto un uso ampio e indiscriminato, attribuendolo a improbabili, ma molto esotiche figure di rivoluzionari e terroristi russi. E, a proposito di personaggi letterari, la diffusione delle opere di Turgenev in Europa non fu estranea al fortunato cliché che voleva le donne russe energiche e pronte al sacrificio, a differenza dei loro compagni, i cui nobili ideali non riuscivano a tradursi in azioni positive. A quest’ultimo tipo letterario, familiare ai lettori russi dell’Ottocento, che ne riconoscevano le motivazioni non solo psicologiche, ma anche sociali e politiche, fu dato un nome, “uomini superflui”, entrato nell’uso comune proprio quando Turgenev diede alle stampe nel 1850 il suo Dnevnik lisnego celoveka (Diario di un uomo superfluo).

L’aderenza alla realtà è spesso ancorata nei romanzi di Turgenev a una cornice temporale non del tutto coincidente con la contemporaneità; per i lettori attenti alla rapida evoluzione della situazione politica e sociale era dunque naturale considerare il racconto in prospettiva storica, associandovi una precisa temperie culturale e ideologica. In Padri e figli questa cronologia fortemente evocativa caratterizza le biografie di Nikolaj e Pavel Kirsanov, ed è esplicita fin dalla prima pagina, in cui il ritorno dagli studi del giovane Arkadij, accompagnato dall’amico Bazarov, è datato 20 maggio 1859, dunque entro un contesto di attese e discussioni che all’epoca della pubblicazione del romanzo apparteneva ormai al passato. Nel 1861, infatti, era stata proclamata l’emancipazione dei servi della gleba, che aveva segnato uno spartiacque nella storia dell’Ottocento russo, polarizzando ulteriormente le divisioni in seno all’intelligencija, che già si erano delineate nel periodo precedente; e Bazarov, con la sua negazione radicale che non implica ancora un chiaro progetto per il futuro (non a caso l’opera si conclude con la sua morte), era l’eroe di questa fase di transizione, dopo la quale gli “uomini nuovi” degli anni Sessanta avrebbero imboccato vie diverse: dall’”andata al popolo”, al terrorismo, all’adesione al programma socialista.

I segni della transizione si riconoscono nel paesaggio che si stende davanti agli occhi di Arkadij al suo arrivo a Mar’ino: la campagna impoverita, come i suoi proprietari, cui i contadini non pagano il tributo, il bestiame affamato, il bosco venduto per far fronte ai debiti: lo spettacolo strappa al giovane una sconsolata conclusione: “[il paese] non può rimanere così, non può, sono necessarie delle riforme… ma come attuarle, da cosa iniziare?” (pp. 11-12 ). L’amministrazione dei beni e le difficoltà economiche sono una preocupazione costante per i fratelli Kirsanov (padre e zio di Arkadij), il primo pacioso e sostanzialmente inoffensivo proprietario terriero, il secondo alquanto caricaturale per la sua anglofilia trapiantata nella provincia russa. Nei “padri”, spesso di idee liberali, ma deboli e inconsistenti, Turgenev riconosceva caratteristiche sue e dei suoi coetanei; egli evitò a ragion veduta di attribuire loro tratti smaccatamente negativi (crudeltà, corruzione, sfruttamento dei contadini), affinché la ribellione dei “figli” non sembrasse nata da motivazioni psicologiche individuali, ma ne emergesse il valore storico, generazionale. Come scrisse poco dopo l’uscita del romanzo in una lettera a K.K. Slucevskij (14/26 aprile 1862), “Tutti i veri contestatori che ho conosciuto […] provenivano da genitori relativamente buoni e onesti. E in questo c’è un senso molto grande […]. Essi seguono la propria strada per il semplice fatto che sono più ricettivi rispetto alle esigenze della vita del popolo”.

Bazarov è figlio di un medico, e dunque appartiene al ceto dei raznocincy, i non nobili che si stavano facendo strada nella società russa con idee nuove e radicali, estranee ai valori dell’aristocrazia e dell’intelligencija liberale. Egli fa professione di scientismo e utilitarismo, non ha interesse per l’arte, definisce “romanticismo” l’esibizione di nobili sentimenti e i compiacimenti estetici dei suoi ospiti, ma non idealizza neppure i contadini e le loro tradizionali forme associative: il suo atteggiamento è sarcastico o indifferente non solo ai temi filosofici su cui si erano arrovellati nei decenni precedenti slavofili e occidentalisti, ma anche ai problemi che negli ultimi tempi appassionavano gli intellettuali, dalla questione femminile al futuro delle comunità contadine di villaggio. Bazarov rappresenta dunque un fenomeno inedito, non inquadrabile in categorie note, come pretenderebbe di fare Pavel Petrovic (nel contrasto che li oppone nel cap. X); non cerca di fare proseliti ed è così consapevole della propria incompatibilità con il mondo dei Kirsanov, da lasciarsi trascinare nella discussione solo controvoglia. Il suo aspetto esteriore, la palandrana con le nappe, la scarsa cura dell’igiene personale e i modi rudi, senza cerimonie, suscitano la diffidenza di quanti (padroni o servitori) sono ligi alle convenzioni sociali, ma gli consentono di essere più facilmente accettato dagli umili e, non a caso, dal piccolo Mitja.

