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L'ombelico di Svesda

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‘E’ Facile Essere Indifferenti. L’ Interesse Richiede Coraggio, E Il Coraggio Richiede Carattere.’

Non mi sono mai sentito allo stesso tempo cosí distaccato da me stesso e cosí presente nella realtá
Albert Camus

Stasera è stata la volta di Detachment, se è possibile il film più bello che mi è capitato vedere negli ultimi tempi, malinconicamente interpretato da Adrien Brody e diretto da Tony Kaye. La citazione di Camus a inizio riprese costituisce un’avvertenza, si tratta di un film drammatico molto drammatico, rigurgito post-modernista ed esistenzialista, con una buona dose di critica marxista e un finale ancora più amaro e irrimediabile. A buon ragione, un pugno allo stomaco e uno di quei post-it da tenere bene attaccato alla parete di camera come promemoria.
La trama racconta di un insegnante americano di letteratura alle prese con un sistema scolastico degradante, e il  film è un capolavoro di incredibile sensibilità e accortezza, la manifestazione di un disagio che tocca al cuore e rende ognuno impotente, un fallito, di fronte alla realtà.
Henry Barthes lavora come supplente precario in un liceo stereotipo che ha per alunni una generazione di ragazzi abbandonati dalla famiglia e strumentalizzati dalla società, robot da combattimento  educati alla violenza e all’idolatria mediatica di una realtà plastificata, dove tutto è apparire, denaro, successo, chirurgia estetica, videogiochi, televisione, stronzatelle multimediali, violenza gratuita, mercificazione, ignoranza, degrado morale, corruzione, mancanza di dialogo. Rubbish. Lavorare con gli studenti rievoca nell’insegnate il disagio della propria esistenza e l’occasione di riflettere sul proprio passato attraverso flashback e un continuo, denso, flusso di coscienza misto a poesia di toccante gentilezza.
Nel film convergono molti temi, ma è l’arte, la letteratura, la filosofia, a fare da perno e paragone di misura. Mi piacerebbe parlare della trama, ma ho deciso non farlo. Sarebbe bello ognuno di voi lo guardasse – se non lo ha ancora fatto – e se ne facesse un’idea per conto proprio. Sarebbe bello il film venisse proposto al parlamento e discusso nelle aule delle scuole.
Le citazioni da ricordare sarebbero tante, ma ho pensato trasciverne una su tutte che conclude il film e rende omaggio allo scrittore degli scrittori americani, Edgar Allan Poe. Il brano è tratto dal racconto ‘Il crollo della casa degli Usher’, che io ho qui e ho piacere a condividere. Perdonerete il sentimentalismo di questo post, ho pianto lacrime amare per tutta la durata del film. In compenso mi sono sentita meno sola.

_________IL CROLLO DELLA CASA DEGLI USHER____________

Son coeur est un luth suspendu;
sitot qu’on le touche il resonne (*)
De Beranger

Durante una malinconica, buia, sorda giornata d’autunno, con le nubi che gravavano opprimenti e basse nel cielo, avevo attraversato da solo, a cavallo, un tratto di campagna singolarmente deserto e, alla fine, mi ero ritrovato, al cadere delle ombre notturne, in vista della tetra Casa degli Usher. Non so come accadde ma, al primo sguardo verso la costruzione, un senso di tristezza insopportabile invase il mio spirito. Dico insopportabile perchè questa sensazione non era per niente alleviata da quella sensazione semi-piacevole, perchè poetica, con cui la mente di solito accoglie anche le più lugubri immagini naturali della desolazione e del terrore. Guardavo la scena dinanzi a me, la nuda casa, il semplice aspetto della proprietà, i muri smorti, le finestre simili a occhiaie vuote, i pochi cespugli fradici, qualche tronco bianco d’albero ammuffito; guardavo ogni cosa con una estrema depressione dell’animo, che non posso paragonare a nessun’altra sensazione terrestre, se non al risveglio del fumatore d’oppio, l’amaro scivolare della vita d’ogni giorno, l’orribile squarciarsi del velo. Vi erano un gelo, una prostrazione, un disgusto del cuore, una desolazione non riscattata del pensiero che nessuno stimolo dell’immaginazione avrebbe saputo volgere in qualche cosa di sublime. Che cos’era, mi fermai a riflettere, che cos’era che tanto mi snervava nella contemplazione della Casa degli Usher? Era un mistero del tutto insolubile; nè avrei potuto afferrare le chimere che si affollavano come ombre attorno a me, mentre fantasticavo. Fui costretto ad arrendermi di fronte alla conclusione, del tutto insoddisfacente, che mentre, senza alcun dubbio, vi sono combinazioni di oggetti che hanno il potere di influire così su di noi, l’analisi di questo potere è basata su considerazioni che sono al di là della nostra comprensione. Era possibile, pensai, che una piccola differenza nell’aspetto dei particolari della scena e dei dettagli del quadro sarebbe stata sufficiente a modificare, o forse ad annullare, la sua capacità di impressionarmi spiacevolmente; e, agendo sotto l’influenza di questo pensiero, condussi il cavallo sul dirupo scosceso di un buio e spettrale laghetto che si stendeva con la sua liscia lucentezza vicino alla casa, e guardai giù, rabbrividendo anche più di prima, verso le immagini rimodellate e capovolte dei cespugli grigi dei tronchi d’albero simili a fantasmi, delle finestre che sembravano occhi vuoti.
Eppure mi proponevo di abitare per qualche settimana in questa casa di tenebra.

