Mi si è strappato il cappotto. Alle spalle. Appena il secondo giorno che l’ho indossato, a una settimana di distanza da quando l’ho acquistato. Mancando di unità, le fibre del tessuto si sono scomposte perdendo di adesione e quello che all’origine era appena uno strappo sottile è diventato un buco. Ho fatto per rammendare lo strappo cucendo insieme gli estremi del tessuto lacerato, ma il tentativo non è valso lo sforzo e il risultato mortifica l’aspettativa di rimediare al danno con una soluzione.
Mi chiedo se è il caso di ri-acquistare un cappotto nuovo o andare in letargo e trascorrere in casa l’inverno in attesa della primavera.
Questa di rammendare, rattoppare, gli indumenti – come anche le situazioni – è un’abitudine talvolta inefficace che lascia il tempo che trova.
Ci si illude di poter rimediare a un problema semplicemente risolvendo le questioni più immediate che rendono evidente la sua complessità, e meno spesso quelle che vi sono alla base e hanno contribuito a ingigantire la profondità delle ragioni che l’hanno generato.