L’uscita del romanzo fu seguita da una lunga catena di polemiche, incomprensioni e accuse, al fondo delle quali vi era l’idea, largamente predominante in questo periodo, che, in assenza di un libero dibattito di idee, la letteratura in Russia avesse un ruolo sussidiario rispetto al discorso politico, e che compito della critica fosse di renderne esplicito il significato. Il giudizio estetico sull’opera richiedeva dunque in primo luogo che se ne valutasse l’aderenza alla realtà, in particolare per quanto concerneva la figura di Bazarov. A quali distorsioni potesse dar luogo l’equazione fra letteratura e vita lo dimostra il fatto che nel 1862, quando si sviluppò nella capitale un’ondata di incendi dolosi, allo scrittore si imputò da una parte di aver creato col suo libro un clima sovversivo, mentre dal fronte opposto lo si considerava quasi un delatore, corresponsabile dell’arresto e poi della deportazione di Cernysevskij. Con maggiore equilibrio, N. Strachov osservò che Turgenev aveva delineato un tipo la cui esistenza non era stata notata quasi da nessuno, e di cui solo in seguito tutti si erano accorti; ma l’interazione fra letteratura e vita divenne ancora più stretta quando il personaggio letterario fu di nuovo restituito alla realtà come modello di costume, generando fenomeni di imitazione e identificazione.

Il secondo punto in discussione riguardava il modo in cui Turgenev aveva rappresentato la figura di Bazarov e il fenomeno nichilista. Lo scrittore non negò la propria estraneità alle idee del suo personaggio, ma ammise anche di aver provato per lui un’”involontaria attrazione” durante la gestazione del romanzo. Spiegò inoltre che i tratti sgradevoli del protagonista erano dovuti alle circostanze della sua vita e non a un arbitrio dell’autore, ed aggiunse un’interessante notazione sul proprio metodo: le interpretazioni discordanti dei lettori erano dovute, a suo modo di vedere, alla novità del personaggio e al fatto che Bazarov non aveva goduto, come altri tipi letterari (e citava ad esempio il puskiniano Onegin e il lermontoviano Pecorin), di un periodo iniziale di idealizzazione e di esaltazione, ma era stato subito proposto in modo critico, senza indicazioni univoche per la lettura.

Le dispute sull’orientamento ideologico di Padri e figli hanno a lungo oscurato la parziale identificazione di Turgenev col suo protagonista, al quale prestò qualcosa del proprio pessimismo schopenhaueriano; pochi colsero (e non a caso, fra di essi, Dostoevskij) il significato non solo contingente della figura di Bazarov e la tragicità che, nelle intenzioni del suo autore, doveva esserne un elemento costitutivo. Alla richiesta di dare finalmente alla letteratura russa un eroe attivo, Turgenev rispondeva creando non una figura idealizzata, ma “un lupo”, un personaggio enigmatico che egli stesso non sapeva se amare o no; ma non perdeva occasione per sottolinearne la superiorità rispetto all’ambiente che lo circondava e la propria assenza di tendenziosità nel raffigurarlo.

Il nichilismo di Bazarov è frutto della visione pessimista dell’autore, testimone di una frattura profonda nella società russa fra gli “uomini superflui” della sua generazione e quanto di nuovo si stava delineando: selvaggio, forte e onesto, “e tuttavia condannato a soccombere, perché resta ancora sulla soglia del futuro”, come scrisse nella lettera già citata a K. Slucevskij. Lo vedeva come una creatura che si potrebbe definire michelangiolesca, “a metà emersa dal terreno”, nobile, eppure solitaria nella sua negazione radicale e nella superbia intellettuale, di cui non può sfuggire la parentela con tanti personaggi dostoevskijani (Delitto e castigo apparve quattro anni dopo): la sua ulteriore evoluzione è la “distruzione della fede in regole valide per tutti, il ‘non c’è nulla di sacro’” che è all’origine del mondo del sottosuolo.

Introduzione a “Padri e figli” di Ivan Turgenev via Repubblica.it/SPECIALE- La biblioteca di Repubblica.

