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C’è questa pratica giapponese, antichissima, chiamata kintsugi, che consiste nell’utilizzo di oro o argento per l’assemblaggio e la riparazione del vasellame scheggiato o andato a pezzi. Un vaso. Un bicchiere. Il cuore. Perchè capita un giorno, quasi inaspettatamente, di perdere il senno, rovesciare un vaso, scaraventare un bicchiere contro una parete. A rendere mirabolante l’evento cruciale, cui processo è irreversibile, è il fragore che il tonfo produce nell’aria, la subitanea scomposizione della materia in frammenti indefiniti. Prima unità. Poi disgregazione. Dunque il kintsugi, che con grande tecnica, grande pazienza e per mezzo di un metallo nobile quale l’oro o l’argento, riassembla, dona splendore e compattezza al corpo in fratumi, scheggiato, ferito, ora meravigliosamente impreziosito. Unico. Ancora più bello di prima.