Suzanne Valadon, Ritratto di Maria Lani, 1928
Suzanne Valadon, Ritratto di Maria Lani, 1928

Montparnasse, anni folli, un tizio, non ci è dato sapere chi, entra in uno dei tanti cafè frequentati da una nutrita combriccola di beoni che usa trascorrere le proprie giornate a discutere d’arte, dipingere e fumare hashish. Il tizio del quale non ci è dato sapere nulla ha con sé una statuetta africana che con buona probabilità intende vendere e desta, in quanti l’ammirano, particolare interesse. Fra questi Modigliani specialmente ne rimane colpito, traendo dalla stessa grande ispirazione. Già impressionato dalla pittura di Cezanne, certamente influenzato dai fauvisti, Modigliani approfondisce lo studio delle geometrie che in breve costituiranno la cifra del suo lavoro artistico. Non c’è scultura o viso ritratto da Modigliani che non abbia impresso nelle forme, specie del naso e degli occhi, un tratto delle suggestioni evocate in lui dall’arte primitiva.
Non posso sapere quanto questa storiella è vera o meno, ma di fatto ha reso il senso della mostra ‘Modigliani – Soutine e gli artisti maledetti’, in esposizione fino al 6 aprile al Palazzo Cipolla, in via del Corso.

Jeanne Hebuterne with Hat and Necklace, Amedeo Modigliani, 1917
Jeanne Hebuterne with Hat and Necklace, Amedeo Modigliani, 1917

Intanto che seguivo il percorso itinerante con alle orecchie l’audio-guida, mi sono chiesta se la fama di tutti quegli artisti parte del movimento non è specialmente attribuibile alla destrezza di Zborowski e all’acume di Apollinaire, il primo determinato a fare affari con le tele, l’altro a esaltarne inverosimilmente le qualità artistiche.
Fra i tanti, tanti, pittori esposti (Utrillo, Derain, Kisling fra tutti), sono rimasta colpita non solo da Marie Clementine Valadon, madre di Utrillo, ex acrobata del circo e modella, detta figlia della tempesta e da Henri de Toulouse-Lautrec rinominata Suzanne (dal celebre dipinto della pittrice Artemisia Gentileschi, Susanna e i Vecchioni), ma specialmente da Chaim Soutine, a cui è dedicata la mostra.

Cagnes Landscape with Tree circa 1925-6 by Chaïm Soutine 1893-1943
Cagnes Landscape with Tree circa 1925-6 by Chaïm Soutine 1893-1943

Soutine ha creato in me grande sensazione. Reduce dai pogrom che dalla fine dell’800 fino ai primi anni del ‘900 perseguitarono le famiglie ebraiche in Russia, Soutine sembra riversare nelle proprie tele tutta l’inquietudine di un’infanzia difficile minata dalla povertà e dalla violenza. La pittura diventa in lui il mezzo attraverso il quale soggettivare la realtà che lo circonda e non è difficile scorgere nelle tele di Soutine quella brutalità allucinata che in seguito influenzerà artisti del calibro di Bacon.
Ci si volesse aggiornare circa i pettegolezzi che riguardano Montparnasse, la Sellerio ha di recente pubblicato il diario Memorie di Montparnasse, elaborato dallo scrittore canadese John Glassco, cronaca del viaggio che intorno agli anni ’30 lo porta a emigrare da Montreal a Parigi per unirsi alla folta schiera di scrittori inglesi ed americani (Hemingway, Joyce, Stein, Djuna Barnes, cui luogo preferito era la libreria Shakespeare and Company, al numero 8 di rue Dupuytren) che, insieme coi pittori e i surrealisti francesi, danno vita al mito della boheme pariginina.
Memorabile Midnight in Paris, di Allen.

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