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L'ombelico di Svesda

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drama

A Shanghai Speravo Che La Mia Felicità Sarebbe Durata

Faustrecht der Freiheit
Girato a München nel 1975 e uscito in Italia soltanto nel 1981, ‘Il diritto del più forte’ di Fassbinder mette in scena un classico della cultura anni’70 oggetto di aspre critiche e recensioni. Il cast si compone di stereotipi ben collaudati nel cinema intellettuale di denuncia sociale. Da una parte il rozzo, ignorante ed ingenuo giovanotto di strada, fratello di una prostituta alcolizzata e fortunato possessore di una ingente somma di denaro vinta alla lotteria, dall’altra un giovane dandy, ipocrita, presuntuoso, di vomitevole ambiguità, figlio di un imprenditore in bancarotta. Ad accomunare i due è un’irresistibile voglia di cazzo degenerata in manipolazione affettiva e asservimento. Questo di Fassbinder, che nel film interpreta l’ingenua condiscendenza dell’innamorato volto al coronamento di una relazione d’amore felice, è soprattutto un film amaro, sempre attuale, cui note malinconiche e finale drammatico rendono ulteriornemente inaccettabili le miserie e gli inganni della vita reale.

‘For people who have no critical acumen, a state is a mythical entity, for those who think critically it is a rational fiction, created by man in order to facilitate human coexistence’ Friedrich Dürrenmatt

Rodney Smith Photography

Friedrich Dürrenmatt, (born Jan. 5, 1921, Konolfingen, near Bern, Switz.—died Dec. 14, 1990, Neuchâtel), Swiss playwright, novelist, and essayist whose satiric, almost farcical tragicomic plays were central to the post-World War II revival of German theatre.

Dürrenmatt, who was educated in Zürich and Bern, became a full-time writer in 1947. His technique was clearly influenced by the German expatriate writer Bertolt Brecht, as in the use of parables and of actors who step out of their roles to act as narrators. Dürrenmatt’s vision of the world as essentially absurd gave a comic flavour to his plays. Writing on the theatre in Theaterprobleme (1955; Problems of the Theatre), he described the primary conflict in his tragicomedies as humanity’s comic attempts to escape from the tragic fate inherent in the human condition.

His plays often have bizarre settings. His first play, Es steht geschrieben (1947; “It Is Written”), is about the Anabaptist suppression in Münster in 1534–36. In it, as in Der Blinde (1948; “The Blind Man”) and Romulus der Grosse (1949; Romulus the Great), Dürrenmatt takes comic liberties with the historical facts. Die Ehe des Herrn Mississippi (1952; The Marriage of Mr. Mississippi), a serious play in the guise of an old-fashioned melodrama, established his international reputation, being produced in the United States as Fools Are Passing Through in 1958. Among the plays that followed were Der Besuch der alten Dame (1956; The Visit); Die Physiker (1962; The Physicists), a modern morality play about science, generally considered his best play; Der Meteor (1966; The Meteor); and Porträt eines Planeten (1970; Portrait of a Planet).

In 1970 Dürrenmatt wrote that he was “abandoning literature in favour of theatre,” no longer writing plays but working to produce adaptations of well-known works. In addition to plays, Dürrenmatt wrote detective novels, radio plays, and critical essays.

via Friedrich Durrenmatt (Swiss author) : Introduction — Britannica Online Encyclopedia.
Friedrich Durrenmatt.com

Eliogabalo o L’ Anarchico Incoronato

The Roses of Heliogabalus, by Lawrence Alma-Tadema (1888), oil on canvas (via wikipedia)

Per esempio quant’è sguaiato Artaud in questo testo ‘Eliogabalo o l’anarchico incoronato’ (1934), che l’altro giorno mi è saltato agli occhi nella camera di Federica e non ho potuto fare a meno di chiedere in prestito. E’ la prima volta che leggo Artaud in italiano

