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L'ombelico di Svesda

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Orlando In Ordine Sparso | Nicla Vassallo | Poesie 1983 – 2013

Nicla Vassallo
Cercavo qualcosa, in libreria. Non mi era ancora chiaro cosa esattamente finchè questo libro di Nicla Vassallo ha trovato me. Le poesie contenute in esso sono tante, ognuna come dettata dall’urgenza di rendere significativo il tempo che le ha generate attraverso una fulminea suggestione.
Come spesso faccio quando ho in mano un libro, l’ho aperto e letto da una pagina a caso:

Sbucciando gli strati
della propria pelle
si svelano
inferme metamorfosi

Non ho potuto fare a meno di portarlo via con me.

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Caos, Pendole, Cocomeri

Cy Twombly, The Fire that Consumes All Before It, 1978
Cy Twombly, The Fire that Consumes All Before It, 1978

In occasione dei suoi quarant’anni di collaborazione, L’Obliquo Edizioni dedica a Damiano Abeni una raccolta di poesie – Caos, Pendole, Cocomeri – da lui tradotte dall’inglese all’italiano.
Dice Massimo Gezzi nella prefazione:

‘Ci sono scrittori e intellettuali, nella storia della letteratura, che svolgono il ruolo fondamentale di collegare due mondi. Penso – uno su tutti – a Bobi Bazlen, che negli anni venti del Novecento traghettò il meglio della cultura e della letteratura mitteleuropea (Svevo compreso) tra gli scrittori italiani, per primo Eugenio Montale.
Pensando alla quarantennale attività di traduttore di Damiano Abeni, che questo libro celebra e festeggia, mi viene in mente proprio questo: che l’epidemiologo con la passione per la poesia americana, sbocciata grazie a una borsa di studio che nel 1973, dai banchi del ginnasio, lo catapultò per la prima volta in America, rappresenta per noi una sorta di sensibilissimo e insostituibile radar di quanto di meglio si è prodotto in versi negli Stati Uniti negli ultimi cinquant’anni.’

Fra i poeti tradotti figurano John Ashbery, e. e. cummings, Weldon Kees, soprattutto Mark Strand, fra tutti il mio preferito.

Mi piacerebbe molto condividere ognuna delle poesie contenute in questo volumetto, ma dovrò accontentarmi di infrangere le regole del copyright postandone soltanto qualcuna.
Questa di Aldous Huxley, per iniziare

Carpe Noctem

Non c’è futuro, non c’è più passato,
non frutto nè radice, solo un effimero fiore.
Stai immobile e la notte durerà – resta sdraiata –
muta e oscura, non per lo spazio d’ore
ma per sempre. Fammi dimenticare
tutto tranne il tuo profumo, ogni notte tranne questa,
la vergogna, il pianto sterile, il recriminare.
Stai immobile, sdraiata: questa flebile e cheta estasi
fiorirà sull’orlo del sonno, si diffonderà
finchè non ci sarà null’altro tranne me e te
stretti in un silenzio senza tempo. Ma come chi il destino
chiama a morire, e al mattino morrà,
io so, anche se la notte pare sospesa, che
il cielo schiarirà prima che il sole annunci il mattino.

Le parole e le cose – Letteratura e realtà

L’Ora Presente | Yves Bonnefoy

M. K. Čiurlionis, Summer,1907
M. K. Čiurlionis,Summer, 1907

Pubblicata lo scorso giugno,‘L’ora presente’ è la più recente raccolta di versi del poeta francese Yves Bonnefoy, massimo esponente della poesia del Novecento. La Repubblica ne celebra l’uscita con un’intervista redatta nei primi di luglio, leggibile cliccando questo link

Yves Bonnefoy ‘Diffidate degli artisti solitari il vero poeta ha bisogno di amici’ – La Repubblica

I poeti sono creature divine cui sensibilità fuori dal comune si mantiene inalterata nel tempo nonostante le miserie della vita. Ciò che vale a incupire e zittire l’animo di noi comuni mortali, nel poeta tende a manifestarsi come un lampo d’abbacinante intensità. Ed è bello cogliere nelle parole del poeta il riflesso di questo prodigioso sortilegio.

Il giardino

Pomona ti abbordava ridendo, e t’offriva
La pala, il rastrello, il cielo, la terra,
E l’istante, affinchè soltanto cielo e terra
Si chinassero, amandoti tanto, sul tuo sogno di te.

Nubi il cielo, ma anche reca
Il piovasco che brilla tra le sue mani quiete,
E forse un temporale: ma stasera,
Quando tutto sarà ripreso soltanto nella vita.

La scienza di un giardino sta nel calmare
Per un’ora il male della ferita,
Hortus non conclusus, illimitato

Dallo schizzo di una pompa: poichè un bambino
Spruzza dell’acqua, in una vasca di pietra,
Per spaventare gli insetti sul fondo.

Il letto, le pietre

Lei nomina il letto, che è più vasto
Del paese che s’estende davanti a loro,
Questo disordine di pozzanghere e di giunchi,
E di luci, in cui s’agitano ali.

