Come da abitudine, anche questa mattina ho pescato dal mazzo dei tarocchi una carta prima di uscire di casa. La carta venuta fuori è l’asso di spade, il fallo del trionfo – si direbbe. Il caso mi vuole vincente in corso a una diatriba, ma non prima di avere sfidato l’avversario a duello. Il caso mi vuole vincente ma si preoccupa di ricordarmi che non sarà una sfida facile. Se voglio assicurarmi il successo, devo lottare e patire. Patire e lottare. Lottiamo, dunque. Vi sfido a duello, caro avversario.
Secondo il Codice Cavalleresco Italiano, aggiornato al 1926, dicesi Gentiluomo, e aggiungerei Gentildonna, colui, colei, che, ‘per una raffinata sensibilità morale, ritenendo insufficienti alla tutela del proprio onore le disposizioni con cui le patrie leggi tutelano l’onore di ogni cittadino, s’impone la rigida osservanza di speciali norme che si chiamano leggi cavalleresche’.
Tali leggi implicano un preciso regolamento. Invito pertanto il mio avversario a trovarsi un padrino e a raccogliere il guanto dell’offesa da me ricevuta, accettando la sfida. L’appuntamento è all’alba, il luogo segreto.
Amico, avrete il coraggio di non colpirmi alle spalle e guardarmi negli occhi mentre vi difendete?

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