Da Il Crollo della Casa degli Usher, Racconti, Edgar Allan Poe
(*)Il suo cuore è un liuto sospeso; non appena lo si tocca, risuona.

The Man With The Movie Camera

The movie, Dziga Vertov, by David Abelevich Kaufman, 1929
The tune, The Man With The Movie Camera, by Cinematic Orchestra, off Man with a Movie Camera (album), 2003

The Flapper

The Flapper, Life Magazine-1922

image credit-Rotin by flickr
Ieri sera sono riuscita a trovare, su you tube,un vecchio classico del cinema muto in bianco e nero,anni ’20; The Flapper (secondo il dizionario inglese: young unconventional woman of 1920s who disdained conventions of decorum and established fashion) vede Olive Thomas nei panni dell’ingenua ragazzina annoiata che viene chiusa,dal padre, in un collegio femminile e si vedrà protagonista di diverse avventure e disavventure amorose; il film,a tratti malizioso,a tratti impertinente,è pensato per accontentare un pubblico educato e di facile indignazione e non manca di tutti gli stereotipi che rendono a incorniciare un’epoca in fermento sociale: giovane donna borghese,di provincia,costretta al rigore di un’educazione patriarcale,affascinata dal mistero della città,New York,innamorata di un milionario a cavallo,wild and strong, che le spezzerà il cuore (ad alto gradimento le scene al culmine del drammatico,seguite da immancabili svenimenti e lacrime di cerone) e per il quale cadrà in rovina dissipando giovinezza ed eredità,al bancone di un bar. Ripresa nel finale-redenzione della flapper,sposalizio = vita felice. Sebbene questo film, divenuto un fad degli anni’20,a tutt’oggi, farebbe rabbrividire di orrore persino la più moderata delle suffragette,e la più positiva delle femministe, centinaia,forse migliaia,di donne l’hanno iconizzato a modello di vita e le ragioni di questo sono da ricercare nella storia-società pratriarcale,’conservatorismo’,repressione,fine della prima guerra mondiale,proibizionismo,sintomi della grande depressione.
Lo stereotipo che ne deriva vede una donna sgomitare per l’affermazione della propria indipendenza e insieme giocare ora il ruolo di Betty Gramble,micetta sognante,indifesa e insicura, ora quello della più sfacciata Betty Page, femmina di animale indomito, maliziosamente sensuale e incredibilmente spregiudicata (that woman!)
Lo stereotipo vuole anche l’affermazione di un modello di donna assolutamente frivola e per questo sottovalutata intellettualmente; del 1946 Doll Face,con Vivian Blaine nei panni di una burlesque queen scartata a un’audizione perchè ritenuta non sufficientemente colta,e riscattatasi  dell’accusa di frivolezza dopo aver scritto un romanzo della propria vita,divenuto-nel film-premio letterario.
Il dato curioso riguarda il persistere,ancora oggi, di certi schemi mentali.Chiedete a un uomo come vede una donna e questo 6 volte su dieci vi risponderà Betty Gramble,nel ruolo della fidanzata,Betty Page,in quelli dell’amante.Sono pronta a ricredermi.
Ad ogni modo,la cosa che più mi affascina del cinema vintage (a parte l’affettazione degli attori e la leziosaggine dei dialoghi-nel caso dei muti,i ghirigori di decorazione alle lettere),è l’atmosfera, quasi magica,e il sortilegio che ne deriva,come viaggiare a mezzo una macchina del tempo proiettati indietro di quasi un secolo.Indipendentemente dal dibattito sociale,della critica femminista, io trovo i film muti,quell’epoca tutta e quella a seguire,nel dopoguerra, assolutamente affascinanti. Vorrà mia sorella,scherzando,darmi dell’antica.Vorrò rispondere lo sono,io sono antica. Io sono assolutamente,irrimediabilmente,antica.Adoro l’ingenuità maliziosa di quelle donnine vanitose e civettuole,in abiti da sera e piume di pavone ai capelli;l’orologio al panciotto e le moine decorose di quei signorotti gatsbiani,un po’sbruffoni un po’piacioni,furfantini;adoro il virtuosismo del nostro neorealismo,Fellini,la fotografia di città frettolose e pulsanti,gentlemen in carrozza,faccendieri in maniche di camicia,marinai ai bar del porto,solide matrone alla regia del focolare domestico.Bambini. Amo osservare le faccette,un po’curiose,un po’biricchine,dei bambini.
Specie nel caso del neorealismo, la suspance è palpabile,il dramma è reale, le ragioni radicate nella storia,e lo spirito della società è vivo e reso magnificamente attraverso l’esasperazione di un dramma,ora un’illusione,un sogno sfumato,un progetto di vita mancato di determinazione.Vizi,tic,manie,piccole miserie,vanità.E poi la speranza,l’amore ideale,la famiglia a epicentro della comunità sociale.
C’è niente di più delizioso che struggersi d’immotivata nostalgia e lasciarsi rabbonire,a volte incantare, da un romanzo in pellicola?

