Le 9 del mattino e la voce della Callas risuona nella mia stanza come il cinguettio delicato e insieme vigoroso di un uccellino inquieto e speranzoso a un tempo. Quanta grazia in un pezzo solo. Per misurare il senso tragico di quest’aria interpretata dalla soprano basta alzare il volume e scuotere gli animi dei miei coinquilini, a seconda del grado di sensibilità  più o meno alterati in moti di disperazione e sgomento. E’ comprensibile, in quest’opera Lakmè è appena stata costretta dal padre Nilakantha, un sacerdote indiano, ad attirare con il proprio canto l’attenzione dell’amato Gerald, ufficiale inglese, da lì a poco accoltellato fino alla morte. Orgoglio e pregiudizio. Sciagurata ragazza, giusto del nemico dovevi innamorarti?