‘Se intorno al cadavere di Eliogabalo, morto senza tomba, e sgozzato dalla sua polizia nelle latrine di sangue e di escementi, intorno alla sua culla vi è un’intensa circolazione di sperma. Eliogabalo è nato in un’epoca in cui tutti fornicavano con tutti; nè si saprà mai dove e da chi fu realmente fecondata sua madre. Per un principe siriano, quale egli fu, la filiazione avviene attraverso le madri; – e, in fatto di madri, vi è intorno a questo figlio di cocchiere, appena nato, un pleiade di Giulie; – e ch’esse influiscano o no su un trono, tutte queste Giulie sono delle fiere puttane.’

‘Dall’alto delle torri costruite recentemente del suo tempio del dio pitico, egli [Eliogabalo] getta il grano e i membri virili.
Egli nutre un popolo castrato
Certo, non vi sono teorbe, tube, orchestre d’asor, in mezzo alle castrazioni che egli impone, ma che ogni volta impone come tante castrazioni personali, come se fosse egli stesso, Elagabalus, ad esser castrato. Sacchi di membri sono gettati dall’alto delle torri con la più crudele abbondanza nel giorno delle feste del dio Pizio.
Non giurerei che un’orchestra d’asor, o di nebel dalle corde stridule, dai vetri duri, non sia nascosta da qualche parte nei sotterranei delle torri a spirale, per coprire le grida dei parassiti che vengono castrati; ma a quelle grida di uomini martirizzati rispondono, quasi allo stesso tempo, le acclamazioni di un popolo festante, a cui Eliogabalo distribuisce il valore di parecchi campi di grano.
Il bene, il male, il sangue, lo sperma, i vini rosati, gli olii profumati, gli aromi più costosi creano, intorno alla generosità d’Eliogabalo, innumerevoli irrigazioni.
E la musica che esce di là trascende l’orecchio per raggiungere senza strumenti e senza orchestra lo spirito. Voglio dire che i ritornelli, gli arabeschi delle deboli orchestre non sono nulla vicino a questo flusso e riflusso, a questa marea che va e viene con strane dissonanze, dalla sua generosità alla sua crudeltà, dal suo gusto per il disordine alla ricerca di un ordine inapplicabile al mondo latino’

Aiuto, culle di sperma, piogge di membri virili, castrazioni pubbliche, lo scisma d’Irshu, lo zodiaco di Ram. Le Giulie, tutte puttane. Artaud soffriva di meningite e nevralgia, e si serviva di oppio per curare il dolore (ce n’eravamo accorti); l’opera di Artaud è delirio, spassosissimo delirio surrealista e le vicende e gli eccessi di Eliogabalo si prestato bene a soddisfare la morbosità di Artaud; il quadro sopra ‘The Roses of Heliogabalus’, del pittore olandese Lawrence Alma-Tadema, che Federica mi ha suggerito e di cui mi ha parlato, rappresenta appunto un mito secondo il quale Eliogabaldo, una sera e in occasione di un trionfale banchetto, uccise i suoi ospiti facendo cadere dal soffitto tonnellate di petali di rose.
Delle volte mi chiedo in che razza di prostrazione intellettuale deve essersi trovato Artaud per tirare fuori immagini così forti come quelle suggerite nelle sue opere. Quanto di vivo dev’esserci stato in tutto quel nervo malato strappato fuori dalle parole e chissà, curato solo attraverso la scrittura.
Ho trovato questa critica al testo, molto interessante, di Fabrizio Bandini (che io non conosco ma ringrazio per aver scritto e pubblicato online il testo)

ELIOGABALO, O L’ANARCHICO INCORONATO__________________________
Pubblicato in “Valley Life”, Anno III, n° 21 (2006)

