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La Teoria dei Colori, la scienza delle emozioni. Bisogna essere Plotino per dire che ‘nessun occhio infatti ha mai visto il sole senza diventare simile al sole, né un’anima può vedere la bellezza senza diventare bella’, e bisogna essere Goethe per assumere che l’occhio esiste in funzione della luce e dalla luce viene modellato, perciò i colori non derivano dalla luce, ma è l’occhio, che attraverso la luce, riconosce i colori come il risultato delle proprie impressioni. Pazzesco. Gli è andata bene perchè quando ha scritto la Teoria dei Colori, Newton era già morto da quasi mezzo secolo, se no sai le risate. Ma Goethe, che è un uomo senza pudore, se ne infischia. Gli importava specialmente contraddire una tesi scientifica, dimostrare al matematico che la scienza non può spiegare in maniera meccanicistica la varietà di colori prodotti dalle emozioni, giacchè a essere al centro della fenomenologia dei colori è l’uomo e i suoi sensi.
Ma ecco, a ben riflettere anche la poesia è una scienza, è occultismo, una scienza esoterica.
Mi viene in mente una cosa di Sant’Agostino che lessi una volta a proposito del tempo e dice

Il presente delle cose passate è la Memoria;
Il presente delle cose presenti è la Vista;
E il presente delle cose future è l’Attesa.
dal Libro XI, cap.20