Devo ammettere l’operazione è riuscita brillantemente e oggi mi sento in ottima salute. Ieri sera ho deciso di trapiantare il mio vecchio di trentatrè anni cuore malato per impiantarne uno d’oro, nuovo di zecca. Niente graffi, niente crepe, niente rancori, tanto amore, tanta passione. Andava fatto. Mi ci sono volute diverse ore di tormento, seguite da una pennichella di ristoro et voilà, una volta sveglia ho cucinato una minestra di zucca e gorgonzola, ho poi compilato una lunga lista di bisogni e desideri, dunque mi sono messa a lavoro. Ho prima adoperato l’immaginazione per estrarre con cura quello malconcio, che ho riposto all’interno di una bambolina, la seconda delle cinque che compongono un’amabile matrioska, souvenir di un breve periodo di soggiorno a Berlino. Ne è seguita una simbolica quanto concisa cerimonia di commiato, quindi un buffet di biscotti alle mandorle e latte caldo con miele.
Del resto non è possibile pensare di affrontare l’inizio di un nuovo anno se non si ha bene in mente il progetto di vita a cui dedicare il proprio interesse, le proprie ambizioni, tutto del proprio cuore.
Ora, ho ben presente che per prolungare i benefici di questa operazione mi occorrerà esercitare la volontà, l’impegno, e avere costanza e disciplina. La felicità, del resto, è un duro lavoro. Sarà necessario mangiare bene, allenare tanto il corpo quanto l’intelletto, soprattutto favorire ognuna di quelle attività che mi procurano piacere e danno soddisfazione; coltivare rapporti soddisfacenti, scegliere le letture più stimolanti, la musica più emozionante, creare la giusta atmosfera.
Cambio look, rossetto, tinta dei capelli, linguaggio interiore, genere letterario, menù della colazione, approccio mentale, agenda. Cambio vita. E chi vivrà, vedrà.