Dunque qualche giorno fa ho seguito con piacere questo straordinario documentario dedicato al Giappone, e nella fattispecie ai Satoyama, villaggi cui abitazioni si concentrano a ridosso dei monti o delle colline e in prossimità di un fiume. Il nome deriva da sato, che in giapponese significa terra coltivabile, e yama, che sta per collina o montagna. Ognuna delle abitazioni ha nel retro costruita una piattaforma che consente di convogliare al suo interno l’acqua del fiume attraverso un canale. Molti degli abitanti utilizzano questo bacino d’acqua per usi domestici. Alcuni per allevarvi le carpe.
Tra gli abitanti che popolano il fiume compaiono anche i gobidi, appartenenti alla famiglia dei pesci ossei e comunemente chiamati ghiozzi. Grandi quanto un dito. Intanto che ammiravo la meravigliosa natura di questi pesci, il cronista raccontava dei maschi, che usano scavare tra le insenature sabbiose e rocciose del letto del fiume per creare quella che da lì a poco sarà la sala parto delle femmine. Il caso vuole che d’improvviso appare nel filmato un altro maschio di ghiozzo, minaccioso, e che questi vuole appropriarsi del rifugio appena creato dal primo. I due iniziano a litigare, l’uno e l’altro spalancando la bocca e rizzando le pinne, finchè il molestatore abbandona il campo di battaglia allontanandosi definitivamente.
Guardando la scena ho pensato che dinamiche di questo tipo capitano tutti i giorni anche fra noi umani, ma ciò che nel regno animale muove e spiega lotta e conflitto per la sopravvivenza, fra gli umani si connota di significati morali e pertiene l’etica del bene e del male. Noi umani si può anche discutere di democrazia e stato di diritto, come è stato per millenni e sarà ancora nelle generazioni future, ma non sarà la compiutezza di un sistema di pensiero, laico, religioso, a permettere l’evoluzione intellettuale e spirituale della specie umana reprimendo in noi istinti propriamente animali. Siamo pur sempre degli ominidi.