Miriam Sweeney, Subversion
Miriam Sweeney, Subversion

Pareva, la puledra che montavo,
sapesse con quale andatura
secare l’orrore di neve che sognavo,
e non avevo paura.

Nè mi gelava il brivido a morte
bianco del vento, mi velava lo scialle
paziente del suo fiato forte,
e la madida bruma delle sue spalle.

Pareva che, per la notte intera,
nulla in vista nemmeno lontano
se non la colonna della criniera
e senza redini in mano,

cavalcassi in magica destrezza
con passo svelto che non desiste
entro un’annientante assenza
avanti in ciò che non esiste,

finchè della tormenta la trama fu più blanda,
tessitura di fumo ormai,
e il vento cieco di ghiaccio di una locanda
brillò, e mi svegliai.

Come potrò mai tornare,
in quel cortile di stazione
dove ogni cosa che viene a mancare
le grava addosso, a svegliare un garzone

che le dia, prima che mi accorga
che non esiste la cavalla,
un po’ di biada, acqua che fresca sgorga,
una coperta e un posto in stalla?

Richard Wilbur, La cavalcata
tratto da Caos, Pendole, Cocomeri
traduzione Damiano Abeni