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Chi ha detto che la banana è l’unico frutto dell’amore non aveva evidentemente scoperto ancora le straordinarie proprietà afrodisiache del dattero. Un frutto magico davvero. Anzitutto perchè ricco di zuccheri naturali, vitamine, minerali, fibre, oli essenziali, calcio, ferro, magnesio, rame, selenio, potassio, in grado di contrastare l’insorgenza di un cancro addominale, anemia, malattie cardiovascolari, osteoporosi, possibili disturbi intestinali e di costipazione, ma perchè è stato dimostrato anche che l’alta quantità di estradiolo e flavonoidi contenuti in essi favorirebbero negli uomini non solo la produzione e mobilità dello sperma ma anche un aumento in struttura e peso dei testicoli. A questo proposito si suggerisce la preparazione di una ricettina semplice semplice che consiste nel tenere in ammollo per una notte una manciata di datteri da tritare e mescolare a del latte di capra con l’aggiunta di un pizzico di cardamomo in polvere e un cucchiaio di miele. La mistura risulta efficace anche per incrementare la resistenza sessuale e ridurre il rischio di sterilità causata da possibili disordini o disfunzioni in corso. Niente male ve?
Si racconta che la prima palma da dattero germogliata a Roma sia nata da un seme sputato per terra da Augusto, particolarmente ghiotto del frutto, coltivato in Babilonia fin dal 4000 a.C. e molto apprezzato anche in età romana. Ho scoperto tuttavia che l’imperatore e la prima moglie Clodia Pulcra hanno divorziato dopo appena due anni di matrimonio e che la donna è stata rispedita indietro dalla madre accompagnata da una lettera in cui si affermava che il matrimonio non era stato consumato e questa risultava ancora vergine. Avesse saputo Augusto del portentoso cocktail d’amore, chissà, le sorti dell’impero romano sarebbero state diverse.
Ad ogni modo, a piacermi del dattero non è solo la polpa, ma il seme, appunto. Non certo commestibile ma bizzarro a suo modo. Somiglia a un insetto, meglio a una larva. Alla ghiandola pineale.

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