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L'ombelico di Svesda

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piano

Stealin’ Apples

Certo ne è passato di tempo. Mi occorre ammettere in questi ultimi mesi sono cambiate molte cose, ma c’è di buono la musica – almeno quella – è rimasta sempre la stessa.
Al mio caro e affezionato Kobaiashy, che ultimamente mi ha scritto chiedendosi che fine ho fatto, voglio rispondere con questo pezzo di Fats Waller, Stealin’Apples, magnificamente suonato da Dick Hyman

Keeping out of mischief now

Dick Hyman plays Fats Waller, 1989

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Concertino Pour Harpe Et Piano

Germaine Tailleferre (1892-1983) , 1927
I. Allegretto
II. Lento
III. Rondo
Gabriella Bosio, arpa
Cristina Ariagno, pianoforte
via The Wellesz Company
Cover image: painting by Felix Vallotton

we need indulgence. especially tonight.

Sonata For Piano No 7

I. Allegro
we need indulgence

Il Caso Viktor Ullman
Il Suono e la Mente

Piano Sonata No.2 In D Minor, Op.14

by Sergei Prokofiev  masterfully played by Sviatoslav Richter

“If one can only find the necessary harmony, life can be so wonderful.”Sviatoslav Richter

Jeux d’eaux, composed in 1901 by Maurice Ravel (1875-1937); performed here by Sviatoslav Richter (born 20 March, 1915; died 1 August, 1997)

Dei Notturni E Chopin

Quanta grazia nei Notturni di Chopin (dieci, per intero), cui temperamento sognante trae ispirazione dalle opere del compositore e pianista irlandese John Field

The nocturne is generally credited to John Field, an Irish composer and pianist, who published his first three nocturnes in 1814. These romantic character pieces are written in a somewhat melancholy style, with an expressive, dreamy melody over broken-chord accompaniment. The majority of Chopin’s nocturnes adopt a simple A-B-A form. The A part is usually in a dreamy bel canto style, whereas the B part is of a more dramatic content. In distinction of melody, wealth of harmony and originality of piano style, Chopin’s nocturnes leave Field’s far behind. The similarity of Chopin’s nocturnes to Bellini’s cavatinas (such as Casta diva from Norma) has often been noticed, though there is little evidence of direct influence in either direction.

‘We have seen the shy, serenely tender emotions which Field charged them to interpret, supplanted by strange and foreign effects. Only one genius possessed himself of this style, lending to it all the movement and ardour of which it was susceptible. Chopin, in his poetic Nocturnes, sang not only the harmonies which are the source of our most ineffable delights, but likewise the restless, agitating bewilderment to which they often give rise.’
Franz Liszt

via Chopin Music: Nocturnes.

Ho trovato un articolo molto interessante, di Joao Paulo Casaroti, University of North Dakota, che riguarda il metodo di insegnamento adottato da Chopin, il quale, al contrario di Liszt, pare, non amasse esattamente esibirsi in concerto e preferisse di gran lunga impiegare il proprio tempo in compagnia dell’alta società parigina e in lunghe sessioni di insegnamento; dice l’articolo, Chopin prediligeva suonare pianoforti Pleyel e attorniarsi di pochi ‘pupils’, allievi, che accoglieva nel proprio appartamento, in sessioni della durata di 45 minuti, un’ora, talvolta più, in cambio di 25 franchi, una cifra piuttosto alta rispetto ai 5 di media richiesti dagli altri insegnanti parigini. E’ ben noto, dice ancora l’articolo, che molti degli allievi educati da Chopin non sono diventati musicisti riconosciuti, e questo perchè in prevalenza donne, aristocratiche, a cui era proibito suonare in pubblico eccetto che nelle funzioni di beneficenza (tuttavia questo articolo dedicato alle piano women che si sono esibite in concerto tra il 1750 e il 1900, e in Europa e negli States, sembrerebbe non confermare le ipotesi avanzate dall’articolo – Yesterday’s Concert Pianists-Alphabetical).