L’Eliogabalo di Antonin Artaud è uno di quei rari libri che mostrano i simboli per come sono, nella loro essenza metafisica, e offrono squarci illuminanti sulla storia dell’uomo.
Artaud rilegge la biografia dell’imperatore romano, secondo una prospettiva metafisica assolutamente interessante, con molti punti di contatto con il pensiero tradizionalista, Guénon in primis, come nota giustamente Albino Galvano in una sua Prefazione al libro.
Eliogabalo, o l’anarchico incoronato, insomma, il dipinto di un’epoca affascinante e terribile, l’epoca dello sfacelo del grande Impero Romano, l’epoca del tracollo dell’Ordine, l’epoca della lotta fra il Femminile e il Maschile, l’epoca dell’esplodere del Caos.
Roma, oramai si era indebolita, politicamente, militarmente, e soprattutto spiritualmente.
L’antica etica, regale e nobile, che aveva forgiato l’Impero, oramai si era dissolta, e l’antica religione romana aveva aperto le porte da tempo ai culti matriarcali e tellurici dell’Asia minore.
Eliogabalo proviene proprio da quel pantano matriarcale, da Emesa, sacerdote effeminato di un culto solare posto sotto il dominio della Dea Madre, della Luna, del Femminile.
Quattro donne della sua stirpe si stagliano nella sua vita, imperiose, e forgiano letteralmente il suo destino: Giulia Domna, Giulia Mesa, Giulia Soemia e Giulia Mamea.
Sono donne forti, donne virili, donne sensuali, donne impudiche, donne prive di scrupoli, donne che fanno la storia e manipolano gli uomini, che d’altro canto appaiono deboli, passivi, invertiti ed effeminati.
Scrive Artaud: “Si può dire in proposito che Eliogabalo è stato fatto dalle donne…e che quando ha voluto pensare da sé, quando l’orgoglio del maschio frustrato dall’energia delle sue donne, delle sue madri, le quali hanno tutte fornicato con lui, ha voluto manifestarsi, si è visto cosa ne è risultato”.
La salita di Eliogabalo al trono imperiale di Roma, propiziata e voluta dalle virili e impudiche donne siriache della sua stirpe, segna uno dei punti più bassi nella decadenza dell’Impero.
Il disordine, l’anarchia, il caos, lo sconcio e la perversione travolgono tutto e tutti, senza pietà.

Roma entra nel Kali Yuga, in una atmosfera crepuscolare, da tregenda, il pantano Femminile spodesta l’ordine Maschile e virile, aprendo le porte al Caos.
La marcia di Eliogabalo sulla città eterna si assomiglia più ad un corteo dionisiaco, di falli, tori, baccanti, fanciulle ignude, ubriachi, pederasti, invertiti, e galli castrati, che ad un corteo imperiale.
Il sesso, il sangue, e l’ebbrezza, i tre segni del dionisiaco, vi dominano, scatenati.
Eliogabalo entra nella Città Eterna nell’autunno del 219.
“Davanti a lui vi è il Fallo, tirato da trecento fanciulle dai seni nudi che precedono i trecento tori, oramai intorpiditi e calmi…” scrive Artaud, “E, dietro ancora, le lettighe delle tre madri: Giulia Mesa, Giulia Soemia e Giulia Mamea…”.
Artaud paragona il suo ingresso a Roma ad un rito potente, ma invertito, dissolutore.
“Eliogabalo entra in Roma da dominatore, ma col didietro…Terminate le feste dell’incoronazione segnate da questa professione di fede pederastica…s’insedia con la nonna, la madre e la sorella di quest’ultima, la perfida Giulia Mamea, nel palazzo di Caracalla”.
Da quel giorno gli storici romani, Lampridio in testa, non fanno altro che annotare le turpitudini e le sconcezze del suo comportamento, con tono inorridito e schifato.
Artaud cita le fonti romane a man bassa e dispiega tutto il lungo elenco di scelleratezze dell’imperatore, che fa rimanere a bocca aperta.
Eliogabalo completamente succube della madre, Giulia Soemia, che non prende alcuna iniziativa di governo senza il suo consenso, mentre quella vive da meretrice e pratica ogni genere di lussuria; Eliogabalo che fa sedere la madre al Senato; Eliogabalo che istituisce un senatino delle donne; Eliogabalo che si veste da prostituta e si vende per quaranta soldi nelle strade di Roma; Eliogabalo che fa eleggere un ballerino a capo della sua guardia pretoriana; Eliogabalo che a Nicomedia si da alla più sordida depravazione, abbandonandosi con altri uomini a rapporti omosessuali attivi e passivi; Eliogabalo che sposa una vergine Vestale e profana i sacri culti romani.
E’ il trionfo del Caos, dell’anarchia, della dissoluzione.
L’Ordine decade totalmente, il Maschile si confonde con il Femminile, verso la dissoluzione completa dell’esistente, verso l’Unità originaria delle cose.
Eliogabalo, l’anarchico incoronato, anela a quell’Unità originaria delle cose, a quel Caos primordiale, secondo l’acuta interpretazione di Artaud, e per ripristinarlo spinge al massimo la via invertita della sovversione. Attore e spettatore, nello stesso tempo, di un terribile processo metastorico.
E’ troppo, Roma stessa non può più reggere.
La fine di Eliogabalo è nota: inseguito dai pretoriani venne trucidato in una latrina e gettato nel Tevere con la madre. Il suo regno era terminato. Un’altra tappa di un declino spaventoso.
L’Impero Romano non gli sopravvisse ancora a lungo.

