Catherine Kehoe, Window
Catherine Kehoe, Window

Che incanto le finestre. Prima mi trovavo in una delle camere cui vista dà a via degli Orfani quando la mia fantasia ha preso il volo come un uccellino curioso per posarsi al davanzale della finestra dirimpetto il palazzo. Ad attrarre la sua attenzione deve essere stata la penombra che faceva luce a un vaso di orchidee bianche dietro cui si intravvedeva sfocata la sagoma di una libreria piena di tanti libri e tanti ninnoli. Chissà souvenir di viaggio, ricordi di un tempo stato. E il bello delle finestre aperte sta proprio nell’invito che offrono all’immaginazione perchè si faccia spazio tra le tende per entrare dentro casa in punta di piedi e quatta quatta sgusciare di stanza in stanza mimetizzandosi all’ambiente.
Qui l’impercettibile alone in rilievo sulla federa bianca di un cuscino sopra cui sono state piante delle lacrime. Lì una sbavatura di rossetto rosso al collo di una camicia mancante di un bottone al polsino e abbandonata sulla poltrona. Kind of Blue suonato al grammofono nella mie orecchie.
Mi chiedo quali dita si intrecciano in una stretta d’amore. Quali parole vengono taciute e ingollate con un sorso di vino al tavolo della discordia.
Se potesse quella orchidea bianca dirmi che espressione ha la malinconia quando penso a casa.
Saudade.

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