Saul Leiter. Joanna, c. 1947
Saul Leiter. Joanna, c. 1947

Non riesco a decidermi. Continuo a procrastinare l’appuntamento dal parrucchiere. E che scuse sono capace di inventarmi pur di non andare. Oggi no perchè devo assolutamente finire di leggere entro stasera le ultime 527 pagine che rimangono di un saggio molto interessante che ho per le mani. Domani neanche perchè devo assolutamente recuperare da sotto il materasso, sopra l’armadio, dietro la libreria, dentro il porta bijoux (?), tutti i calzini spaiati che non riesco a trovare ed è necessario lavare. Mercoledì non se ne parla proprio, il salone è chiuso (evvai). Giovedì pomeriggio devo portarmi a vedere un film noiosissimo che non ho alcuna voglia di farmi piacere e l’opera di persuasione a mio sfavore potrebbe richiedere qualche ora di sfiancanti tentativi. Venerdì sarò impegnata a lavoro fino a sera. Figurarsi nel weekend. Sono costretta a rinviare l’appuntamento alla prossima settimana. E’ evidente non posso proprio farne a meno.
E’ vero io e le parrucchiere non siamo mai state amiche affiatate. L’ultima volta che ho preso appuntamento è stato dopo avere scoperto sparuti capelli bianchi in prossimità della fronte e dietro le orecchie. Non avevo neanche compiuto trent’anni e certamente non ho gradito la sorpresa, che ho ritenuto uno scherzo di pessimo gusto. Mi sono seriamente chiesta senza troppo imbarazzo come si permette un capello bianco di minare la mia autostima e ricordarmi che sto invecchiando. Incredibile l’imperturbabile sfacciataggine avutane in risposta. All’occorrenza mi era venuto in mente un salone di ragazze africane non lontano da casa perciò sono voluta andare da loro. Le ragazze africane ci sanno fare. Quella della concia dei capelli è un’arte vudù che si tramanda con zelo di generazione in generazione.
Ebbene, appena arrivata ho chiesto alla parrucchiera che mi ha accolta di procedere con un hennè nero e di spuntarmeli appena ma questa ha preso a raccontarmi delle passate esperienze professionali in quello e quell altro salone, dei corsi di aggiornamento per perfezionare questo e quell altro taglio alla moda, della fortissima passione che nutre per il proprio lavoro, di quanto si diverte e di che bei capelli ho,  ‘ te li vedrei bombati qui, rasati là, boccolati sotto, cotonati sopra, meshati in centro, shatushati ai lati ‘ . Che dire. Perchè mortificare il suo estro creativo? Mi pareva scortese dire di no. Tant’è. Niente da ridire circa il capolavoro d’ispirazione cubista venuto fuori dopo appena tre ore di meticolosa dedizione, è solo che a me veniva da piangere ma dovevo mostrarmi soddisfatta, lei aveva radunato il resto delle colleghe intorno alla mia poltrona ma io volevo scappare, mi sono state chieste 150 sterline ma io non ho voluto dargliene più della metà. Ammetto da quella volta in poi ho acquistato un paio di forbici professionali e imparato a tagliarmeli da sola. Cosa che mi riesce bene. I miei capelli sono lunghi, scuri e specialmente capricciosi, ma è bastato tenere in mano le forbici per convincerli della mia bravura. Senza contare i brividi di adrenalina quando mi faccio prendere la mano e mi accorgo solo a fatto compiuto di avere forse, un tantino, esagerato. Non nascondo ho imparato a misurare quanta fiducia ripone su di me un uomo dalle volte in cui mi permette di tagliargli i capelli e fargli la barba. Rischiosissima ma efficace prova d’amore ch’io trovo specialmente sensuale.
Ad ogni modo, intanto che rifletto sui miei capelli mi dico che se stanno venendo a galla così tante resistenze ad andare dal parrucchiere per cambiare taglio e colore, o non sono pronta a un effettivo cambiamento e dunque devo chiedermi perchè e da cosa ha origine questa titubanza, o forse è il caso di tenerli come sono, folti e irriducibili, così tanto me.