via Eliogabalo, o l’anarchico incoronato Fabrizio Bandini.

Cronaca Annunciata Di Un’Epifania D’Amore # 4 The Twilight Zone, The Lonely

Off The Twilight Zone, an American anthology television series created by Rod Serling and running  on CBS from 1959 to 1964.
Cronaca Annunciata Di Un’Epifania D’Amore # 3 Lulu – Il vaso di Pandora
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’Amore # 2 La Ragazza con la pistola
Cronaca Annunciata Di Un’ Epifania D’ Amore # 1 Thriller

On Love and Shame

Da qualche tempo è uscito nelle sale cinematrografiche ‘Shame’, film drammatico del regista inglese Steve McQueen. La pellicola racconta di un uomo ‘deviato’ emotivamente e vittima di un’insaziabile dipendenza sessuale che non risparmia e seduce la sorella minore, coinvolta nell’incesto tra sensi di colpa e vertiginose isterie. Questa un’attenta e sofisticata recensione del film: Zettel Film Reviews » Shame: Steve McQueen – victimhood and the medicalisation of lust.
Il tema dell’incesto,  ricorda una tragedia di cui mi capitò leggere ne The theatre and its double, di Artaud. L’opera in questione è Tis Pity She’s a Whore, del commediografo inglese John Ford, e racconta di Giovanni e Annabella, fratello e sorella, consumati da un amore blasfemo e immortale, che non è peccato ma limite e sublimazione. Idealmente c’è molta più tensione, più coraggio, più carattere, in questa tragedia che nei piagnistei di Michael Fassbender. McQueen si limita ad accusare, Ford a interpretare un istinto e soddisfare una passione, senza giudizi nè morale
Dice Artaud
‘As soon as the curtain goes up on Ford’s ‘Tis Pity She’s a Whore’, to our great surprise we see before us a man launched on a most arrogant defense of incest, exerting all his youthful, conscious strength both in proclaiming and justifying it.
He does not hesitate or waver for one instant, thereby demonstrating just how little all the barriers mean that might be set up against him. He is heroically guilty, boldly, openly heroic. Everything drives him in this direction, inflames him, there is no heaven and no earth for him, only the strength of his tumultuous passion, which evokes a correspondingly rebellious and heroic passion in Annabella.
‘I weep,’ she says, ‘not with remorse, but for fear I shall not be able to satisfy my passion.’ They are both falsifiers, hypocrites and liars for the sake of their superhuman passion, obstructed, persecuted by the law, but which they place above the law.
Revenge for revenge, crime for crime. While we believed them threatened, hunted, lost and we were ready to feel pity for them as victims, they show themselves ready to trade blow for blow with fate and threat for threat.
We follow them from one demand to the other, from one excess to the next. Annabella is caught, convicted of adultery and incest, she is trampled upon, insulted, dragged along by the hair but, to our great astonishment, instead of trying to make excuses she provokes her executioner even more and sings out in a kind of stubborn heroism.
This is final rebellion, exemplary love without respite, making the audience gasp with anxiety in case anything should ever end it.
If one is looking for an example of total freedom in rebellion, Ford’s ‘Tis Pity She’s a Whore’ offers us this poetic example coupled with a picture of ultimate danger.
And just when we think we have reached a climax of horror and bloodshed, of flaunted laws, in short, poetry consecrating rebellion, we are obliged to continue in a vortex nothing can stop.
At the end we tell ourselves there must be retribution and death for such boldness and for such an irresistible crime.
Yet it is not so. Giovanni, the lover, inspired by a great impassioned poet, places himself above retribution and crime by a kind of indescribably passionate crime, places himself above threats, above horror by an even greater horror that baffles both law and morals and those who dare to set themselves up as judges.
A clever trap is laid; orders are given for a great banquet where henchmen and hired assassins hide among the guests, ready to pounce on him at the first sign. But this lost, hunted hero inspired by love will not allow anyone to judge that love.
He seems to say, you want my love’s flesh and blood, but I mean to hurl it in your face, I intend to splatter you with the blood of a love whose level you could never attain.
So he kills his rival before his execution, his sister’s husband who had dared to come between himself and his mistress, slaying him in a final duel which then appears to be his own death throes.
Text entirely taken from The Theatre and Its Double, by Antonin Artaud, 1938

A misunderstood genius

Catrin Welz-Stein-Unborn Ideas

“There is in every madman
a misunderstood genius
whose idea
shining in his head
frightened people
and for whom delirium was the only solution
to the strangulation
that life had prepared for him.”
Antonin Artaud
(September 4, 1896, in Marseille – March 4, 1948 in Paris)
French playwright, poet, actor and theatre director.

Salome

Rita Hayworth in Salome (1953)

