Natale a Roma. Quartiere tuscolano. Montagne di spazzatura ai bordi dei cassonetti. Se accellero l’immaginazione e non freno la fantasia, riesco persino a vedere chiaramente una sterminata colonia di topi, colombe e gabbiani, in abiti da sera, che banchettano felicemente alzando il calice alla salute di noi generosi benefattori. Cin Cin. Che è Natale lo si capisce anche dalle strade addobbate di escrementi colorati e zingari in costumi rossi e bianchi appostati all’entrata dei supermercati. C’è aria di festa, in giro, ma io ho fastidio agli occhi e prurito alle braccia. Riesco persino a sentire un leggero formicolio al viso, dietro alle orecchie, giù per il collo. Formiche? Scarafaggi? Sporcizia. Me la sento tutta addosso e a poco serve sciacquarsi il viso, lavarsi le mani, sfregarsele col sapone. La sensazione non va via. Rimane.

Natale mi lascia perplessa. Ricevo email, sms e chiamate da gente sparita per mesi. Mi tocca spendere decine d’euro per regali di cortesia che sinceramente farei volentieri a meno di fare. Sono costretta a mentire circa la partecipazione a cene e pranzi a cui non prenderò mai parte. E mi tocca persino commiserare la mia solitudine. Qualcuno ha deciso è triste trascorrerlo da soli. Niente affatto, posso assicurarlo. Anche dal mio punto di vista è un giorno più che felice. Almeno domani i negozi rimarranno chiusi e le strade saranno deserte.
Mi viene in mente un saggio molto interessante di Luigi Zoja, Giustizia e Bellezza, letto qualche tempo fa. Si chiede il professore come è potuto accadere che dai templi greci costruiti come luoghi di contemplazione, perfettamente armonizzati alla fisionomia del paesaggio, si sia passati all’orrore del brutalismo sovietico che ancora oggi ispira gli architetti nella progettazione di nuclei abitativi ed esercizi comerciali confinati in periferia. Eh. Farò bene a non pensarci. E’ Natale.
– Per la mentalità moderna, la distanza tra etica ed estetica è chiara. L’estetica può rimanere personale e relativa, l’etica ha scopi universali. Possiamo sottrarci all’estetica ma non all’etica. I Greci, ai quali dobbiamo i due concetti, si sarebbero opposti a questa separazione. Non avevano codici che definissero bellezza o rettitudine. Ma esisteva un consenso generale su entrambi, e anche sul fatto che erano intimamente legati. Erano due diverse facce della stessa qualità: la virtù, l’eccellenza. –