Robert Doisneau
Quale macchina del tempo è più efficace di un libro per teletrasportarsi altrove che nel qui e nell’adesso. Oggi si va indietro di 72 anni, a peregrinare per le strade di Parigi attraverso i racconti di Yonnet e le suggestive fotografie di Doisneau.

Una città molto antica è come uno stagno: ha colori e riflessi propri, ha angoli di frescura e altri limacciosi, luoghi dove l’aria ribolle, spazi malefici, una vita latente.
La città è femmina, coi suoi desideri e le sue repulsioni, slanci e rinunce, e pudori, soprattutto pudori.
Per entrarle nel cuore, per coglierne i segreti più intimi, si deve agire con la massima tenerezza e armarsi fino all’esasperazione di pazienza. Bisogna sfiorarla senza malizia, accarezzarla senza seconde intenzioni, insistere per secoli e secoli.
Il tempo lavora per chi sa mettersi fuori del tempo.
Non è di Parigi, non conosce la città, chi non ne ha mai incontrato i fantasmi. Vestirsi di grigio, essere tutt’uno con l’ombra indecisa e vaga degli angoli ciechi, infilarsi nella folla taciturna che emerge, che trasuda, alle stesse ore, dai metrò, dalle stazioni, dai cinema, dalle chiese, farsi fratello silenzioso e lontano del viandante isolato, di chi sogna in ombrosa solitudine, dell’illuminato, del mendicante, persino dell’ubriaco: per esserne capaci è necessario un apprendistato lungo e difficile, una conoscenza delle persone e dei luoghi che si raggiunge solo in anni di paziente osservazione.
Il vero carattere di una città ( e a maggior ragione di quel conglomerato di una sessantina di villaggi dei quali è composta Parigi) si manifesta soprattutto nelle epoche tormentate. Da tredici anni prendo appunti su qualsiasi argomento, soprattutto di storiografia, perchè è questo il mio mestiere. Ne seleziono ciò che riguarda una serie di avvenimenti di cui sono stato testimone o un insignificante protagonista. Una specie di pudore, di indicibile ritrosia, mi ha impedito finora di portare a termine quest’opera.
Forse proprio grazie a queste condizioni particolari, gli avvenimenti irrazionali di cui si parlerà mi sono apparsi in una dimensione fantastica, ma pur sempre una dimensione a misura d’uomo.
Minime congetture, fatti bizzarri e coincidenze in serie mi hanno fatto scoprire una logica a questo punto rigorosa, che una costante preoccupazione di veridicità mi ha spinto a mettere in evidenza forse più del dovuto. Era però necessario collocare i fatti nel loro tempo, quel periodo che ho vissuto più intensamente che mai, che mi era penetrato fin nelle ossa. Al momento non mi sarebbe mai venuto in mente di raccontare un’avventura personale, se non mi fossi reso conto di quanto profondamente fosse legata a quella della città stessa, infinitamente più complessa e degna d’interesse.
In queste pagine non si troveranno personaggi inventati o storie nate dalla sola fantasia di un narratore che potrebbe essere chiunque oltre a me.
Vogliate leggervi allora, non la più inquietante, ma la più inquieta testimonianza.

1941

da Le vie incantate di Parigi. Cronaca intima di una città. Jacques Yonnet. La Mongolfiera, FBE edizioni.