La mia identità. La lingua che mi esprime, il linguaggio che mi parla. Dicevo.
Posso distinguerne tre. Il dialetto, lingua dell’infanzia e della memoria. L’italiano, lingua acquisita e mezzo di integrazione e adattamento. L’inglese, anch’essa lingua acquisita e tramite di comunicazione universale. A seconda del vocabolario, ognuna di queste esprime significati a me immediatamente riconoscibili, ma è interessante notare l’accento, che le distingue e determina per ognuna un temperamento, un carattere, dunque un significato altro, ben distinto. E’ più facile ch’io inizi a parlare in siciliano tutte le volte che mi sento sopraffatta da emozioni forti che stuzzicano il nervo più sensibile della mia coscienza. Quanto è vero che utilizzo tanto l’italiano per ragionare e comprendere l’ambiente in cui vivo, quanto l’inglese per facilitare la comunicazione fra me e gli stranieri con cui interagisco. La grammatica e l’accento che esprimono ognuna di queste lingue determinano una postura e una inclinazione vocale che nell’insieme imprimono un significato che prescinde quello ufficiale riferito dal vocabolario. Il siciliano è sanguigno. L’italiano catto-mediatico. L’inglese misurato.
Va tutto bene inoltre quando le parole si riferiscono a cose, fatti e luoghi. La faccenda inizia a complicarsi quando a essere utilizzate attraverso il linguaggio sono parole che indicano sentimenti astratti quali Amore, Pace, Rispetto, che inevitabilmente esprimono tutto quel bagaglio di storia, cultura e tradizione cui radici risalgono a una memoria collettiva che si tramanda oralmente di generazione in generazione. E io posso ingegnarmi a ridefinire vocabolo per vocabolo tutto l’immenso dizionario di sinonimi e contrari che utilizzo per parlare a me stessa, ma il riflesso dei miei pensieri che in definitiva costituisce la rappresentazione della realtà così la percepiscono i miei occhi e i miei sensi, andrà sempre e comunque a collidere con l’altrui interpretazione del reale. E’ il mito di Babele che porta con sè pace e guerra, a seconda del grado di apertura mentale di ciascun parlante e destinatario della parola.