Tamar Burduli
Tamar Burduli

In qualche luogo bisogna udire due voci. Forse giacciono come mute tra i fogli di un diario, vicine e intrecciate; profonda, scura, repentinamente stretta intorno a sè la voce della donna, come vogliono le pagine, e avviluppata dall’altra morbida, ampia, distesa dell’uomo, voce ramificata, non finita, sotto la quale occhieggia qua e là quello che non ha ancora avuto il tempo di ricoprire. Ma forse no. Forse c’è invece nel mondo un punto verso il quale queste due voci, che altrove emergono appena dall’opaca confusione dei rumori quotidiani, scoccano come due raggi e si avvinghiano, chi sa dove: forse bisognerebbe cercare quel punto, di cui solo un’irrequietezza annuncia la prossimità, come il moto di una musica, che non si sente ancora, s’imprime già con pieghe presanti e vaghe nel sipario non lacerato della lontananza. Forse allora questi pezzi staccati balzerebbero l’uno accanto all’altro e fuggendo la propria malattia e debolezza muoverebbero verso la chiarità, la saldezza, la dirittura.

da Incontri. Due racconti (1911). La tentazione della silenziosa Veronika.