E lui nomina la pietra,
Le sue masse crepate, le sue grandi gole d’ombra.
Poi l’uno e l’altra nominano la notte che viene,
Uno per dirla oscura, l’altra chiara.

Che si diano due nomi a ciò che si ama!
Scrivere in due il mondo avrebbe un qualche senso,
Dice ad Adamo sognatore Eva angustiata.

Avanzano, hanno nominato, tanto le parole vogliono,
Una casa, l’arenaria, un’upupa, una forra,
Un letto in lontananza, già coperto di pietre.

A Cose Fatte

William Merritt Chase, Afternoon Shadows
William Merritt Chase, Afternoon Shadows

Così dunque:

nessun progresso, neppure il più piccolo passo avanti, piuttosto qualche arretramento, e null’altro che cose trite e ritrite.

Nemmeno un vero pensiero. Null’altro che umori; variazioni d’umore, sempre meno coerenti, null’altro che brandelli, lacerti di vita, simulacri di pensieri, frammenti salvati da una sconfitta, o che l’aggravano. Momenti dispersi, giornate disgiunte, parole disperse, perchè la mano ha toccato una pietra più fredda del freddo.

Distanti dall’alba, in effetti.

Quello che non si può non dire, comunque, perchè lo si è toccato col dito. La mano fredda come una pietra.

Per quanto rapidi scrivano i rondoni, per quanto alti traccino i loro segni nel cielo d’estate, i morti non li possono più leggere. E io, io che li vedo ancora con una specie di gioia: non mi involeranno al cielo.

Sotto di loro, questi abbozzi d’un ignaro. Un breve e puro scorcio di sfuggita, velleità d’ascensione, e poi, più lunga, la ricaduta tra i sassi, marcia indietro.

Nella disperazione dei fuggiaschi, come una neve in cui più alcuna traccia del cuore sia visibile, mai. O come un panno che rifiuti di accogliere ancora l’impronta di un volto, o anche solo di una mano.

(Pure, qualcuno scrive ancora sulle nuvole.)

tratto da E, tuttavia, Philippe Jaccottet, 2001

Meta Poetry

La scrittura,che si tratti di prosa,che si tratti di poesia,rispetto alla fotografia,la pittura,il cinema,la musica,rappresenta-forse-il parto creativo più travagliato; laddove in bisogno di comunicare,la scrittura prevede ci sia un ascoltatore,di rimando,nelle possibilità di interagire allo sforzo di comunicazione dello scrittore-leggendo. Leggere implica un atto di dedizione,uno sforzo d’attenzione e considerazione delle parole.Senza un ascoltatore,all’occorrenza uno spettatore,la scrittura è tela bianca tra una cornice di inchiostro nero,o appena una progressione sistematica di parole senza alcuna implicazione di valore a sostegno delle idee,espresse attraverso la geometria delle lettere,argomentate dalla consistenza dei suoni,sfumate di ritmo dalla punteggiatura-in perpetua sospensione. Nulla più.
Detto questo,credo-credo-essere appena riuscita a rendere un esempio di MetaNarrazione(La cosa più curiosa è forse l’esserci arrivata in maniera intuitiva,definendola meta narrativa); lo spunto è nato da un archivio di meta poesie,a mio avviso meravigliose, lette qualche tempo fa in questo blog (utente sconosciuto,per qualche ragione)
Poems all the way down | Metapoetry
La meta poesia esprime poesia,fa dei versi la sublimazione dei versi (ricamo elaborato di pensieri e suggestioni),delle parole l’essenza delle parole.

within
the poems within this poem know something
a purpose (knowing nothing, breathing darkness)
which cannot ever be expressed except in secret
a slip of truth (between light and its source)
that means the world, forgotten before it’s noticed
like time (discovered at last, hiding within us)
to dream the last of night lifting off eternal dawn
beginning (as we believe in the final victory)
in the infinite brightness where all things happen
as a symphony (at the foundation of each now)

point
this is a dance of letters down the line
the music is in the sound within your mind
ultimately to go into space, if unskilled
but if the words can tap themselves in tune
to stop on a dime, a very certain point

birthday
my birthday is whenever you read this
thus is the meaning come to life, each time
for i am not defined until contact is made
as nothing exists without there is change
and meaning that which causes anything
and in quality, all that effects the world
the dream to enter in your eyes, and open

-taken from MetaPoetry,Poems all the way down

Passione d’amore

Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente i dolci detti e l’amoroso canto! A me repente, con più tumulto il core urta nel petto: more la voce, mentre ch’io ti miro, su la mia lingua nelle fauci stretto geme il sorriso. Serpe la fiamma entro il mio sangue, ed ardo: un indistinto tintinnio m’ingombra gli orecchi, e sogno: mi s’innalza al gaurdo torbida l’ombra. E tutta molle d’un sudor di gelo, e smorta in viso come erba che langue, tremo e fremo di brividi, ed anelo tacito, esangue.

Saffo

Édouard-Henri Avril

Illustrazione di Édouard-Henri Avril ai Sonetti Lussuriosi di Pietro Aretino (1892)

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