Quando avevo diciott’anni,mi doveva conoscere allora
avevo i capelli neri,lunghi,lunghi così
Giulietta Masina in Le Notti di Cabiria,Federico Fellini,1957

Singing In The Rain – Singing In The Rain
performed by Gene Kelly
directed by Gene Kelly and Stanley Donen

The Lady of Musashino by Kenji Mizoguchi,1951


“Take the Japanese equivalent: Hideyoshi, the lowly soldier who became shogun,just like Stendhal’s Julien Sorel. They were both ambitious and free-spirited, in a similar way. Then came along Tokugawa Ieyasu and an age of rationalism. He consolidated the feudal system and used Confucianism to help maintain this system. Confucianism exalts loyalty and filial piety. This led to an heroism of basic freedoms, creating a restrictive and uninteresting society. This is how things remained until very recently.
In the lower classes, therefore, the only form of rebellion was to commit suicide or adultery. That’s my theory, anyway! I believe, therefore, that adultery is an expression of free will. Students of the après-guerre, what do you think?”
Questo il pensiero chiave su cui si snoda tutta la vicenda del film drammatico The Lady of Musashino (Musashino Fujin, il titolo originale dell’opera) del regista giapponese Kenji Mizoguchi, girato nel 1951 durante il periodo successivo la Seconda guerra Sino- Giapponese ( Second Sino-Japanese War) combattuta dal 1937 al 1945, prevalentemente fra la Repubblica di Cina e L’Impero Giapponese, e terminata con la resa del Giappone nel settembre del 1945 di svolta alla fine della seconda guerra mondiale. La storia racconta di Michiko, una giovane donna sposata ad Akiyama, un uomo che non l’ama (chiari i riferimenti ai matrimoni di convenienza in uso all’epoca); Akiyama è un professore che insegna Stendhal all’università del paese non lontano Musashino, villaggio di campagna presso cui vivono la donna, il marito, e la coppia di cugini, Tomiko e il marito.
Il monologo sopra è tratto da una scena in cui Akiyama tiene una lezione a un gruppo di studenti. Questi fa riferimento a Le Rouge et le Noir (The Red and the Black) un’opera di Stendhal del 1830,in due volumi,nella quale l’autore racconta dell’ascesa sociale di Julien Sorel, figlio di un umile falegname,divenuto personaggio di prestigio sociale attraverso duro lavoro, ambizione e furfanteria. Il romanzo indaga principalmente il conflitto fra borghesia e nobiltà durante la rivoluzione del 1830, i conflitti fra Parigi e la Provincia, gesuiti e giansenisti. Parallelamente, l’uomo fa riferimento al regime feudale istaurato da Tokugawa Ieyasu durante il periodo Edo, dunque a un periodo di dominio del potere che, successivamente, con l’avvento della guerra, porterà a una crisi sociale. Quando l’uomo fa riferimento all’adulterio come mezzo di ribellione delle masse, lo fa per sottolineare l’avvenuta crisi di valori, il tramonto di una morale comune e l’inizio della corruzione e della decadenza sociale.
Mizoguchi impianta l’intero film sulla base di questo concetto e per farlo, utilizzerà quattro personaggi,due di spicco, gli altri due di contorno e funzionali alla resa del dramma: Michiko e la cugina Tomiko,l’una rappresentante la moralità e la vecchia tradizione giapponese,l’altra rappresentante l’immoralità e la decadenza dei costumi della nuova società giapponese dopo guerra; ancora, Akiyama e Tsutomo, soldato rientrato dal fronte, cugino di Michiko. L’uno rappresentante la razionalità, l’altro il sentimento. La vicenda vede Akiyama tradire la moglie con Tomiko, e Michiko resistere alla tentazione di tradire il marito con Tsutomo,che ama segretamente. Se da una parte Akiyama e Tomiko non si faranno scrupoli nel consumare il loro amore (ragione per cui l’uomo chiederà il divorzio dalla moglie), dall’altra Michiko, sebbene tradita, unita in matrimonio a un uomo che non l’ama, in cuor suo innamorata di Tsutomo, si appella alla volontà del padre( dunque alla tradizione) per mantenere intatti i suoi doveri di moglie e donna di principio e moralità. Questo principio/ concetto viene espresso in un’altra scena chiave in cui Michiko e Tsutomo si allontanano da casa per una passeggiata nel bosco (d’incredibile poesia i dialoghi sulla natura, emblema di semplicità e bellezza autentica) quando un temporale li costringerà a trovare rifugio in una casa albergo non lontano dal bosco. Durante la notte Tsunomo tenterà di sedurre Michiko