The Man With The Movie Camera

The movie, Dziga Vertov, by David Abelevich Kaufman, 1929
The tune, The Man With The Movie Camera, by Cinematic Orchestra, off Man with a Movie Camera (album), 2003

On Counterculture. The Hall of the Singing Caryatids by Victor Pelevin


Anni che piovono investimenti da tutte le latitudini, fiumi di denaro a secchiate, a cascate, a sprecare, e l’Inghilterra si ritrova oggi con l’acqua alla gola. Certi giorni di temporale a boccheggiare.
‘Mothers are on the brink. Cost of living is forcing 1 in 5 to skip meals to feed their children’
More than 70 per cent of families are financially ‘on the edge’, according to research published today.
Struggling families are on the brink of poverty and could face ruin if hit by further price increases or falls in their income, the study by parenting website Netmums found.
via 70 per cent of British families on the brink of poverty, research claims | Metro.co.uk.
Il 70% delle famiglie inglesi è a rischio povertà e una madre su cinque rinuncia a un pasto al giorno per dare da mangiare ai propri figli. Cameron aumenta le tasse e accorcia il braccino. Non è un caso il film The Iron Lady, uscito nei cinema a gennaio. Il messaggio mi pare chiaro, ladies and gentlemen, torniamo alle maniere dure di sempre. Right Now.
L’Europa piange, l’America annaspa, il Medio Oriente muore, l’Asia si trascina. Siamo in guerra. Ed è una guerra d’avanguardia, che non ha precedenti e si distingue per violenza e impatto nella sfera sociale; le trincee sono nei mercati finanziari, i soldati in banca, i dissidenti in rete; il denaro è virtuale, le bombe chimiche, le stragi silenziose. Moriamo di depressione, di cancro, di tumori, di anoressia, di bulimia, di overdose. Di stress. La propaganda Anti-Crisi si diffonde per radio, televisione, internet, a suon di pop e marionette. Tutto è spettacolo, tutto è d’oro, tutto è magia e possibilità. Yes, you can. Why not?
Perchè le istituzioni, i media, sono corrotti? Perchè nascono dall’investimento di denaro, ed è il denaro che crea potere, dominio, primato, e corrompe il sistema. Come possono i giornalisti della rai lamentarsi delle censure se per lavorare come giornalisti della rai hanno dovuto investire milioni (in studi, in aggiornamenti, in viaggi, in raccomandazioni) pur di farsi assumere dal governo italiano. Un figlio può disobbedire al padre, essergli irriconoscente, voltargli le spalle? Con un mutuo da pagare e una vacanza alle canarie da disdire? Alcuni lo hanno fatto. Alcuni si sono ribellati al padre. E io trovo tutto quel lamentarsi, capricci e ripicche da bambini. C’è tanta gente che lavora sodo e fa informazione lontano i riflettori del grande palcoscenico statale. E lo fa’ molto spessp gratis, per passione e romanticismo. NO, io non credo alla libertà di parola. Credo ai fatti e i fatti dicono che il sistema è corrotto. Bando agli idealismi. Che si fa?
Chiunque di noi si dice disgustato dalle raccomandazioni, sebbene chiunque di noi sarebbe disposto a vendersi la pelle pur di avere un posto fisso. Ognuno di noi ogni giorno si prostituisce in cambio di denaro, affermazione, prestigio. A lavoro, nelle relazioni sociali. Chi per vanità, chi per gioco, chi per noia, chi per debolezza.
Io credo l’unica delle possibilità che abbiamo per arginare la crisi, è dire di NO. NO. NO. E NO. NO, cazzo. Noi non abbiamo bisogno di un’applicazione nel telefonino che ci dica come stare a dieta, noi abbiamo bisogno di cibo per sfamare i bambini che muoiono di fame, vengono abbandonati, sono vittima di violenze domestiche. Noi non abbiamo bisogno di macchine nuove, un nuovo guardaroba, l’ultimo taglia-acqua elettrico, noi abbiamo bisogno di medicine, se siamo malati, di un’adeguata istruzione, perchè siamo ignoranti, di investire nella ricerca, nella medicina. Io non voglio lanciare una provocazione e tirarmi indietro, o fare polemica per noia o cattivo gusto. Io ho il dovere di ribellarmi, e l’unica maniera che ho di ribellarmi è agire e parlarne.
