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Amy Judd

Ansia. Ho decine di buone ragioni per averne a iosa ma paradossalmente nessuna di queste costituisce un buon motivo per provarla. Da qualche tempo mi sto abituando a identificare con precisione le immagini che dal subconscio emergono in superficie ognuna delle volte in cui mi sento sopraffatta da emozioni talmente forti da rendermi irrequieta e immobilizzarmi persino. Perchè così agisce l’ansia, offuscando la mente di presagi e visioni, anticipazioni di ciò che potrebbe essere nella più sfortunata delle ipotesi, ma di fatto non è allo stato attuale. Quello che è, e rimane, si configura piuttosto come una condizione debilitante per il funzionamento -preferibile, perfettibile- della mia persona. Su questo non c’è dubbio.
La mente rappresenta agli occhi della mia coscienza un oggetto di speculazione molto interessante che io provo grande piacere a indagare e conoscere. Interessanti sono le neuroscienze e ancora più interessante è la neuropsicologia, disciplina che ha come obiettivo lo studio dei processi cognitivi e comportamentali correlati ai meccanismi anatomo-fisiologici riconducibili a livello del sistema nervoso, imputato al loro funzionamento. Ed è da questo punto di vista che il comportamento segue un meccanismo  davvero molto semplice che vede il pensiero generare un’emozione e un’ emozione condizionare, appunto, il comportamento. Comprendo dunque con maggiore attenzione l’importanza di intervenire efficacemente sul pensiero per regolare l’effluvio di emozioni che generano in me inquietudine. Perciò mi piace attribuire alla mia ansia l’elegante sembianza di uno scrigno in avorio, con decorazioni intagliate ed argento inciso, che come il vaso di Pandora raccoglie al suo interno tutti i ‘mali’ che si riversano nel mio mondo interiore una volta aperto. Piccoli e grandi gioielli dalle forme cangianti e di pregiatissima fattura, più simili alle creature che vivono negli abissi del mare e assumono forme di straordinaria mostruosità ma rispettabilissima dignità. Si tratti di frustrazione, sconforto, sfiducia, insicurezza, io metto tutto dentro lo scrigno. Non posso certo impedirmi di provare amarezza, paura, rabbia, collera, impotenza, malinconia, quando guardo alle condizioni in cui versa il nostro paese, a ciò che accade in strada e nel mondo. Quando penso a ciò che desidero ma non accade nella mia vita, a ciò che vorrei ma non posso avere. Non posso impedirmi di provare queste emozioni. Ma posso impedire a queste emozioni di condizionare i miei pensieri al punto da  sopraffarmi, produrre in me l’inquietudine che mi distrae dal focalizzare le mie energie, la mia attenzione, la mia volontà, sugli  obiettivi che ho più a cuore e quanto mi procura più piacere. Posso imparare a riconoscere queste emozioni e risalire alla radice che le genera così da estirparla. Posso imparare a distinguere quali ferite interiori la paura va a riaprire così da sanarle. Posso comprendere  perchè quest’irrequietezza minaccia tanto prepotentemente quel senso di sicurezza e benessere di cui ho tanto bisogno per stare bene e cosa posso fare per averlo garantito a prescindere da ciò che accade al di fuori di me. Che in questo consiste la vera magia, il fine dell’introspezione, la meta del viaggio esistenziale che ognuno di noi compie nell’arco della propria vita. In questo consiste la mia forza, la mia serenità, la mia saggezza.

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