Mata Hari ricorda,ma solo idealmente,la figura di Salomè,principessa giudaica figlia di Erode Filippo e di Erodiade.
La storia di Salomè viene riportata nel Vangelo di Marco e di Matteo,sebbene gli apostoli mancheranno di citare il nome della pincipessa.Le ragioni sono ovvie;a causa di Salomè,Giovanni Battista verrà decapitato e la testa offerta in dono alla principessa su un vassoio d’argento.
Il mito vuole che la madre di Salomè,Erodiade,s’innamori del cognato Erode Antipa,preferendolo al marito Erode Filippo,con il quale vivrà una torbida storia d’amore dissoluto e immorale.Ad Accusarne l’immoralità sarà appunto Giovanni Battista,voce che grida nel deserto,cui missione è quella di richiamare gli uomini alla conversione.
Sopraffatta dall’ira,Salomè vorrà rendere giustizia alla madre e chiederà allo zio Erode Antipa di uccidere Giovanni Battista.Lo zio,sedotto dal fascino di Salomè,che per lui inscenerà una sensuale e lussuriosa danza dei veli,proclamerà la morte di Giovanni Battista offrendogliene la testa in dono,a riconpensa della sua vendetta.
Salomè incarna quindi il fascino dissoluto delle donne e la corruzione dei costumi.E’curioso notare come da secoli la donna,secondo la tradizione cristiana,ma anche musulmana,venga ritenuta all’origine del peccato e della corruzione.A partire da Eva,che cederà alla tentazione di mangiare la mela del peccato costringendo l’umanità tutta a rinunciare all’Eden.Senza considerare la tradizione musulmana,che vuole le donne coperte dal burka perchè il fascino del corpo femminile non costituisca motivo di tentazione;casomai gli uomini,sopraffatti dall’eccitazione,smarrissero la retta via e anzichè masturbarsi davanti a un video su you porn,s’avventassero contro la prima poveretta di passaggio(che non sia la moglie,la fidanzata o l’amica della sorella.In alternativa alla poveretta di passaggio,l’amante.Che tanto l’amante non è una donna,è solo l’amante) sfogando così quell’istinto animale che caratterizza l’impulso sessuale e la brama al possesso. Alla repressione consegue la frustrazione e alla frustrazione consegue la violenza.La religione,altra nevrosi collettiva,come usò definirla Freud.(Mi permetto di fare quest’osservazione non tanto per denunciare l’utilizzo del burka,che è parte della tradizione,quanto per enfatizzare i costumi,parte del vestiario comportamentale maschile.In alcuni casi.)
L’altro giorno guardavo un video documentario su youtube,realizzato da una femminista militante, a proposito del corpo femminile d’utilizzo nella pubblicità a mezzo di vendita.Prendo le distanze dal femminismo unilaterale,ma persino un uomo intelligente converrebbe con me nell’ammettere l’abuso del corpo femminile d’utilizzo commerciale. Semplice il messaggio subliminale che se ne deduce:corpo=oggetto,oggetto=materialismo,meterialismo=consumo.Consuma una bionda,lasciati tentare da una rossa fiammante,goditi una bruna.
Nessuna polemica.Gli uomini lo ignorano,ma non c’è donna inconsapevole del proprio fascino,e “se” il fascino è “potere”,allora è sano ogni donna lo eserciti in accordo alla propria sensibilità e moralità.Con intelligenza e saggezza.Starà agli uomini attenti e intelligenti catturarne l’essenzialità femminea,e “arrendersi”-affascinati e ammaliati,accettandone la liturgia seduttiva.
Lotta dei generi,che cancro.Lotta di dominio,che spreco d’energia.
