E’ fatta. Persefone si è ricongiunta ad Ade, dio degli Inferi, e non c’è niente che Demetra, madre addolorata, possa fare. Tutti gli autunni la stessa storia. Seguirà un inverno di ansiolitici e barbiturici, endovene di camomilla, pasticche di valeriana. Tanto strepitio, tanti piagnistei, la discografia dei Joy Division tutto il giorno in refrain. Sedotta dal piffero di Ade, per sei mesi Persefone dovrà assolvere i doveri che una Regina delle Tenebre è chiamata a rispettare in cambio del trono. Che le piaccia o no.
Qualcosa però mi fa credere che in fondo, pur non volendolo ammettere, tutto questo non le dispiace affatto. A Persefone non dispiace indulgere nella malinconia; non dispiace il sapore di cioccolato amaro che ha la solitudine; non dispiace la madre abbia dovuto compiere grandi peripezie, pur di riabbracciarla. A Persefone non dispiace starsene nell’oltretomba, sapersi vittima del bello e tenebroso, rassegnata al proprio destino. C’è in lei una debolezza di carattere che da principio si è manifestata nell’accettare i chicchi di melograno che Ade astutamente le ha offerto in dono, e poi si è realizzata nel sopportare la propria condizione in attesa di un intervento risolutivo tale da prescindere l’esercizio della propria volontà. Esasperato dalle insistenze di Demetra, Zeus si adopera in fine perchè Persefone possa stare al fianco della madre almeno per 6 mesi l’anno. Questo l’accordo con Ade preso da allora.
Tutto bene, quando è bene. Del resto, contenta lei, contenti noi tutti una volta ritornata la primavera