Michiko: No, Tsunomo,don’t! Forgive me..Tsunomo! We have to behave properly, whatever happens. You think that because Akiyama does whatever he wants, we can do whatever we want too, don’t you? But the more selfishly Akiyama behaves, the more correctly we should behave.
Tsunomo: You say that because you don’t love me.
Michiko: That’s not true. I have to behave correctly for your sake.
Tsunomo: That just means you don’t care about me. You are torturing me! I want to help you,Michiko. I want to take you from that house. Love is freedom, freedom is power!
Michiko: Moraly is the only power. You have to understand that. Tsunomo..you must believe me when I tell you..that I Love you.
Tsunomo: You only love yourself!
Michiko: That’s not true.
Tsunomo: Or why bring up morally now? That’s cowardly.
Michiko: It’s all my fault. I believe there is something greater than morality.
Tsunomo: What?
Michiko: One’s word.
Tsunomo: One’s word?
Michiko: If we really love each other, if we swear we’ll always be true and never break that oath (giuramento), then society itself will start to change. The time will come when we can be together (cioè quando la lealtà trionferà sulla menzogna e la disonestà. Credo questo un passaggio meraviglioso. Michiko non si appella alla moralità fine a sé stessa,ma fa riferimento alla lealtà fra gli uomini, che poco ha a che fare con una moralità precostituita universalmente, dunque indipendente dall’individualità di ciascuno. Il principio di lealtà sulla moralità) without hurting ourselves or anyone else. (Appunto)
Tsunomo: It won’t happen during our lifetime.
Michiko: I don’t mind.
Tsunomo: What?
Michiko: Tsunomo, please swear this oath
Tsunomo: But..
Michiko: Please, trust me and swear it
Tsunomo: Swear on what? (su un dio, su un principio, su cosa promettere? Qui è evidente il disagio che deriva dal crollo di valori ideali di riferimento)
Michiko: I don’t know
Tsunomo: It’s ridiculous!
Michiko: I don’t know but there is something..Perhaps.
Tsunomo: I am not sure God exists.
Michiko: If we’re not sure, we must believe! It’s like you believing in freedom. I also believe I have a destiny on this earth.
Tsunomo: Who decided your destiny for you?
Michiko: Who decided that human beings are free? I don’t mind if our morality is wrong. Our oath will raise us above that ( non importa quanto la moralità è giusta o sbagliata, ciò che importa è la lealtà fra gli uomini, ancora-principio supremo)
Tsunomo: But everyone’s unhappy.
Michiko: If there are more and more unhappy people, morality will change ( chiaro invito a una presa di posizione individuale nei confronti della società).Please swear this oath. Swear it, please! Swear it!
[He doesn’t ]
Il film,vedrà un finale drammatico che non ho voglia di rivelare perchè mi pare giusto mantenerlo segreto nel caso vogliate vederlo. Intanto che andava, mi è venuto in mente Jules et Jim, film di François Truffaut, del 1962,nel quale a Chaterine è dato il compito di vivere una relazione parallela e con Jules e con Jim, entrambi amici, marito e amante della donna, cui relazione non è vissuta come un tradimento ma come il superamento dello stesso verso una pacifica convivenza ideale basata su delle affinità elettive comuni ai tre (secondo questa mia interpretazione il riferimento al romanzo di Johann Wolfgang von Goethe. Di rilevanza anche L’Insostenibile leggerezza dell’essere,di Milan Kundera); dunque non una ma più questioni di dibattito: il tradimento come atto di disonestà contrario all’autenticità dei sentimenti all’interno di una coppia( intendendo per coppia due singole unità in una,centrale ed esclusiva ), e il tradimento come superamento di un “vincolo” che della coppia non prevede il possesso reciproco ma la libera realizzazione dell’individuo(intendendo per coppia il fattore comune che unisce insieme due singole e distinte unità). La coppia intesa al singolare, la coppia intesa al plurale.
Secondo la critica, questo film punta più che a mettere in risalto il tradimento, a stabilire il ribaltamento del ruolo delle donne all’interno della nuova società giapponese nel dopo guerra. Per una più attenta lettura e interpretazione del film, questo un articolo-a mio avviso-interessante
The Film Sufi: “The Lady of Musashino” – Kenji Mizoguchi (1951).