Qualche mese fa mi proposero a lavoro di diventare shift leader e iniziare così una strepitosa e brillante carriera nel glorioso avvenire del caffè. Io ho detto di NO. Io sono una barista, e mi piaccio così. Essere shift leader vuol dire assumersi certe responsabilità non adeguatamente ricompensate economicamente, soprattutto, dovere sempre e a qualunque condizione dire di SI. Per contratto. E io non ho intenzione di dire di si a una compagnia che basa la propria ricchezza sullo sfruttamento della classe operaia e l’investimento di capitali in Arabia Saudita e Polonia. Che non paga la malattia fino a prima del sesto giorno di assenza da lavoro. Che non paga bank holidays e corsi di formazione al personale. Io soffro a sapere loro arricchirsi alle mie spalle e le spalle dei miei colleghi, in prevalenza dell’Est, provati dalla povertà e disposti a dire di Si a qualunque condizione. E perchè soffro? Perchè sono anni che lavoro al minimo della paga e al massimo dello sfruttamento, e non posso neanche permettermi un dentista o un terapeuta per curarmi la schiena. Perchè se mai dovessi ammalarmi di un accidenti, sarò fottuta. Non la prima, nè l’ultima. Ed è questo che mi rende impotente e fa’ soffrire. Non posso fare nulla per proteggere me, chi mi sta vicino e sta peggio di noi.
Certo, qualcuno griderà, lavoro! Ti serve un dentista? Ti serve un terapeuta? Hai un lavoro, lavora! Lavora di più. NO io non lavoro di più. Io non mi faccio spremere come un limone per soddisfare la tua sete di potere e denaro.
Il tempo è denaro, dicono. NO, il denaro è tempo. Il denaro stabilisce quante ore di lavoro un dipendente deve fare e quanto denaro quel dipendente deve pontenzialmente fruttare. Nel mio caso, 73 pounds all’ora. Contro i 6 e 10 di paga netta per ora.
Il denaro permette di acquistare il tempo, di scambiare del tempo per del tempo, che viene comprato indirettamente e subordinato a un vincolo, il rapporto compratore-venditore, quindi consumatore-stipendiato. Questo rapporto è sempre a svantaggio del consumatore-stipendiato. Quando un consumatore compra un prodotto, paga il tempo che è stato necessario a creare quel prodotto ma ad un prezzo più alto rispetto allo stipendio che gli viene dato e in proporzione al tempo che gli ci è voluto per crearlo.
Esempio: in una fabbrica un taglia-acqua elettrico viene costruito in 8 ore di lavoro, da 20 dipendenti stipendiati (compreso il settore commerciale e il lavoro incluso per fabbricare il materiale di produzione utilizzato). Lo stipendio di ogni singolo dipendente dovrebbe quindi corrispondere a 1/20 del prezzo del taglia-acqua elettrico, ossia 1000 pounds se il taglia-acqua elettrico vale 20000 pounds. Questo dovrebbe corrispondere ad uno stipendio di 22000 pounds al mese (22 giorni di lavoro). Per la maggior parte dei lavoratori lo stipendio consiste nel minimo di quella cifra. Nella stragrande maggioranza dei casi le proporzioni sono spaventosamente invertite e il lavoratore è l’unico a esserne penalizzato. I beneficiari del tempo rubato ai dipendenti stipendiati sono le ditte e i loro dirigenti, ma anche gli Stati, dal momento che gli imposti e le tasse prelevate sui lavoratori non vengono utilizzati per l’interesse generale ma vengono usati per arricchire le tasce dei ministeri e investire capitali nel privato.
Perchè continuo a lavorare in quel posto? Perchè sono codarda. Perchè so che se me ne vado non troverò un altro lavoro. Perchè so non c’è lavoro. Perchè non ho il coraggio di mollare tutto e vivere per strada. Sono una fifona. E in fondo mi piace, il confort di un posto caldo dove dormire e almeno un pasto al giorno di cui cibarmi. Sono una donna sofisticata.
Dei giorni andare a lavoro mi pare una violenza. Il coraggio non sta nell’andare a lavoro. Il coraggio starebbe semmai nel mollarlo. Più della metà di tutti i lavori che facciamo è assolutamente inutile e non porta a niente di edificante e attributivo all’intera società. Vendiamo beni altrui, costruiamo cianfrusaglie inutili, ci sprechiamo in cambio di carta straccia. Schifosissima e maledetta carta straccia puzzolente e sporca di sangue.
Sto leggendo un bel romanzo, in questi giorni. S’intitola The Hall of the Caryatids, dello scrittore russo Victor Pelevin, classe ’62, moscovita, ingegnere elettro-meccanico e scrittore spadaccino di cui lessi l’articolo che segue in questo magazine on-line Russia Beyond The Headlines: Russian News (disponibile anche in italiano)
In his recent works, Russian master of postmodern science fiction Victor Pelevin has shifted his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia.

