Joseph Cornell, Solomon Islands (interior), 1940-42
Joseph Cornell, Solomon Islands (interior), 1940-42

All’interno di ciascuno di noi ci sono stanze segrete. Sono ingombre di cose, e con le luci spente. C’è un letto in cui qualcuno è steso con la faccia rivolta verso il muro. Nella testa di quell’uomo ci sono altre stanze. In una di queste, le veneziane sbattono all’avvicinarsi di un temporale estivo. Ogni tanto un oggetto sul tavolo diventa visibile: una bussola rotta, un ciottolo del colore della mezzanotte, l’ingrandimento di una fotografia scolastica con un volto sullo sfondo evidenziato da un circoletto, una molla di orologio – ognuno di questi oggetti è un totem dell’io.
Ogni arte tratta dell’anelito dell’Uno verso l’Altro. Orfani come siamo, decifriamo parentele in tutto ciò che riusciamo a trovare. La fatica dell’arte è la lenta e dolorosa metamorfosi dell’Uno nell’Altro.
Da Il cacciatore di immagini, Charles Simic, 1992