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Dunque ho scoperto che sabato 10 dicembre si terrà qui a Roma un evento organizzato dalla Comunità Raeliana che ha come obiettivo quello di diffondere il messaggio dei creatori. Elohim (vedi il libro della Genesi), coloro che vengono dal cielo e che nella fattispecie il 13 dicembre del 1973 sarebbero apparsi al giornalista francese Claude Vorilhon per rivelargli la verità che si nasconde dietro alla creazione del mondo, frutto di un sapientissimo programma di ingegneria genetica. Già Mauro Biglino, traduttore di ebraico biblico, insiste da anni a ribadire che dalle traduzioni da lui effettuate della Bibbia, non esiste nel testo sacro una sola parola riconducibile a Dio, e in particolare al Dio di cui la Chiesa Cattolica si è servita nei secoli per creare l’impero che ha dominato il mondo occidentale e condizionato lo svolgersi della storia. Così come ci è stata raccontata. Annesse teorie del complotto e fantasiose suggestioni letterarie.
Trovo tutto questo affascinante. Basta pensare all’azione coercitiva che la religione ha avuto e ha ancora nella società per rendersi conto dell’impatto straordinario che false o presunte credenze hanno sulla visione di ciascuno circa quella che definiamo realtà.
Siamo davvero stati creati dagli alieni? Perchè no! Ciò che sappiamo deriva dal linguaggio che utilizziamo. E tanto più ricco è il linguaggio di vocaboli, tanto più vasta è la nostra conoscenza del mondo. Tuttavia, non si può non citare Schopenhauer e il mondo, a suo dire, come volontà e rappresentazione. Vedremmo davvero il mondo come lo desideriamo? Secondo Schopenhauer il mondo si può rappresentare sotto due forme. Intellettuale la prima, basata sul rigore scientifico dell’indagine speculativa. O come la rappresentazione di una volontà. La scienza ovviamente si adopera nello studio della realtà oggettiva, attraverso l’indagine, la ricerca. Ma la percezione che ognuno di noi ha della realtà deriva da una proiezione.  Il  mondo si nasconde agli occhi dell’uomo dietro quello che Schopenhauer definisce il velo di Maya. Dunque per Schopenhauer la vita è un sogno. Dovremmo dire incubo, per come stanno le cose. La rappresentazione più vivida delle nostre paure più recondite. Tant’è.

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