In this surreal story, The Hall of Singing Caryatids, by the Russian master of postmodern science fiction, Victor Pelevin, young Lena is employed to stand naked for hours at a time and sing – when they are not indulging the excessive fantasies of oligarchs. She and her fellow “caryatids” are decorative pillars in an elite underground nightclub. The girls are injected with a classified serum, ‘Mantis-B,’ which enables them to stand totally still for up to two days. Lena’s encounters with a giant, telepathic praying mantis, while under the influence of the serum, radically alter her perspective on the outside world, revealing an alternative universe of wordless clarity.

In true postmodern style, Pelevin intersperses these drug-induced episodes with other voices. There are the pseudo-pretentious extracts from Counterculture magazine that Lena reads in the minibus back to Moscow. She also meets concept artists, girls dressed as mermaids, important clients in bathrobes, guards in suits, and the sinister, ironic-slogan-toting Uncle Pete.

Pelevin has been perplexing and delighting readers with his unique brand of polyphonic sci-fi comedy for more than two decades now. His first novel, Omon Ra, published in 1992, portrays a protagonist attempting to escape the Soviet nightmare by becoming a cosmonaut, only to find himself part of a farcical, mock-heroic moon landing during which he drives his lunar bike along a derelict underground tunnel.

While the political landscape may seem to have altered seismically around him, Pelevin has had no trouble shifting his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia. Pelevin’s most recent book, Pineapple Water for a Beautiful Lady, has just been short-listed for the Nose literary prize.

via Revealing drawbacks of post-Soviet consumerism | Russia Beyond The Headlines.

Il romanzo ricorda molto il bunga bunga affair ed è principalmente indirizzato a polemizzare la corruzione dell’oligarchia russa sotto il governo Putin.
Chi sono le cariatidi canterine? Dal greco, figure portanti. Un gruppo di giovani prostitute, addestrate, drogate, coinvolte da una società segreta in un affare politico.
C’è una parte del libro, molto bella, in cui Lena e le altre ragazze vengono convocate da Uncle Pete e portate in un luogo segreto. Intanto che aspettano, Lena trova una rivista, e Pevelin il pretesto per parlare di controcultura e fare polemica

‘She took the driver’s well thumbed copy of Eligible Bachelors of Russia magazine. Inside it was another slim, badly tattered magazine, titled Counterculture. It wasn’t clear if this was printed or simply a supplement. Counterculture was printed on poor quality newsprint and looked very dubious, even sordid, but Vera explained that that was deliberate.
“It’s counterculture,” she said, as if the word explained everything.
“And what’s that?” Lena asked.
“That’s when they use dirty words on cheap paper,” Vera explained. “So they can badmouth the glossies. It’s hot shit nowadays.”
Asya frowned.
“That’s not right,” she said, “it doesn’t have to be on cheap paper, sometimes the paper’s expensive. Counterculture’s..” She hesitates for a moment, as if she was trying to recall a phrase that she’d heard somewhere. “It’s the aesthetic of anti-bourgeois revolt, expropriated by the ruling elite, that’s what it is.”
“But how can you expropriate an aesthetic?” Vera asked.
“NO problem,” replied Asya. “Nowadays, everyone who’s got a competent PR manager is a rebel. Any dumb bitch on TV can say she’s on the run from the FSB…I don’t get you girls; I don’t see why we should have any complexes about the job. Because everyone’s a prostitute nowadays, even the air- for letting the radio waves pass through it.”
“You take such an emotional view of everything, seeing it all with your heart,” said Kima. “You won’t last long like that. And anyway, that’s not what counterculture is.”
“Then what is it?” asked Asya.
“It’s just a market niche,” Kima replied with a shrug, “And not just here, it’s the same all over the world. Think of it – ‘counter’-counterculture is any commodity someone’s hoping to sell big-time, so they put it on the checkout counter. Lena, why are you so quiet?”
“I am reading,” Lena replied. “I don’t understand why they use dotted lines for profanity, if they’re in revolt.”
“That’s to attract more readers.”
“Aha. And here they write:’brilliant intellectual, experimenting within the mainstream…’ Is that counterculture?”
“No,” said Asya. “That’s one cute guy on the make and another one doing his PR.”
Lena didn’t ask any more question, but she was still wondering what counterculture really was, and decided to read right through the supplement.
She half listened to the girls with one ear as she read the article: “The 100 Most Expensive Wh…s in Moscow (with Phone Numbers and Addresses)” – followed by the comments on it (one commentator wrote in to ask why was that Drozdovets, the host of the popular talk show “Hats Off!”, wasn’t in the list – was it because of a sudden moral transformation or a temporary decline in his ratings?). Then she frowned at a strange advertisement (“Weary of the hustle and bustle of the city? In just two minutes, you can be in a pine forest. Washing lines from the Free Space factory!”), leafed through an article about the singer Shnurkov (“Why, of all the warriors doing battle against the dictatorship of the manager, was this sophisticated Che Guevara, known to many well-to-do gentlemen for his scintillating songs at exclusive corporate events, the first to point out that he was no slouch when it came to picking up on the ringtone? Because he realized that these days it’s the only way to get his ringtone playing on your iPhone, dear manager!”), then Lena read an interview with Shnurkov himself (“The composer of ‘Ham ..r that C..t’ and ‘D..k in a Con..m’ reflects on the trends and metamorphoses of contemporary Russian cinema”), and then – probably because of the tiresome countercultural profanities – she started feeling depressed and lonely, so she closed the supplemt and dived into the quiet, glossy waters of Eligible Bachelors of Russia.
Immediately she came across a large article titled “The last Russian Macho.” It was devoted to the oligarch Botvinik, whom it called “Russia’s No. 1 Eligible Bachelor.”
Lena peered, gimlet-eyed, at the photo of a stocky, chubby individual with an unnatural, bright blush right across his cheeks – as if she were trying to drill a fishing hole in the glossy surface and hook the key to some kind of secret code out of it.
“Could you love someone like that?” Asya asked, glancing into the magazine.
“Why not?” replied Lena. “You can always find something good in anyone. And when someone has a few billion dollars, you can find an awful lot of something good. You just have to look for it.”
Text entirely taken from ‘The Hall of the Singing Caryatids’ by Victor Pelevin.
Translated from the Russian by Andrew Bromfield.

