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Two Things You Warned Me About, Heather Day

Leggevo le Divagazioni di Cioran quando il pensiero che segue ha instillato in me una riflessione. Dice

Giacchè in ogni individuo si nasconde un boia che ognuno intrattiene con una raffinatezza profonda e inconscia, l’unico percorso nobile è imparare a essere vittima

Essere un boia. Essere una vittima.
Mi è difficile tradurre in parole lo slancio di collera incotenibile che sopraggiunge quando al limite della propria capacità di sopportazione ci si impone il controllo necessario a convertire in resa  l’impulso di reagire a un’offesa che minaccia la propria incolumità. E pensavo, in queste giornate di dibattiti circa la violenza sulle donne, che non bastano i cortei a sensibilizzare la coscienza civile di un paese.
Andate pure in questura a denunciare le minacce di morte del vostro datore di lavoro che a pugno teso ha giurato su Dio di farvi fuori. Posso assicurarvi che il questore di turno, il commissario? l’ispettore? l’agente? vi dirà che se non vi ha prima viste sanguinare, peggio morire, non è il caso di esporre una querela. Perchè il problema principale in questo paese non è solo il dilagare di una psicosi collettiva, ulteriormente esacerbata dalle condizioni vergognose in cui il governo costringe i cittadini, ma anche e soprattutto l’assenza di un corpo di leggi che vale a proteggere gli innocenti e scoraggiare i colpevoli dal commettere un crimine. Morto Dio, morto il padre, nella figura dello stato, al cittadino incolume non rimangono che tre soluzioni soltanto. Alienarsi, rivolgersi alla mafia o farsi giustizia da sè. Nel primo caso ci si affida al karma. Chi semina vento raccoglie tempesta. Negli altri due prevale il senso della rivalsa. Chiamatelo onore. Ed è in questo caso che la vittima diventa boia e il boia vittima. Lati, tanto l’uno quanto l’altra, della stessa medaglia.