C’è niente di peggio per un leoncino che dovere ammettere di essersi sbagliato o dovere accettare una sconfitta? Basta guardare le immagini di Obama in visita in Europa negli ultimi giorni per comprendere il patema d’animo.
Il declino del Partito Democratico rappresentato bene dall’ex presidente segna la crisi definitiva di un lungo periodo iniziato negli anni ’20 con l’ascesa del blues nel panorama musicale e compromesso duramente dopo la morte di 2Pac e l’utilizzo massiccio dei sintetizzatori negli studi di registrazione. Beyoncè spinge forte per affermare l’emancipazione di un femminile orientato al successo e bene integrato nella società dei cambiamenti sociali, ma ho paura sgambettare amabilmente desnuda non varrà a persuadere Trump dal volere afferrare una donna per la vagina. L’elezione di quest’ultimo segna il ritorno delle vecchie smanie colonialiste che per decenni hanno reso l’America stato pioniere nella lotta alla supremazia dei bianchi nello scacchiere del potere economico e sociale.
Le premesse filosofiche alla base del partito democratico sono notevoli. Basta ascoltare questo pezzo dei J5 per sentirsi pervasi da un rinnovato ottimismo, una gran fede nell’umanità e speranza, tanta speranza. Quanto è vero che non c’è arcobaleno senza la pioggia. E’ quel We can come together, And think like one nella settima strofa del brano che setta aspettative mal conciliabili nella realtà e tali da creare conflitti. Perchè è proprio vero che biologicamente parlando ognuno di noi è una fotocopia genetica in tutto simile per conformazione fisica ai propri antenati, ma si differisce dagli stessi per ragioni sociali e culturali che apposta lo rendono tanto unico quanto diverso. Musicalmente parlando, c’è chi ama il soul ma non apprezza il punk. Chi ama il punk ma non apprezza la musica classica. Chi ama la musica classica ma non apprezza il pop. E così via, le possibilità sono tante quante le persone che nell’insieme abitano il pianeta terra. Per dire. Più raro è trovare chi ama indistintamente tutta la musica. Specie se di qualità e indipendentemente dal genere. La musica in quanto tale. Espressione universale del sentire umano. Forse l’unica, possibile, manifestazione democratica della propria individualità e del contesto sociale in cui si vive. E ci sta tutta che ognuno è libero di avere preferenze, ma amare qualcosa non vuol dire necessariamente dovere disprezzare quella che si preferisce meno.
E’ quel fastidisiossimo vizio connaturato nella natura umana di voler stabilire a tutti i costi chi è il migliore, chi il peggiore, cosa è bene, cosa è male, a rendere impraticabile la democrazia. Chiamano questa smania prevaricazione, che fa rima con competizione e presuppone una fune tirata agli estremi da due opposti chiamati ora a essere rivali. Finchè la stessa fune non si spezza. E io mi chiedo perchè non la si può invece usare per altri scopi tanto più utili come unire, legare, anzichè dividere e separare.

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