Talvolta non mi capacito. E la mia mente prova a cercare un senso predisponendo la ragione del microscopio che le occorre per mettere a fuoco tutto l’immenso materiale posto sotto osservazione dalla coscienza. Ma a emergere dalla ricerca come dato di fatto è soltanto la frustrazione.
Capisco allora che quanto risulta incompreso dalla ragione è tale perchè non rientra in alcuna delle categorie di cui si serve la mente per catalogare il vastissimo archivio di assiomi dalla stessa ritenuti indispensabili per interpretare la realtà. Assiomi a loro volta catalogati per sottocategorie che nell’insieme raggruppano sterminate parole e sterminate immagini. Metafore su metafore su metafore.
Se piuttosto provassi a invertire questo pensiero. E nel farlo mi convincessi a ritenere la ragione un microscopio e la coscienza uno spazio vuoto. E se riuscissi a sgomberare questo spazio vuoto dell’Io pensante e senziente che a forza di cogitare e desiderare mi avvelenano l’anima. Se fossi in grado di vedere un contenitore in quello spazio vuoto. Varrebbe questo a convincere la mente del fatto che ciò che impedisce alla ragione di guardare con chiarezza è quella spazzatura di assiomi che anzichè accumulare dentro è necessario portare fuori?