In quegli anni di guerra fredda, spionaggio e maccartismo, una carovana di artisti russi fece il proprio ingresso negli States destando la curiosità dell’audience, intento a godersi il loro debutto con lo stupore infantile di una scolaresca alla prima di uno spettacolo di orsi polari sui pattini a rotelle.
Gli americani, abituati linguisticamente a non differire l’utilizzo del pronome personale Tu e Lei a seconda della persona a cui si riferiscono, non dovettero tenere troppo in considerazione il fatto che in russo ci si rivolge agli sconosciuti con l’utilizzo del Voi, specie quando il caso decide che è buona educazione ossequiare la personalità che si ha di fronte omaggiandola della propria cortesia.
Così, di Richter dissero simpaticamente che quando suonava faceva troppi ghigni e facce buffe (Richter, di padre tedesco e madre russa, non volle più saperne di esibirsi in America); di Mstislav Rostropovich, virtuoso del violoncello, dissero che aveva un nome troppo difficile da pronunciare. Gli proposero di cambiarlo con uno più democratico e meno sovietico, ma questi si rifiutò. Quello che il Maestro non si rifiutò di accettare fu l’appellativo “Slava”. In russo, il glorioso.
Nel video il concerto per violoncello di Dmitri Shostakovich, composto nel 1959 appositamente per l’amico.

I. Allegretto
II. Moderato
III. Cadenza – Attacca
IV. Allegro con moto

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