The Holy Mountain


Credo molte delle cose che sembrano capitare accidentalmente,in realtà,coincidono a un preciso ordine segreto; tentare di spiegare cosa questo voglia dire significa attribuire alle parole un potere magico che non hanno,cioè quello di esplicare Percezioni attraverso Segni universalmente riconoscibili da tutti. Un esempio per tutti la parola Anima. Un segno,riconoscibile nella “forma”,inesplicabile nella “sostanza”.Capire,sul piano personale, quel preciso ordine segreto a cui mi riferisco,non è difficile; non è difficile capire quel preciso ordine segreto se,dal punto di vista personale, alla ragione s’antepone l’istinto come tramite di Percezione fra l’Essere e il Sentire.
L’altro giorno ho trovato in videoteca The Holy Mountain,un film del 1973,del regista cileno Alejandro Jodorowsky(figlio di immigrati ebreo-ucraini) scrittore, drammaturgo,sceneggiatore,autore de El Topo,film del 1970,d’avvio all’ambizioso progetto visionario del regista inquadrabile nella controcultura cinematografica d’avanguardia.Il film,considerato un cult della cinematografia,è stato prodotto da Allen Klain,manager dei Beatles(con il quale Jodorowsky litigherà,in seguito,per via di un progetto avanzato da Klain [un film erotico] a cui il regista non vorrà lavorare.I due faranno pace soltanto trent’anni dopo una lunga lotta giudiziaria avanzata da Klain a causa della quale Jodorowsky verrà tenuto in disparte dagli ambienti cinematografici), ed è un capolavoro assolutamente visionario,surreale e provocatorio.Più che tutto allucinatorio e “illuminatorio”(come per volere dello stesso regista).
Non è facile parlarne, talmente denso in simboli,simbolismi e iconografia; il film fa riferimento a diverse e differenti dottrine teologiche e sufiste,con richiami al cattolicesimo,all’alchimia,alla kabbalah,all’I Ching,al buddismo,al Chakra,alla lettura dei tarocchi,all’interpretazione simbolica dei pianeti sul piano delle personalità.Ma non solo; in questo film Jodorowsky affronta le tematiche legate alle lotte studentesce,alla cultura Atzeca,(il film viene girato quasi interamente in Messico,cosa che costerà a Jodorowsky serie minacce di morte da parte del governo),alla Rivoluzione Peruviana,al nazismo,al capitalismo,al culto del denaro,all’omosessualità,alla guerra,alla libertà sessuale,alla Beat Generation,alle teorie di Timothy Leary circa l’utilizzo dell’LSD funzionale all’ascesi spirituale(tema centrale del film; tant’è Jodorowsky chiederà a tutti gli attori chiamati in causa[in buona parte non professionisti] di fare uso di LSD e funghi allucinogeni durante le riprese); lo stesso Jodorowsky interpreterà un ruolo centrale nel fim,quello dell’alchimista,cui compito sarà quello di iniziare 6 dei personaggi chiave,a rituali di vita e morte,tramite l’aiuto di shamani e capi spirituali. Ognuno di questi 6 personaggi è di richiamo ai pianeti del sistema solare: Venere (in questo caso un uomo,cultore del bello e dell’estetica,produttore cosmetico),Marte(interpretato da una donna,una giovane lesbica,produttrice di fucili, a cui sarà dato il compito di fare la guerra col rock’n roll),Giove(milionario,proprietario di una vastissima collezione d’arte),Saturno(una donna,produttrice di armi giocattolo),Uranio(un giovane funzionario nazista),Nettuno(un giovane capo della polizia),Plutone(un architetto,emblema della perversione e della pedofilia).
Tantissime le scene mistiche,d’incredibile acume e spessore artistico,molte di queste assolutamente surreali,come quella in cui si vedono ballare,nella Danza dell’Amore,soldati e civili; o ancora un’altra in cui Venere s’accoppia a un bellissimo trans in un’esplosione finale di sperma a forma di cuoricini bianchi.
The Holy Mountain fa giusto riferimento al percorso spirituale dei personaggi,impegnati nella scalata di un monte sacro (l’Iztaccilhvatl) verso l’apice supremo,l’illuminazione,l’immortalità (da qui il richiamo all’alchimia) ;l’intero film,come avrà da dire lo stesso Jodorowsky procede per uccisioni (vernice colorata al posto del rosso del sangue,colombe e uccellini dalle membra squartate)  e distruzioni; la distruzione delle false credenze,la distruzione delle illusioni (il denaro,il successo,l’approvazione altrui,l’ambizione sociale) perchè è attraverso la distruzione delle illusioni che si può giungere a una più vera e autentica comprensione della realtà e dei bisogni primari,più intimamente riconducibili alle priorità umane. Tanti i riferimenti al ruolo dell’artista e dell’arte,del cinema (cui obiettivo sarà quello di destare la coscienza sopita degli spettatori educati a una falsa e artificiale trasposizione cinematografica del reale).
D’effetto persino il finale,di cui non voglio anticipare nulla perchè,a suo modo,sorprendente.Meravigliosa la geometria degli ambienti,la peasaggistica di sfondo,la fotografia.
Una chicca: pare Jodorowsky avesse inizialmente scelto George Harrison per la parte del protagonista(The Fool,carta numero 0 dei tarocchi,alter ego del regista),ma questi si sia rifiutato d’accettarla per via di una scena in cui,nel pieno di un rito di purificazione,lo scarafaggio avrebbe dovuto mostrare l’ano.
Epocale,alterato,mistico,futurista.Allucinante-è il caso di dirlo

