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Lunedì. Il Lunedì ha i lineamenti del viso distesi e lo sguardo riposato di chi ha dormito 144 ore di fila e si bea di lavorare appena un giorno alla settimana. Perciò me lo immagino spalancare gli occhi appena due minuti prima dello scoccare della mezzanotte, in tempo per scaldare i muscoli intorpiditi del corpo, flettere la schiena, stirare le braccia, le gambe, e alzarsi dal letto scattante e carico di energia dinamica, pronto per iniziare la giornata con ottimismo. Del resto il Lunedì, che da che mondo e mondo detiene il primato indiscusso di leadership nella pianificazione settimanale, sa di avere una funzione sociale molto importante. Quello di dirigente al dipartimento delle lamentele pubbliche è un incarico molto impegnativo che lo sottopone a una notevole quantità di pressioni ma che tuttavia ottempera con il massimo dello zelo, forte di una serenità mentale e una disciplina interiore, una professionalità, esemplari. Il più dell’umanità che si presenta al banco delle lamentele si diversifica per sesso, età e provenienza ma ha in comune la frustrazione come stato psichico di contingenza esistenziale e una attitudine alla vessazione inversamente proporziale all’insofferenza che prova nei confronti della propria vita in generale. Tant’è il Lunedì funge da capro espiatorio nazionale e insieme ammortizzatore sociale. Sebbene pacifico, propositivo e mite di carattere, c’è chi lo detesta, chi gli attribuisce responsabilità per la propria inerzia, chi in definitiva approfitta dell’immutabile imperturbabilità che gli è propria per dare sfogo a una scaletta di insoddisfazioni personali, complici il consenso e la solidarietà popolari. E’ un’umanità che offesa non si capacita della pacchia domenicale destinata a una fine, troppo bella per durare più di 24 ore. C’è di buono che il Lunedì oltre che ottimista è anche magnanimo d’indole e compassionevole d’attitudine. Come un padre amorevole nei confronti dei suoi bimbi, un tantino capricciosi.  Lascia fare.

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