Feminist punk band Pussy Riot take revolt to the Kremlin | World news | The Guardian

Members of Pussy Riot perform on a platform in front of St Basil's Cathedral in Red Square, Moscow. Photograph. Anna Artemeva.AFP.Getty Images

Eight women stood in a line opposite the Kremlin, neon balaclavas hiding their faces, fists pounding the air in rugged defiance. Before police carted them off, the members of Pussy Riot managed to shout their way through a minute-long punk anthem: “Revolt in Russia – the charisma of protest / Revolt in Russia, Putin’s got scared!”

Formed days after Vladimir Putin’s announcement in September that he intended to return to the presidency, Pussy Riot have become the latest symbol of young Russian discontent.

via Feminist punk band Pussy Riot take revolt to the Kremlin | World news | The Guardian.

Raising a flag over the Reichstag[World War II 1933-1945]

Bolshoi Theatre Chorus-Photo by Yevgeny Khaldei
Berlin-Photo by Yevgeny Khaldei
Brelin Ruins-Photo by Yevgeny Khaldei
Berlin-Photo by Yevgeny Khaldei
Raising a flag over the Reichstag,Historic Photo by Yevgeny Khaldei

Yevgeny Khaldei (Russia 1917–1997 Red Army photographer)

Raising a flag over the Reichstag -(Wikipedia)

The Courage to tell the Truth

Anna Politkovskaya(New York, 30 agosto 1958 – Mosca, 7 ottobre 2006)
Anna Politkovskaya(New York, 30 August 1958 – Moscow October 2006)

“People sometimes pay with their lives for saying aloud what they think. In fact, one can even get killed for giving me information. I am not the only one in danger. I have examples that prove it.”
Anna Politkovskaya

