Dev’essere stata una giornata di tumulti e grida quando nel lontano febbraio del 1061 un esercito di Normanni sbarca a Messina per prendere d’assedio la città e da lì in poi sgominare in quasi trent’anni tre secoli di dominio arabo in tutta l’isola. Balman, oggi Palermo, ieri la capitale dell’emirato, cade nel 1072. Noto, nel 1091, anno che segna la definitiva disfatta e l’approssimarsi di quegli eventi che nel 1130 anticipano la nascita del Regno di Sicilia sotto la guida del monarca Ruggiero II. Malasorte. Le moschee vengono distrutte e con esse tutto il ricco patrimonio della cultura araba, della quale sopravvive ancora qualche parola nel dialetto siciliano.
E’soltanto nel diciannovesimo secolo che l’arabista siciliano Michele Amari rinviene un preziosissimo diwan, canzoniere di componimenti poetici composto da 360 qasāʾid (poesie), per un totale di più di 6000 versi scritti dal poeta arabo – siciliano Ibn Hamdis, nato a Noto nel 1056, vissuto al tempo dei Normanni, e costretto a peregrinare in esilio dapprima in Andalusia, quindi in Algeria, Tunisia, fino a Maiorca, dove muore nel 1133. Le poesie di Hamdis raccontano una Sicilia incantevole, fatta di smeraldi e gocce d’oro, grandi passioni d’amore, solitudine e struggente nostalgia. Il concerto dei Milagro Acustico al Parco della Musica, lo scorso giovedì 28 novembre, si è rifatto appunto al tema della nostalgia e attraverso la poesia e la musica araba di quel tempo ha riportato in vita lo splendore di una terra che vibra al soffio dello scirocco e ancora oggi rimane fortemente legata alle proprie origini.
Milagro Acustico, musica siciliana, musica araba