Dio. Anni e anni a rinnegarne il nome e l’esistenza, ostentare orgogliosa il nichilismo di parte che come una medaglia mi piaceva tenere al petto ed esibire, fiera delle prove che qui dimostravano la sua infondatezza, lì l’assurdità di un’ipotesi simile. Perchè non credo a un Dio al di fuori di me, dicevo. Tant’è lo credo ancora. Ma con una differenza. Chiamo Dio la proiezione più vivida di un’idea particolareggiata, somma e rappresentazione immaginifica di qualità positive che hanno come finalità il bene comune e la giustizia. Dio è Bellezza, è Bontà, è Gioia, è Amore, è Pace, è Fratellanza, è Solidarietà, è Tolleranza, è Clemenza. E molto altro ancora. E se mai l’uomo è capace di realizzare coscientemente il significato di ognuna di queste qualità, in base al proprio sentire e alla percezione che ha della realtà, di se stesso e dell’altro, allora vuol dire che le possiede intimamente e la vita non chiede lui che di rendere possibile l’esistenza di Dio, al di fuori di sè, attraverso la parola e l’azione.