Certo delle volte siamo cocciuti. Ma davvero cocciuti. Cocciuti al punto da innamorarci di una persona che non fa per noi, è evidente, chiaro, palese, che non fa per noi. Lo dice l’oroscopo, lo dicono le carte, lo dice il buon senso e persino la nostra coscienza, ma l’idea di far quadrare un cerchio diventa talmente allettante, e l’impresa è talmente difficile, da stuzzicare il nostro interesse. Allora ci adoperiamo in estenuanti tentativi di conquista, ci prodighiamo in innumerevoli spettacolini di prestigiazione, saremmo persino disposti a vendere l’anima al diavolo pur di riuscire nell’impossibile. E l’oggetto delle nostre inveiterate persecuzioni ha tentato in tutti i modi di scoraggiarci, di avvilirci, di risparmiarci l’accanimento propedeutico che anticipa la nostra disfatta ma in definitiva non è valso a esaurire il potenziale di ostinazione che ha veicolato le nostre azioni.
Nel peggiore dei casi, mi permetto di dire scioccamente, l’oggetto delle nostre inveiterate persecuzioni diventa allora un nemico. Tanto più grande è stata l’aspettativa riposta su di lui, tanto più grande la delusione e la rabbia che conseguono al rifiuto e accompagnano la nostra sconfitta. Valutazione, svalutazione. Offesi nell’orgoglio ritorciamo adesso contro di lui tutto il peso della nostra frustrazione. Che orrore, vero? Sono certa possiamo farne a meno. Se mai avessimo un uccellino, che adoriamo, e per qualche ragione, inspiegabile davvero, ci convincessimo di poterlo portare al parco con noi per giocare a palla e questo, giustamente, facesse tutt’altro che rispondere al nostro entusiasmo con altrettanto entusiasmo, avremmo ragione di prendercela con lui per il fatto che è volato via?

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