Certo non se ne può fare a meno. D’innamorarsi, ci si innamora, e d’amare, s’ama. Ma chi, in fondo, e cosa. Io, per esempio, non posso fare a meno di innamorarmi dell’impossibile. Fatto persona. Diciamo mi innamoro dell’idea che un uomo ha di se stesso. Tanto più quell’idea aderisce alla realtà, tanto più io mi innamoro di quell’uomo. Ognuno, del resto, ha un’opinione di se stesso. In alcuni casi riduttiva, in altri eccessiva. Quest’opinione deriva da quanta consapevolezza ognuno di noi, crescendo, matura circa il proprio potenziale. E un uomo consapevole circa il proprio potenziale, teso dunque al superamento dei propri limiti man mano che i giorni passano e i capelli cadono o si fanno grigi, a me quell’uomo piace. Quell’uomo esercita su di me una forte attrattiva. Quell’uomo ha un che di divino in sè. Sa di essere mortale, ma non si arrende di fronte all’evidenza. E perchè non si arrende, obbedisce ciecamente alla propria legge interiore, ha una visione, s’impone uno scopo, e indipendentemente dall’esito finale si adopera per il conseguimento dello stesso, acquisisce talenti, raggiunge la punta dell’Everest che si è detto disposto a scalare pur di sapersi in cima al mondo, pronto a sussurrare il proprio nome all’orecchio di Dio. Quell’uomo sa di aver fatto il proprio dovere. Se mai ha fallito, può dirsi certo di non avere rimpianti. Perciò diventa immortale. Chiunque l’ami o lo detesti sa di avere più di qualche motivo per trarre ispirazione da lui.
So riconoscere in me stessa ognuno di tutti i difetti che sono propri dell’essere umano. Il mio più grande pregio consiste nell’accettarli prima, e nell’esercitare una ferrea e costante volontà di evoluzione dopo, così da renderli in alcuni casi caratteristica, in altri ciò che mi distingue ogni giorno dalla donna che sono stata ieri.
Se c’è un’insidia in corso a questo processo di metamorfosi esistenziale allora quella consiste nel cedere il passo alla tentazione di ripetersi ogni volta nei medesimi meccanismi. Un ostacolo, questo, ma anche una sfida.