Tutto ciò che sono
Quando Hitler prese il potere ero nella vasca da bagno. Il nostro appartamento dava sulla Schiffbauerdamm, vicino al fiume, nel cuore di Berlino. Dalle finestre si vedeva la cupola del palazzo del parlamento. La radio in salotto era accesa a volume alto perchè Hans potesse sentirla dalla cucina, ma a me non arrivavano altro che grida e acclamazioni, come per una partita di calcio. Era lunedì pomeriggio.
Hans stava schiacciando i lime e preparando lo sciroppo di zucchero con la meticolosità di un chimico, cercando di non farlo caramellare. Quella mattina si era comprato uno speciale pestello per cocktail latinoamericani ai grandi magazzini KaDeWe. La commessa aveva labbra a cuore tratteggiate con una matita viola. Mi ero messa a ridere, imbarazzata, al pensiero di quell’acquisto così futile, quell’utensile di legno dalla testa arrotondata che probabilmente costava quanto la paga giornaliera della ragazza.
‘E’assurdo,’ dissi, ‘avere un arnese solo per il mojito!’
Hans mi mise un braccio alle spalle e mi baciò sulla fronte. ‘Non è assurdo.’ Fece l’occhiolino alla ragazza, che stava incartando l’oggetto con cura nella carta velina dorata e ascoltava con attenzione. ‘Si chiama civiltà.’
Per un attimo lo vidi attraverso gli occhi della commessa: un uomo splendido, capelli lisciati all’indietro, occhi blu di Prussia e naso perfetto. Un uomo che probabilmente aveva combattuto in trincea per il proprio paese e che ora si godeva i piccoli e meritati lussi che la vita gli offriva. La ragazzo lo guardava a bocca aperta. Un uomo del genere poteva regalarti una vita bellissima fin nei minimi particolari, anche quando si trattava solo di un pestello per i lime.
Quel pomeriggio l’avevamo passato a letto e ci stavamo alzando proprio quando era cominciato il giornale radio della sera. Tra le acclamazioni riuscivo a sentire Hans che pestava le bucce del lime con un ritmo simile al battito del suo cuore. Il mio corpo galleggiava leggero, sazio del piacere di poco prima.
Hans comparve sulla soglia del bagno, una ciocca di capelli sul volto e le mani bagnate sui fianchi. ‘Hindengurg l’ha fatto. Hanno formato una coalizione e l’hanno eletto. Hitler è cancelliere!’ Sparì in corridoio per andare a sentire di più.
Non potevo crederci. Presi l’accappatoio e andai in salotto, grondando acqua sul pavimento. La voce dell’annunciatore tremava di eccitazione. ‘Ci è stato detto che il nuovo cancelliere farà un’apparizione pubblica questo pomeriggio stesso, ora, proprio mentre stiamo parlando, si trova all’interno del palazzo! La folla è in attesa. Sta cominciando a nevicare, ma sembra che nessuno abbia voglia di muoversi..’ Sentivo il pulsare degli slogan nelle strade e le parole scandite dalla radio dietro di me. ‘Vogliamo il cancelliere! Vogliamo il cancelliere!’ L’annunciatore continuò:’..La porta sul balcone si sta aprendo..no..è solo un usciere..ma ecco! Avvicina un microfono al parapetto..sentite la folla..’.
Andai alle finestre. L’intero lato sud dell’appartamento era una parete curva di doppie finestre e battenti affacciate sul fiume. Ne aprii una. Entrò una ventata di aria fredda, pungente, fragorosa. Guardai la cupola del Reichstag. Il baccano veniva dalla Cancelleria alle sue spalle.
‘Ruth?’ disse Hans dal centro della stanza. ‘Sta nevicando.’
‘Voglio sentirlo con le mie orecchie.’
Si mise dietro di me. Gli presi le mani acide e appiccicaticce e me le portai sulla pancia. Un’avanguardia di fiocchi di neve ci turbinava davanti, rivelando vortici invisibili nell’aria. I riflettori accarezzavano il bassoventre delle nuvole. Un rumore di passi, sotto di noi. Quattro uomini stavano correndo per la strada alzando le torce e tracciando delle scie luminose. Sentii l’odore del cherosene.
‘Vogliamo-il-cancelliere!’ La folla là fuori, implorante, speranzosa. Dalla credenza dietro di noi la radio riecheggiava la sua replica metallica, smorzata e con un ritardo di tre secondi.
Poi, una grande acclamazione. E la voce tonante del loro leader. ‘Il compito che dobbiamo affrontare. E’ più difficile che sia mai ricaduto. Sulle spalle di un governo tedesco. Ogni classe sociale e ogni individuo. Devono aiutarci a costruire. Il nuovo Reich. La germania non deve sprofondare, non sprofonderà, nel caos del comunismo.’
‘No’ dissi, la guancia appoggiata alla spalle di Hans. ‘Sprofonderemo ordinatamente e di nostra iniziativa.’
‘Non succederà, Ruthie’ mi disse Hans in un orecchio.
‘Hitler non potrà fare niente. I nazionalisti e il governo lo terranno a freno. Vogliono solo un paravento.’
Alcuni giovani si stavano radunando nelle vie di sotto, molti di loro in divisa: marrone per le truppe del partito, le SA, nera per la guardia personale di Hitler, le SS. Altri erano dei semplici fanatici in abiti civili con delle bande nere legate al braccio. Una coppia di ragazzi se n’erano preparate due da sé, ma con le svastiche al contrario. Alzavano delle bandiere e cantavano ‘Deutschland, Deutschland uber alles’. Sentii gridare ‘La Repubblica è una merda!’ e riconobbi la cantilena di una vecchia filastrocca dei tempi della scuola: ‘Strappa in due la sottana dell’ebreo/ la sottana è strappata/ l’ebreo ha fatto una cagata!’ Il fumo sprigionato dal cherosene deformava l’aria. Sull’altro lato della strada stavano allestendo un chiosco dove i giovani potevano consegnare le torce consumate in cambio di nuove.
Hans tornò in cucina, ma io non riuscii a staccarmi dalla finestra. Dopo mezzora vidi ricomparire al chiosco le due svastiche al contrario.
‘Li fanno girare in cerchio!’ gridai. ‘Così sembrano di più.’
‘Vieni dentro’ disse Hans dalla cucina, girando la testa verso di me.
‘Hai visto che roba?’
‘Andiamo, Ruthie.’ Si appoggiò allo stipite della porta, sorridendo. ‘Avere un pubblico li esalterà solo di più.’
‘Un momento.’ Andai nel ripostiglio dell’ingresso, che avevo trasformato in camera oscura. In un angolo c’erano ancora delle scope e altre cose lunghe- degli sci, una bandiera dell’università. Presi la bandiera rossa del movimento e tornai dov’ero prima.
‘Non farai sul serio?’ Hans si portò le mani sul volto fingendosi terrorizzato mentre la srotolavo.
L’appesi fuori dalla finestra. Era solo una piccola bandiera.

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