Molti uomini rifuggono dalle donne “intelligentemente” sofisticate.Quelle donne cioè che hanno il potere di minacciare il dominio,l’invadenza intellettuale di un uomo compiaciuto della propria mascolinità.In alcuni casi mettendoli in crisi.Questi uomini giustificheranno la propria impotenza intellettuale adducendo alla”complicatezza” e presunzione delle donne.
Molte donne nascondono la propria femminilità dietro un’apparente aggressività di corazza al maschilismo del genere.In alcuni casi specchiandosi negli uomini ed emulandone gli atteggiamenti,in altri semplicemente provando ostilità nei confronti di questi,che riterranno una sottoclasse di idioti,buoni a nulla senza le donne.
Regressivo.
Per molti anni,da ragazzina, ho dovuto reprimere la mia femminilità e con essa la mia emotività.Ho lasciato casa molto presto e vissuto a pelle le scelte d’istinto ed inesperienza,lavorando sodo perch’io potessi dirmi in diritto di pretendere un po’di gioia e serenità.Sforzo vano.
Il mondo ti vuole d’acciaio e soprattutto insensibile agli urti e impermeabile al dolore.Perchè questo fosse possibile,usavo tenere i capelli corti un centimetro e reprimere la mia sensibilità.La dolcezza,la femminilità,sono lussi che non puoi permetterti quando c’è da lottare,sopravvivere alla brutalità del mondo. C’è da tirare fuori le unghie,talvolta,e reagire,anzichè soccombere.
Retroattivo,deprimente.
Lottare per cosa? Perchè sopravvivere? Perchè tirare fuori le unghie?Reagire a cosa? Soccombere,perchè?
Rinunciare a sè stessi mai, piuttosto, talvolta, giustificarsi,sempre capirsi, amarsi,tenersi al petto,accarezzarsi,rispettare la propria unicità e specificità, comprendersi, guardarsi dentro,sapersi leggere dentro,assecondare il bisogno intimistico di calore umano,soddisfacimento intellettuale,masturbazione affettiva,orgasmo emozionale.
Forse soffrire l’assenza di quel calore,ma ricoscersi comunque in bisogno,perchè umani.Bisogno di dare,bisogno di ricevere.Aprirsi,darsi,comprendere,accogliere,cogliere i bisogni dell’altro,accettarne la vulnerabilità,rispettarne la sensibilità.Bisogno di scambio.Bisogno di autenticità, rispetto. Consapevolezza. Accettazione dell’altrui diversità.Bisogno d’amare,bisogno di essere amati.Non è forse questo quello di cui,sia uomini che donne,hanno maggiormente bisogno per dirsi realizzati intimamente,prima  come individui,e poi come persone di una società? Mi si perdonerà l’ingenuità di questo sfogo,ma trovo ridicola la lotta fra i sessi,il femminismo,il maschilismo,la sottomissione ideale,la prepotenza intellettuale,il degrado sessuale,e più sensato il rispetto reciproco,principio superiore i generi-a mio avviso.Parole.
Ad ogni modo,si parlava di Salomè. E se si parla di Salomè,a me viene in mente Salome di Oscar Wilde,dramma in atto unico scritto dallo stesso Wilde in francese,tradotto dall’amante Lord Alfred Douglas(Bosie),ritradotto una seconda volta in forma anonima,e pubblicato nel 1893,con le illustrazioni, in stile liberty, di Aubrey Beardsley.
Sotto l’introduzione ai personaggi di scena e un primo scambio di battute in riferimento a Salome,cui bellezza,fascino,mistero e ambiguità verranno paragonati alla luna.
Wilde userà Iokanaan per indicare Giovanni Battista,corrispondente in ebraico del nome dell’apostolo.
Del 1953 il film Salome,del regista William Dieterle con Rita Hayworth.

