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Bloom, Craig Kosak

Che meraviglia il tepore del sole, presagio di una primavera imminente, tanto più attesa oggi date le basse temperature di ieri.
Stamattina, camminando per strada, ho incontrato un corvo. Se ne stava appollaiato sopra il tettuccio di una macchina e aveva la testa nera e le penne del corpo grigie. Sulle prime non ho fatto caso alla sua presenza, immersa com’ero nei miei pensieri. Realizzato che non si trattava di un piccione, una colomba, un gabbiano, sono tornata indietro per osservarlo più da vicino. E ho riflettuto. In accordo con il simbolismo degli animali nell’alchimia, il corvo rappresenta l’inizio della Grande Opera Al Nero prevista nel cammino verso la trasmutazione. Questa fase, detta anche Nigredo, o nerezza, indica la decomposizione della materia, dagli alchimisti posta all’interno dell’uovo alchemico (un vaso di vetro), dunque scaldata dentro l’Athanor, un forno cui calore serviva ad eseguire la digestione alchemica. La materia, mediante un processo di putrefatio si calcinava carbonizzandosi. Da qui il termine Nigredo.
Secondo la dottrina alchemica la parola Athanor, che in verità deriva dall’arabo at-tannūr, e dall’ebraico tanur (forno), viene fatta risalire al greco Α-Θάνατος (Thanatos), Morte. La A privativa, ovvero senza morte, indica la capacità del forno di lavorare all’infinito. L’Athanor rappresenta infatti una metafora molto potente che associa lo spirito umano al Fuoco Eterno, in grado di bruciare le impurità della materia per tramutarla in oro. E Fuoco, o ipocentro, viene definito il punto all’interno della Terra dove ha origine il propagarsi di una frattura che genera un terremoto. Perciò un processo alchemico di trasmutazione ha inizio scavando, penetrando la terra in un atto che viene definito regressus ad uterum, il ritorno simbolico a uno stato primordiale dell’essere.
Simbolo della Nigredo è la testa di corvo (caput corvi), ma anche la decapitazione. Dunque questa fase iniziatica della Grande Opera rimanda a una tappa obbligatoria, imprenscindibile dalla putrefazione della materia ma indispensabile all’evoluzione ed elevazione dello spirito, a cui viene richiesto di peregrinare nel chaos, nell’incertezza, al buio.
La morte spaventa. Certo. E’ l’inverno dell’anima. La fine di un ciclo, l’inizio del successivo. In uno stato di dormienza il seme riposa sotto la terra. In attesa di germogliare in primavera. Così lo spirito, che attraverso la riflessione rileva il seme del male che lo tormenta, e con esso la cura, il principio di trasformazione. La nostra terra nera è terra fertile.

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