Giornate come questa in cui la stanchezza, fisica, mentale, ha la meglio sulla mia forza di volontà e non c’è determinazione tale da smorzare l’inquietudine che dal profondo di una voragine interiore emerge in superficie con fragore provocata da un movimento tellurico violentissimo e inarrestabile, io mi lascio andare. Mi permetto di mollare la presa che mi tiene aggrappata alla ragione, per scivolare, trascinata dalla corrente di uno tsunami, in uno stato di resa, inerme e conscia della mia debolezza.
Qui desidero stare, tra le note di questo pianoforte, nell’attimo che succede e anticipa il propagarsi del suono nell’aria.