sull’orlo di una crisi di nervi #2

Chiedete a Freud di guardare in vostra compagnia il film “Le lacrime amare di Petra Von Kant”,e Freud non smetterà un attimo di distrarvi con la faccenda delle nevrosi,Eros e Thanatos,impulsi di vita,impulsi di morte,conflitto delle personalità;il film, del regista Rainer Werner Fassbinder,girato nel 1972,è un adattamento al dramma teatrale dello stesso regista e risente dell’influenza di August Strindberg,scrittore e drammaturgo svedese,e Henrik Ibsen,scrittore e drammaturgo norvegese.
Dice Cultura Gay(*)della trama:
Petra von Kant (Margit Carstensen), trentaseienne stilista di successo, colta ed amante del bello ma svuotata dentro da due matrimoni andati male, non trova stimoli neanche nel lavoro. Vive in un ambiente molto raffinato e personale, ma opprimente e pieno di manichini, con la segretaria e domestica Marlene (Irm Hermann), la quale la ama perdutamente. La sua esistenza è profondamente turbata dall’incontro con la giovane e bella Karin Trimm (Hanna Schygulla), presentatale dall’amica Sidonie von Grasenabb (Katrin Schaake) e desiderosa di inserirsi nel mondo della moda. Petra ne rimane totalmente ammaliata e le offre danaro e fortuna. Karin accetta e va a vivere insieme a lei; ma in breve la possessività e la gelosia di Petra finiscono però per opprimerla, tanto da farla scappare via. Petra rimane sola, consolata amorevolmente dalla fedele Marlene, il cui sforzo non è mai apprezzato e che anzi viene spesso maltrattata. Petra va di male in peggio. Nel giorno del suo compleanno, ha una crisi isterica e maltratta la madre, la figlia e Sidonie che la vengono a trovare. Solo in seguito, induritosi il suo cuore, supera l’accaduto e quando Karin le telefona riesce a risponderle pacatamente. Sente la voglia pungente di rinascere, magari con l’aiuto di Marlene. Ma questa si rifiuta e parte silenziosamente. Petra ora è proprio, irrimediabilmente sola.

