Rivedendo Bianca di Moretti mi sono ricordata del motivo per cui ho sempre provato la pruriginosa tentazione di stoppare il film prima di operare una sana sospensione di giudizio e proseguire nella visione fino ai titoli di coda. Il motivo è semplice, di primo acchito tendo a immedesimarmi in Michele facendo mie le sue ansie. Certe paure che una volta ripreso il controllo della ragione svaniscono e fortunatamente. Sarà perchè ho scritto nei geni del mio DNA un testamento di vita contrario al nichilismo che rifiuta l’amore e con esso il desiderio di accoglierlo e nutrirlo di ciò che gli occorre per dare i suoi frutti. Sebbene un iniziale processo di negazione. Allora è forte la tentazione di immedesimarsi in Bianca, verso cui un tempo provavo tenerezza, e oggi compassione. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Cosa che mi ripeto ogni giorno a dispetto delle tante volte in cui mi sono presentata in commissariato per affrancare il martire inquisito da una colpa antica e tediosa quanto l’inettitudine che la genera. Qual’è allora la ragione che mi spinge a guardare Bianca nonostante tutto? Probabilmente il conflitto generato dalla ragione quando a entrare in gioco sono i sentimenti. Da questo punto di vista bisogna ammetere Moretti ha creato con Bianca uno spassosissimo esempio del marasma che ne viene fuori.

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