The Assassination of Anna Politkovskaya

Putin’s Russia by Anna Politkovskaya

Мастер и Маргарита

Mikhail Bulgakov

Prodigio di Eclisse Lunare e le sfumature della notte diluite di rosso entro una cornice un poco torbida ed evocativa che rimanda alla magia di un romanzo per tutti,Il Maestro e Margherita,di Michail Bulgakov,nel quale Margherita impersonifica una strega a cavallo una scopa,in volo sui tetti e le strade di una Mosca di inizio novecento rischiarata dal sortilegio figurativo di una quantomai celebrativa Luna Piena.Questo romanzo,che io amo,inserito nel genere “realismo magico“,stile letterario che prevede un tocco di magia funzionale al realismo della narrazione,a mio parere,è quanto di più alto è possibile fare letteralmente di un’allegoria.Lo stesso Bulgakov si serve degli avvenimenti accaduti a Gerusalemme durante il periodo pasquale che videro il procuratore romano Ponzio Pilato assistere alla resurrezione di Gesù Cristo,da lui stesso condannato.Ed è sulla base di questa parabola che Bulgakov costruisce il romanzo,per sottolineare ingiustizia e abuso del potere nei confronti dell’allora società russa oppressa dalla dittatura staliniana.
Il romanzo,che Bulgakov inizierà a scrivere nel 1928,subirà diversi rimaneggiamenti fino alla stesura definitiva nel 1940,ultimata dalla moglie(Bulgakov morirà poco prima d’averlo concluso) e pubblicato soltanto nel 1967.
Il Maestro e Margherita si sviluppa su due piani narrativi;il primo di denuncia e funzionale a Bulgakov nel raccontare la venuta di Satana,Woland,stregone esperto di magia nera,il quale dice di avere assistito al processo di Gesù Cristo-condannato da Ponzio Pilato,e in visita a Mosca con una carovana di amici strambi(fra questi il gatto Behemot,personaggio principale del romanzo)che creeranno scompiglio nell’alta società aristocratica moscovita,invadendo la più importante delle associazioni letterarie a Mosca,la MASSOLIT(a indicare un circolo compiacente verso la letteratura di massa),in cui si riunisce la classe intellettuale moscovita.Bulgakov non si risparmierà dal puntare loro il dito denunciandone la corruzione e accusando la classe aristocratica di lascismo e inettitudine(cosa che per anni lo costringerà all’emarginazione)
Nel secondo libro,Bulgakov introdurrà Margherita,figura non centrale nel libro,ma d’aiuto a Bulgakov nel figurare il rapporto d’amore fra lei e il Maestro,personaggio chiave,uomo esiliato dal contesto intellettuale moscovita perchè detentore di una verità scomoda e malconciliante l’oscurantismo di propaganda,dunque un amore,il loro,simbolo di ritrovato rincongiungimento,rinascita e purificazione.
Il finale del romanzo vorrà la morte del Maestro e Margherita per mano di Woland,che conferirà loro il dono dell’immortalità,e l’assoluzione di Gesù Cristo risparmiato dalla morte.
Ribaltamento dei ruoli,egualitarismo sociale.
Il Maestro e Margherita rappresenta l’eterno conflitto tra bene e male,Dio Creatore- Dio Distruttore,il tutto narrato con incredibile ironia e sarcasmo; tante le trovate visionarie-uno spettacolo di magia,il gatto Behemot ubriacone e blasfemo.Tante le curiosità che riguardano questo romanzo anche;leggo su Wikipedia che il libro ha ispirato Salman Rushdie nella stesura dell’opera I versi satanici, e i Rolling Stones per la scrittura del pezzo Sympathy for the Devil.
Del 1972 il film omonimo diretto dal regista Aleksandar Petrovic.
Per una più attenta e dettagliata critica al romanzo,interessante questo articolo di Andrea Gussago
http://lafrusta.homestead.com/rec_bulgakov.html
Sotto la parte finale del libro e il link da cui è possibile accedere alla lettura,in inglese,dell’intero romanzo.