Trovo questo film meraviglioso; Fassbinder lo gira per intero in un appartamento, un paio di stanze arredate in stile barocco,qualche specchio d’aiuto al regista per la sovrapposizione degli sguardi fra i personaggi,tanti manichini,emblema delle personalità in conflitto nel dramma e una bambola, che nel film,diversamente dal teatro,Petra stringerà a sè sopraffatta dalla perdita non solo di Karin ma anche di Marlene,ricongiungendosi così a sé stessa bambina.
(*)http://www.culturagay.it

al rogo maledetti

Per molto tempo ho creduto la conoscenza libertà.E io avevo voglia di conoscere,desideravo essere libera.Credo ancora la conoscenza libertà,ma credo anche quella libertà insopportabile e il prezzo da pagare per essere liberi,una discriminante e,paradossalmente,la più dolorosa delle schiavitù intellettuali.
Leggere libri è un reato.E Fahrenheit 451,romanzo di Ray Bradbury(nel 1966 adattato per il cinema da Francois Truffaut),ne spiega le ragioni.Per questo,chiunque deve essere perseguito(perseguitato? persequitato? perseguto? )dall’ignoranza e i libri bruciati.Vorrà la televisione educarci tutti e renderci tutti individui migliori.
Qualche tempo fa facevo riferimento,soltanto riferimento,a dei libri in potere di cambiare la vita e condizionarne le scelte.Quei libri sono tanti,tantissimi,e la cosa più vergognosa di loro è la copertina.L’ingenuità,la neutralità,l’essenzialità,il minimalismo, della copertina.Non c’è niente di più indecoroso della sobrietà,della semplicità.E non c’è niente di più indecente e presuntuoso di un libro.Ho così deciso di iniziare a raccogliere i titoli da inscrivere nella lista nera di libri da evitare assolutamente.Questa lista ne prevede ventuno-più uno(da tenersi in caso  s’abbisogni di carta straccia),tanto per iniziare.I primi che mi sono venuti in mente.Vedrò di aggiungerne di altri, più in là.Per il momento una indesiderabile minoranza di libri che gridano nel deserto(cit) e l’obbligo di non leggerli assolutamente.Pena la libertà.Pena la schiavitù.
Al rogo i seguenti

di Platone il Fedro
di Aristotele l’Etica
di Immanuel Kant la Critica della ragion pura
di Nikolaj Vasil’evič Gogol,Anime Morte
di Karl Marx,L’ideologia tedesca
di Ivan Sergeevič Turgenev ,Padri e Figli
di Lev Tolstoj,Resurrezione
di George Orwell,1984
di Michail Bulgakov,Il Maestro e Margherita
di Fëdor Michailovič Dostoevskij,L’Idiota
di Friedrich Wilhelm Nietzsche,Così parlò Zarathustra
di Lou Andreas-Salomé,Anal und sexual, E altri scritti di psicoanalisi
di Emma Goldman,Anarchia, femminismo e altri saggi
di Arthur Schopenhauer,Il mondo come volontà e rappresentazione
di Sigmund Freud,Dalla storia di una nevrosi infantile
di Georg Wilhelm Friedrich Hegel,Fenomenologia dello spirito
di Carl Gustav Jung,Ricordi, sogni, riflessioni
di Thomas Stearns Eliot,La terra desolata
di Marcel Proust,Alla ricerca del tempo perduto
di Jean Paul Sartre,La Nausea
di Albert Camus,Il mito di Sisifo
di Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov

The Butterfly Ball

(Dio & Deep Purple With The London Symphony Orchestra-Love Is All)

