Viviane Elisabeth Fauville
Ecco uno di quei noir cui seconda di copertina a mio parere fraintende la trama ed esito finale lascia il lettore nel dubbio. Di certo qualcuno ha commesso il fattaccio ma è troppo tardi perchè il Dottor Jacques Sorgent venga interpellato dai lettori per chiarire le dinamiche del proprio omicidio. Così nasce un noir (o polar, nella fattispecie ambientato a Parigi). C’è chi si immola alle cause dell’arte ma la gatta da pelare rimane ai vivi e ai lettori che vorranno avere la pazienza di capire com’è andata. Chi ha i nervi scossi dall’ansia farebbe bene a posticiparne la lettura perchè in questo romanzo l’atmosfera è tesa e l’impianto stilistico a più voci fa da eco al soliloquio di Robert in Fuga nelle tenebre. Non si è mai troppo sicuri di voler voltare pagina salvo essere già arrivati alla fine. E avere le idee poco chiare. Meglio confuse al pari di quelle della protagonista. Siete certi di avere assistito alla morte dello psicanalista, ma non potete giurare circa il fatto di non essere stati voi. Certo voi non commettereste mai un omicidio efferato come quello, eppure vi è stata data in mano l’arma del delitto. La ragione vi ha suggerito di rimetterla in borsa insieme col libro e preparare il pranzo così come eravate in procinto di fare fino a prima di realizzare lo sfacelo a cui si è ridotta la vostra vita. Allora vi ritrovate con in braccio una bambina e di fianco un’adulta che di punto in bianco vi chiede come è potuto accadere e perchè. Eh. Perchè. Perchè Viviane, ma chère, il più delle volte la vita sfugge al rigore aritmetico della logica. Alle cause seguono gli effetti ma se a essere in gioco sono le sole intenzioni allora convinciti del fatto che uno più uno può persino fare tre.