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Che incanto le finestre. Prima mi trovavo a fumare una sigaretta in una delle camere cui vista dà in via dei Orfani, e la mia fantasia ha preso il volo come un uccellino curioso posandosi sul davanzale della finestra dirimpetto al palazzo. Ad attrarre la sua attenzione deve essere stata la penombra che rendeva più netta la sagoma di un vaso di orchidee bianche dietro cui appariva sfocato uno scaffale pieno di tanti libri e tanti ninnoli. Chissà souvenir di vacanze all’estero, ricordi del tempo stato. E il bello delle finestre aperte è che invitano l’immaginazione ad entrare dentro per mimetizzarsi silenziosamente all’ambiente e scoprire cosa si nasconde dietro le tende. Quali personaggi del quotidiano. Quali voci si confessano un segreto, quali singhiozzi trattengono in gola una malinconia, quali dita si intrecciano in una stretta d’amore. Quali le canzonette suonate alla radio, gli odori in cucina, gli scheletri nell’armadio, le porte serrate, le chiavi smarrite.
Se quella orchidea bianca potesse parlare e dirmi che espressione ha la nostalgia quando penso a casa.
Saudade.