Ieri sera,spulciando su you tube nel canale cinema, ho trovato una super chicca trash ad alto godimento: Butterfly Ball,rock opera del 1974,originariamente concepita da Jon Lord perchè Roger Glover( bassista dei Deep Purple e coautore dei pezzi) la producesse;fatto volle che Jon Lord abbandonò il progetto,perchè impegnato, sebbene Glover decise di portarlo avanti comunque e da solo .La rock opera Butterfly Ball deriva da un concept album ispirato a “The Butterfly’s Ball, and the Grasshopper’s Feast“,un poema surreale di William Roscoe,del 1802, basato sulla celebrazione della natura e la festa di tutti quanti gli animali coinvolti.Infatti,e questo è l’elemento tragi-comico del film,tra una sequenza e l’altra,un pezzo e un altro,è possibile vedere dei martiri in veste di teneri coniglietti saltellare pei parchi,talpe ubriache ai bars,persino dei procioni rimbambiti alla fermata di un bus.Ad ogni modo,per la realizzazione di questo movie,Glover convocò diversi musicisti,ognuno impegnato in un singolo pezzo.Fra questi Ronnie James Dio(Elf,Black Sabbath) e David Coverdale(Deep Purple).Il film si avvalse anche della partecipazione di Twiggy( top model e icona anni’70) e Vincent Price(famoso attore horror americano) nei panni di narratore. Butterfly Ball,non ebbe molto successo in Inghilterra(sebbene venne presentato al Royal Albert Hall,South Kensington,Londra,nel ’75),ma in compenso fu numero uno nei Paesi Bassi,in Francia,dove “Love is all” veniva trasmessa come sottofondo ai momentanei guasti tecnici in TV,in Olanda e America.
Sotto i pezzi dell’album The Butterfly Ball and the Grasshopper’s Feast (la copertina del disco è di Alan Aldridge,famoso graphic designer e illustratore londinese)

  1. Dawn” (Glover) 1.21
  2. Get Ready” (Glover) 2.06
  3. Saffron Dormouse and Lizzy Bee” (Glover) 1.25
  4. Harlequin Hare” (Glover/Dio/Soule) 1.26
  5. Old Blind Mole” (Glover) 1.11
  6. Magician Moth” (Glover) 1.33
  7. No Solution” (Glover) 3.28
  8. Behind The Smile” (Glover) 1.46
  9. Fly Away” (Glover) 2.22
  10. Aranea” (Glover) 1.37
  11. Sitting In A Dream” (Glover) 3.40
  12. Waiting” (Glover) 3.11
  13. Sir Maximus Mouse” (Glover) 2.35
  14. Dreams of Sir Bedievere” () 4.09
  15. Together Again” (Glover/Dio/Soule) 2.05
  16. Watch Out For The Bat” (Glover) 1.41
  17. Little Chalk Blue” (Glover/Hardin) 3.44 CD Reissue only
  18. The Feast” (Glover) 1.48
  19. Love Is All” (Glover/Hardin) 3.14
  20. Homeward” (Glover/Hardin) 4.12

Album Track Listing:Fonte:http://akashaman.blogspot.com/

ASA NISI MASA

Ieri sera al Prince Charles,cinema indipendente in Leicester Square, 8 1/2,capolavoro di Fellini del 1963,puntuale e attento dalla prima all’ultima,meravigliosa scena.Cinque nominations all’Oscar,due Oscars,sette Nastri D’argento.Di proposito non ho voluto leggere nessuna critica al film, giusto per sentirmi libera di intrepretarlo a modo mio e per come io lo percepisco.
Guido Anselmi (Marcello Mastroianni)è un regista affermato e l’alter ego di un uomo in bilico tra pulsioni e repressioni,equilibrio e sensi di colpa(forte il complesso di Edipo),goliadirdia e gravità intellettuale.La creazione di un film,spettacolarizzazione di un progetto di vita destinato a non compiersi,lo vedrà in crisi e gli fornirà il pretesto di cui ha bisogno per fare ordine nella propria vita.Guido Anselmi è un uomo sentimentale,passionale,pragmatico,insicuro,in conflitto di interessi tra onestà e finzione,senso del dovere e fuga dalle responsabilità,impulsi primari e sovrastrutture intellettuali.
Interessante la figura del critico che lo affianca nel processo di creazione del film,specchio di coscienza,limite alla spontaneità,censura agli istinti,intellettualismo repressivo di monito alla libertà d’espressione creativa.Meravigliosa la scena in cui si vedono recitare tutte quante insieme le donne del regista,e commovente la tensione emotiva della moglie,punto di riferimento stabile nella vita di quest’uomo,che l’ama ma  respinge,la cerca ma se ne allontana, diviso tra doveri ed edonismo,mancate responsabilità e sottrazione consapevole alle censure dell’amore coniugale,amore fraterno ed espiazione.
Rivedere questo film significa ogni volta rimetterlo in discussione e rimettere in discussione sé stessi,aggiungere significato ai particolari che in qualche maniera possono essere sfuggiti la prima volta che lo si è visto,uscire dal cinema ogni volta disorientati,emozionati e in crisi circa quelle pochissime,miserabili certezze a cui stupidamente ci si aggrappa nell’illusione di mettere in moto il film della propria vita.

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