Da quando ho smesso di cucinare mi pare di avere disabituato il gusto al sapore e la memoria al ricordo che un tempo aveva del cibo.
Le mani impastate di farina di mia nonna. Le dita gialle di mia madre quando sgranava i melograni. Il borbottio sommesso di mio padre intanto che l’acqua della pasta raggiungeva il bollore. La bocca rossa di sugo di mia sorella, bavaglino al petto e forchetta tra le mani.
L’opaca rassegnazione delle chiazze di condensa nelle finestre della cucina.
Quelle macchie di vino novello ricamate nella tovaglia bianca, le bucce d’arancia lasciate ad essiccare davanti al davanzale. L’olio fresco di frantoio conservato in dispensa, il legno ubriaco delle botti tenute in cantina, i chicchi d’anice dentro l’impasto delle frittelle.
Mi manca il profumo della terra rivangata; l’alito dello scirocco sul collo delle colline.
L’odore di casa, isola sperduta.