Aubrey Beardsley

THE PERSONS IN THE PLAY:
HEROD ANTIPAS, TETRARCH OF JUDAEA
IOKANAAN, THE PROPHET
THE YOUNG SYRIAN, CAPTAIN OF THE GUARD
TIGELLINUS, A YOUNG ROMAN
A CAPPODOCIAN
A NUBIAN
FIRST SOLDIER
SECOND SOLDIER
THE PAGE OF HERODIAS
JEWS, NAZARENES, ETC.
A SLAVE
NAMAAN, THE EXECUTIONER
HERODIAS, WIFE OF THE TETRARCH
SALOME, DAUGHTER OF HERODIAS
THE SLAVES OF SALOME

Aubrey Beardsley

SCENE
A great terrace in the Palace of Herod, set above the banqueting-hall. Some soldiers are leaning over the balcony. To the right there is a gigantic staircase, to the left, at the back, an old cistern surrounded by a wall of green bronze. The moon is shining very brightly.
THE YOUNG SYRIAN
How beautiful is the Princess Salome to-night!
THE PAGE OF HERODIAS
Look at the moon. How strange the moon seems! She is like a woman rising from a tomb. She is like a dead woman. One might fancy she was looking for dead things.
THE YOUNG SYRIAN
She has a strange look. She is like a little princess who wears a yellow veil, and whose feet are of silver. She is like a princess who has little white doves for feet. One might fancy she was dancing.
THE PAGE OF HERODIAS
She is like a woman who is dead. She moves very slowly.
[Noise in the banqueting-hall.]
FIRST SOLDIER
What an uproar! Who are those wild beasts howling?
SECOND SOLDIER
The Jews. They are always like that. They are disputing about their religion.
FIRST SOLDIER
Why do they dispute about their religion?
SECOND SOLDIER
I cannot tell. They are always doing it. The Pharisees, for instance, say that there are angels, and the Sadducees declare that angels do not exist.
FIRST SOLDIER
I think it is ridiculous to dispute about such things.
THE YOUNG SYRIAN
How beautiful is the Princess Salome to-night!
THE PAGE OF HERODIAS
You are always looking at her. You look at her too much. It is dangerous to look at people in such fashion. Something terrible may happen.
THE YOUNG SYRIAN
She is very beautiful to-night.
FIRST SOLDIER
The Tetrarch has a sombre aspect.
SECOND SOLDIER
Yes; he has a sombre aspect.
FIRST SOLDIER
He is looking at something.
SECOND SOLDIER
He is looking at some one.
FIRST SOLDIER
At whom is he looking?
SECOND SOLDIER
I cannot tell.
THE YOUNG SYRIAN
How pale the Princess is! Never have I seen her so pale. She is like the shadow of a white rose in a mirror of silver.
THE PAGE OF HERODIAS
You must not look at her. You look too much at her.
FIRST SOLDIER
Herodias has filled the cup of the Tetrarch.
THE CAPPADOCIAN
Is that the Queen Herodias, she who wears a black mitre sewed with pearls, and whose hair is powdered with blue dust?
