Gary Komarin
Gary Komarin

Periodi come questo in cui vado in immersione e l’unica compagnia che riesco a tollerare è quella di un libro, mi chiedo se è bene assentarsi dalla realtà infischiandomene, come apparentemente faccio, di chi si ritrova suo malgrado ad avere a che fare con un corpo senza spirito. Il mio. Non è del tutto vero che me ne infischio, così come è vero che una volta attivato il pilota automatico il mio corpo continua a prodursi nelle abituali attività quotidiane, a lavoro come al supermercato, alle poste o a casa. Di fatto l’immersione in corso richiede il più delle mie energie mentali ed emotive, perciò è necessario ch’io riduca al minimo quelle fisiche. Gli spostamenti, i percorsi, le azioni, persino il linguaggio e il frasario che lo articola, in fondo, corrispondono ciascuno a una precisa e conosciuta sequenza di automatismi per consentire i quali non è necessaria alcuna presenza di spirito. Grazie, prego, un chilo di zucchine, due sacchetti, decaffeinato macchiato, una raccomandata, ha bisogno di una fattura?, serve aiuto?, arrivederci, anche a lei. Le volte in cui il caso lo richiede, richiede una certa presenza di spirito, allora considero di risalire in superficie e riprendere il controllo del mio corpo, ma il movimento di traslazione tra la dimensione in cui il mio spirito è immerso e quella in cui riprende posto, da qualche parte, dentro il corpo, è talmente subitaneo nei tempi e scomposto nella maniera, da risultare assolutamente inefficace. Solitamente periodi come questo, di stasi, seguono ad altri di iperattività in cui tanto il corpo quanto lo spirito, perfettamente coinciliati nella dimensione presente, si sono prodotti in una tale quantità di energia, sia fisica, mentale che emotiva, da raggiungere conseguentemente la soglia dell’esaurimento. Allora ho bisogno di recuperare l’energia perduta. Perciò vado in immersione, concedendomi un po’ di sano riposo.
In tutto questo l’ambiente che mi circonda o di cui mi circondo, con esso le persone che frequento o con le quali entro in relazione, hanno un impatto determinante. Laddove ho indirizzato le mie energie verso uno scopo ben preciso e su esso ho investito quanto ho considerato possibile in termini di tempo, dedizione, passione, pazienza, entusiasmo e Dio solo sa quanto altro, e ognuna delle mie intenzioni e azioni ha prodotto un esito contrario alle mie aspettative, allora sento venire meno quella forza che fino ad allora ha animato il mio spirito e in definitiva mi ha permesso di esercitare la volontà in piena coscienza. Pertanto, mi deprimo. L’apatia che ne segue non è che il risultato del mio deperimento spirituale.
Capisco allora l’importanza, direi quasi vitale, di indirizzare le proprie energie verso attività che anzichè deprimere incoraggiano lo spirito ad espandersi di volume e non deperirsi. Mi farà bene chiarire la mia posizione a lavoro, esporre quali sono le mie aspettative, considerare quanto mi viene offerto, decidere in fine se è il caso di investire le mie energie perchè fruttino in maniera produttiva, o se è il caso di cambiare impiego. Mi farà bene dedicare tempo e passione alle attività che mi consentono di distrarre la mente, esercitare un talento, e provare piacere. Mi farà bene indirizzare tutto l’amore di cui sono capace verso quanti saranno disposti a fare spazio dentro se stessi per accoglierlo e consentirgli di germogliare.
Mi farà bene, in buona sostanza, riemergere in superficie e respirare a pieni polmoni.