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“La vita è sopportabile solo per il fatto che nessuno s’identifica col dolore altrui”, diceva Cioran. Non riesco a trovare parola migliore che mattanza per definire il 2016, i conflitti e gli attentati che fino alla notte scorsa a Istanbul hanno sporcato ancora una volta di sangue la coscienza del mondo e costretto ciascuno di noi a fare i conti con il sospetto di una pandemia violentissima e inarrestabile cui virulenza è diffusa nell’aria e minaccia di uccidere sul nascere il desiderio di vivere con fiducia e sperare in un 2017 di gioia. Non posso fare nulla per arrestare l’avanzata degli innumerevoli patogeni avversori che indeboliscono il sistema immunitario della società in cui viviamo. Ma posso fare molto per impedire a tutta questa negatività di sopraffarmi e instillare in me il germe della paura. Perciò auguro a ciascuno di noi la forza di coltivare un seme di pace nel terreno fertile dell’Amore, e di prendersene cura, permettengogli di germogliare e produrre i suoi dolci frutti. Coraggio

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