FIRST SOLDIER
Yes; that is Herodias, the Tetrarch’s wife.
SECOND SOLDIER
The Tetrarch is very fond of wine. He has wine of three sorts. One which is brought from the Island of Samothrace, and is purple like the cloak of Caesar.
THE CAPPADOCIAN
I have never seen Caesar.
SECOND SOLDIER
Another that comes from a town called Cyprus, and is as yellow as gold.
THE CAPPADOCIAN
I love gold.
SECOND SOLDIER
And the third is a wine of Sicily. That wine is as red as blood.
THE NUBIAN
The gods of my country are very fond of blood. Twice in the year we sacrifice to them young men and maidens: fifty young men and a hundred maidens. But I am afraid that we never give them quite enough, for they are very harsh to us.
THE CAPPADOCIAN
In my country there are no gods left. The Romans have driven them out. There are some who say that they have hidden themselves in the mountains, but I do not believe it. Three nights I have been on the mountains seeking them everywhere. I did not find them, and at last I called them by their names, and they did not come. I think they are dead.
FIRST SOLDIER
The Jews worship a God that one cannot see.
THE CAPPADOCIAN
I cannot understand that.
FIRST SOLDIER
In fact, they only believe in things that one cannot see.
THE CAPPADOCIAN
That seems to me altogether ridiculous.
THE VOICE OF IOKANAAN
After me shall come another mightier than I. I am not worthy so much as to unloose the latchet of his shoes. When he cometh the solitary places shall be glad. They shall blossom like the rose. The eyes of the blind shall see the day, and the ears of the deaf shall be opened. The sucking child shall put his hand upon the dragon’s lair, he shall lead the lions by their manes.
SECOND SOLDIER
Make him be silent. He is always saying ridiculous things.
FIRST SOLDIER
No, no. He is a holy man. He is very gentle, too. Every day when I give him to eat he thanks me.
THE CAPPADOCIAN
Who is he?
FIRST SOLDIER
A prophet.
THE CAPPADOCIAN
What is his name?
FIRST SOLDIER
Iokanaan.
THE CAPPADOCIAN
Whence comes he?
FIRST SOLDIER
From the desert, where he fed on locusts and wild honey. He was clothed in camel’s hair, and round his loins he had a leathern belt. He was very terrible to look upon. A great multitude used to follow him. He even had disciples.
THE CAPPADOCIAN
What is he talking of?
FIRST SOLDIER
We can never tell. Sometimes he says things that affond one, but it is impossible to understand what he says.
THE CAPPADOCIAN
May one see him?
FIRST SOLDIER
No. The Tetrarch has forbidden it.
Taken from Salome by Oscar Wilde

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