Josep Moncada
Josep Moncada

Ogni qualvolta che vengo al mondo, ogni giorno, quindi, le mie palpebre si aprono su quello che non si può chiamare uno spettacolo, perchè subito sono preso, trascinato da tutte le forze del mio corpo che avanza in questo mondo, che ne incorpora lo spazio, le direzioni, le resistenze e le aperture, muovendosi in quella percezione di cui è soltanto il punto di vista a partire da cui si organizza quel percepire che è anche agire. Come ogni punto, anche il punto di vista non ha dimensione. Ed è anche un punto cieco, la macula intorno alla quale si dispongono le prospettive, i rapporti, il vicino e il lontano. Punto di vista oscuro che sta in fondo a me stesso, ma in fondo nel senso in cui si parla del fondo di una stanza, dello sfondo che potrei rappresentare come un punto, cioè come un no-spazio situato proprio dietro lo spazio che si costruisce come la mia testa, la mia fronte, le mie spalle e tutto quello che c’è dietro, a da cui un corpo che percepisce e agisce sa di essere portato e proiettato.

Da questo punto non c’è spettacolo, ci sono soltanto lo scontro, la mischia col mondo, le attrazioni e le repulsioni, le traversate e le spinte, le prese e gli abbandoni, gli impossessamenti e gli spossessamenti. Essere nel mondo non è uno spettacolo. Tutt’altro. E’ essere dentro, non di fronte. Quello che abbiamo l’abitudine di chiamare, anche fuori dalla cerchia filosofica, ‘essere al mondo’, traduce d’altronde l’espressione tedesca in der Welt sein, con cui Heidegger cerca di significare un in, un ‘nel’ che non indica l’inclusione di un ‘soggetto’ in un ‘mondo’ che gli preesiste, ma la co-appartenenza dei due, soggetto e mondo, in quella modalità che egli chiama l’ ‘essere gettato’Geworfensein in cui va inteso sia il getto, la proiezione di quella caduta che determina un ‘trovarsi là’, un ‘trovarcisi’, sia l’abbozzo, il progetto – Entwurf – la proiezione di un gesto, di un’andatura possibile dell’esistere, dove esistere significa rimettere continuamente in gioco i propri abbozzi.

Da Corpo Teatro, Jean Luc Nancy

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