Quanto all’interpretazione

In Chopin’s lessons, when a student played stiffly and mechanically, he would say impatiently, “Do put your whole soul into it.” He considered “feeling” the most essential quality for becoming a fine pianist. Even though Chopin often played to his students, to demonstrate an idea or purpose, he did not want them to become his imitator. He wrote to his student Delfina:

‘Music, rich, full of feeling, not soulless, is like a crystal on which the sun falls and brings forth from it a whole rainbow. And everyone may admire it for a different reason; one will enjoy the fact that the crystal has been artfully carved, another will like the red color, still another the green, while the fourth will admire the purple. And he who put his soul into the crystal is like one who has poured wine into it.

You know that I tell my pupils to play my own and others’ works as they feel them, and that I dislike it if they imitate me too much, adding nothing of their own in the interpretation.

As for myself, you know, I seldom play a thing twice in the same way. You realize that the cause is in the disposition.

People sometimes tell me reproachfully that I have been playing better, e.g., at Custine’s than at the Perthius, but they don’t understand that man is not a machine.’

via Chopin the Teacher.

Stancarsi Gli Occhi Contemplando L’Alba. Non Un’Ombra A Turbarne Il Chiarore.

Off Solo Piano, 1989. Performed by Philip Glass.

Pleasure is often spoiled by describing it – Stendhal

Christian Northeast

‘The ox becomes furious if a red cloth is shown to him; but the philosopher, who speaks of colour only in a general way, begins to rave’Johann Wolfgang von Goethe (*)

L’800, il secolo delle isterie. Ho iniziato a leggere un saggio di Goethe, Theory of Colours, del 1810, nel quale lo scrittore s’impunta, ci tiene, a smentire una teoria messa a punto da Newton nel 1704 e presentata nell’ Opticks: or a treatise of the reflexions, refractions, inflexions and colours of light’, considerato un caposaldo della letteratura scientifica (che io non ho letto).
Ho un po’ di pudore a dirlo ma sono dell’opinione non si dovrebbero mai scrivere libri quando si è al picco dell’innamoramento, un po’sudati, sovraeccitati, fuori controllo e disposti persino a negare l’evidenza; Newton considera la luce un cono bianco che proiettato attraverso un prisma dà esito a sette fasci di colore puro: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indigo, viola (se avete presente la copertina di The dark side of the Moon). Goethe ci pensa sopra, si offende prima, lo snobba (come lo snobba)

‘Along with the rest of the world I was convinced that all the colours are contained in the light; no one had ever told me anything different, and I had never found the least cause to doubt it, because I had no further interest in the subject.’ (**)

e ‘Adesso ti sistemo io’, scrive un saggio dettagliatissimo al pari di Opticks in cui intende dimostrare, punto per punto, l’incantesimo della luce, gamma pressochè infinita di sfumature che attraverso lo spettro dell’anima, consentono allo sguardo di contemplare il mondo in posa estatica, al picco di una sindrome di Stendhal, soggiogati da un sortilegio, un idillio, al culmine della Lisztomania, rapiti da un incanto che è la vita a colori. Bha. E’ chiaro i romantici non vivevano in uno squash di periferia no furniture included a due passi da una zona industriale.
Eppure questa  Hungarian Rhapsody No. 2  scritta da Franz Liszt nel 1847 è talmente incantevole da rapire in un sogno. Pare Liszt abbia creato incredibile ammirazione ed estasi fra i suoi fan, una manata di isterici idealisti in lista dagli analisti nel ‘900.
L’800, il secolo dell’estasi.

(*)(**) taken from Theory of Colours, by Johann Wolfgang von Goethe, 1810

La Notte scivola lenta su tacchi di vernice nera
un uomo ne spia l’ombra da dietro le tende
Miagola il gatto alla Luna

a kill-me-softly and mewing tune off ‘Jazz in Paris’ by Oscar Peterson & The Stephane Grappelli Quartet, 2000

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