Peter Pavlov, View of Red square, 1990.10

[…]
In the brilliant moonlight, brighter than an arc-light, Margarita could see the seemingly blind man wringing his hands and staring at the moon with unseeing eyes. Then she saw that beside the massive stone chair, which sparkled fitfully in the moonlight, there lay a huge, grey dog with pointed ears, gazing like his master, at the moon. At the man’s feet were the fragments of a jug and a reddish-black pool of liquid. The riders halted.’We have read your novel,’ said Woland, turning to the master,’ and we can only say that unfortunately it is not finished. I would like to show you your hero. He has been sitting here and sleeping for nearly two thousand years, but when the full moon comes he is tortured, as you see, with insomnia. It plagues not only him, but his faithful guardian, his dog. If it is true that cowardice is the worst sin of all, then the dog at least is not guilty of it. The only thing that frightened this brave animal was a thunderstorm. But one who loves must share the fate of his loved one.’ What is he saying?’ asked Margarita, and her calm face was veiled with compassion.’He always says ‘ said Woland, ‘ the same thing. He is saying that there is no peace for him by moonlight and that his duty is a hard one. He says it always, whether he is asleep or awake, and he always sees the same thing–a path of moonlight. He longs to walk along it and talk to his prisoner, Ha-Notsri, because he claims he had more to say to him on that distant fourteenth day of Nisan. But he never succeeds in reaching that path and no one ever comes near him. So it is not surprising that he talks to himself. For an occasional change he adds that most of all he detests his immortality and his incredible fame. He claims that he would gladly change places with that vagrant, Matthew the Levite.’ ‘Twenty-four thousand moons in penance for one moon long ago, isn’t that too much? ‘ asked Margarita. ‘Are you going to repeat the business with Frieda again?’ said Woland.’ But you needn’t distress yourself, Margarita. All will be as it should ;that is how the world is made.”Let him go! ‘ Margarita suddenly shouted in a piercing voice, as shehad shouted when she was a witch. Her cry shattered a rock in the mountainside, sending it bouncing down into the abyss with a deafening crash, but Margarita could not tell if it was the falling rock or the sound of satanic laughter. Whether it was or not, Woland laughed and said to Margarita:’Shouting at the mountains will do no good. Landslides are common here and he is used to them by now. There is no need for you to plead for him,Margarita, because his cause has already been pleaded by the man he longs to join.’ Woland turned round to the master and went on: ‘ Now is your chance to complete your novel with a single sentence.’The master seemed to be expecting this while he had been standing motionless, watching the seated Procurator. He cupped his hands to a trumpet and shouted with such force that the echo sprang back at him from the bare,treeless hills :’You are free! Free! He is waiting for you!’The mountains turned the master’s voice to thunder and the thunder destroyed them. The grim cliffsides crumbled and fell. Only the platform with the stone chair remained. Above the black abyss into which the mountains had vanished glowed a great city topped by glittering idols above a garden overgrown with the luxuriance of two thousand years. Into the garden stretched the Procurator’s long-awaited path of moonlight and the first to bound along it was the dog with pointed ears. The man in the white cloak with the blood-red lining rose from his chair and shouted something in a hoarse, uneven voice. It was impossible to tell if he was laughing or crying, or what he was shouting. He could only be seen hurrying along the moonlight path after his faithful watchdog.’Am I to follow him? ‘ the master enquired uneasily, with a touch on his reins.’No,’ answered Woland, ‘ why try to pursue what is completed? ”That way, then?’ asked the master, turning and pointing back to where rose the city they had just left, with its onion-domed monasteries,fragmented sunlight reflected in its windows.’No, not that way either,’ replied Woland, his voice rolling down the hillsides like a dense torrent. ‘ You are a romantic, master! Your novel has been read by the man that your hero Pilate, whom you have just released, so longs to see.’ Here Woland turned to Margarita : ‘ Margarita Nikolayevna! I am convinced that you have done your utmost to devise the best possible future for the master, but believe me, what I am offering you and what Yeshua has begged to be given to you is even better! Let us leave them alone with each other,’ said Woland, leaning out of his saddle towards the master and pointing to the departing Procurator.’Let’s not disturb them. Who knows, perhaps they may agree on something.’
At this Woland waved his hand towards Jerusalem, which vanished.’And there too,’ Woland pointed backwards. ‘ What good is your little basement now? ‘ The reflected sun faded from the windows. ‘ Why go back? ‘Woland continued, quietly and persuasively. ‘ 0 thrice romantic master,wouldn’t you like to stroll under the cherry blossom with your love in the daytime and listen to Schubert in the evening? Won’t you enjoy writing by candlelight with a goose quill? Don’t you want, like Faust, to sit over a retort in the hope of fashioning a new homunculus? That’s where you must go–where a house and an old servant are already waiting for you and the candle;s are lit–although they are soon to be put out because you will arrive at dawn. That is your way, master, that way! Farewell–I must go!’
‘Farewell! ‘ cried Margarita and the master together. Then the black Woland, taking none of the paths, dived into the abyss, followed with a roar by his retinue. The mountains, the platform, the moonbeam pathway,Jerusalem–all were gone. The black horses, too, had vanished. The master and Margarita saw the promised dawn, which rose in instant succession to the midnight moon. In the first rays of the morning the master and his beloved crossed a little moss-grown stone bridge. They left the stream behind them and followed a sandy path.’Listen to the silence,’ said Margarita to tlhe master, the sand rustling under her bare feet. ‘ Listen to the silence and enjoy it. Here is the peace that you never knew in your lifetime. Look, there is your home for eternity, which is your reward. I can already see a Venetian window and a cllimbing vine which grows right up to the roof. It’s your home, your home for ever. In the evenings people will come to see you–people who interest you, people who will never upset you. They will play to you and sing to you and you will see how beautiful the room is by candlelight. You shall go to sleep with your dirty old cap on, you shall go to sleep with a smile on your lips. Sleep will give you strength and make you wise. And you can never send me away– I shall watch over your sleep.’ So said Margarita as she walked with the master towards their everlasting home. Margarita’s words seemed to him to flow like the whispering stream behind them, and the master’s memory, his accursed,needling memory, began to fade. He had been freed, just as he had set free the character he had created. His hero had now vanished irretrievably into the abyss; on the night of Sunday, the day of the Resurrection, pardon had been granted to the astrologer’s son, fifth Procurator of Judaea, the cruel Pontius Pilate.

Mikhail Bulgakov. The Master and Margarita.

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