Jean Andrè Rixens, "The Death of Cleopatra"(1874)
Jean Andrè Rixens, “The Death of Cleopatra” (1874)

Secondo Plutarco Cleopatra si tolse la vita facendosi avvelenare da un aspide, vipera velenosa cui morso letale “induce[va] nelle membra un torpore sonnolento e un deliquio dei sensi, senza per questo arrecare spasimo o provocare gemiti (1)”; Marco Antonio l’aveva preceduta a sua volta togliendosi la vita per non finire prigioniero al cospetto di Ottaviano, che in corso alla battaglia di Azio, nel 31 a.C., sconfigge le truppe della Regina e del console romano ponendo definitivamente fine all’impero Tolemaico.
Amante di Giulio Cesare e moglie di Marco Antonio, Cleopatra rappresenta agli occhi dei romani il potere del fascino e della seduzione, della bellezza e dell’ambizione, sebbene alcuni testi medievali arabi la descrivono come una donna specialmente colta, una scienziata e una filosofa, in grado di parlare non solo il latino e il greco ma l’egiziano, lingua fino ad allora sconosciuta alla dinastia tolemaica, di discendenza ellenica.
Fino al 2 febbraio il Chiostro del Bramante ospita Cleopatra e una mostra che racconta i fasti e le miserie di un periodo storico di vitale importanza strategica per l’impero romano; ognuno dei referti, dei busti, dei mosaici, dei gioielli, esposti nelle vetrine racconta un frammento di vita tanto remota quanto attuale, talmente vivido il ricordo di un tempo inalterabile dal trascorrere dei secoli.
Importa sapere se Cleopatra si è uccisa o in realtà è stata uccisa dai romani? Avendo riposto nel figlio Cesarione tutte le proprie ambizioni ed essendo Cesarione figlio di un imperatore romano, c’è da credere la storia dell’impero romano avrebbe potuto subire ben altra sorte se mai la regina dei Faraoni fosse rimasta in vita.
Ma sapeva Cleopatra che a scrivere la storia sono sempre e solo i vincitori?

(1) Cleopatra VII – Wikipedia