augie marchMi spiace sempre un po’ quando finisco di leggere un libro che ho amato e mi sono portata a letto per settimane, in alcuni casi mesi.
Certi libri, smilzi, sono come delle sveltine, uno slancio di esagerata passione culminato entro una parabola di piacere intenso a breve durata. Il bello delle one reading night stand consiste soprattutto nel disimpegno della lettura ottimizzato dall’incostanza e dalla soddisfazione di un’urgenza.
Con altri libri, più voluminosi, il coito segue tempi più complessi e profondi, simili per affinità a quelli di una coppia in fase di collaudata intesa sentimentale. Intuizioni, preliminari, pause, sigarette, elucubrazioni, riprese, affondi. Distacchi. Riappacificazioni.
Leggere ha un che di sensuale. Gli e-reader mancano di sensualità perchè precludono il piacere di leccarsi un dito e sfogliare le pagine. Sfogliare le pagine è un atto d’intima intesa fra il lettore e la trama, via via spogliata del mistero che si rivela sotto strati e strati di parole.
Ultimamente ho per le mani Le avventure di Augie March, di Saul Bellow, un romanzo di formazione ambientato a Chicago durante gli anni del proibizionismo. Un romanzo che sto amando tanto e potrebbe costarmi un’accusa di pedofilia se paragonato al piacere che mi procura leggere di un ragazzino, un po’ timido, curioso, sentimentale, a volte saccente, a volte ingenuo, alle prese con gang di italiani malavitosi, pugili proletari, colti ereditieri, marinai, donnine viziose.
A Saul Bellow rimprovero il fatto di farmi eccedere nella riflessione. I migliori romanzi instillano nel lettore una baruffa di idee tale da acciuffarlo per i capelli, coinvolgerlo nella rissa e lasciarlo in stato di comatoso e irreversibile stupore. Ringrazio Bellow per lo scompiglio emozionale che non manca di procurarmi tutte le volte che approccio un romanzo dei suoi.
A dirla tutta, leggere di Augie mi fa rosicare. Perchè diamine non ho tra i miei tanti parenti siciliani un paio di gangster emigrati in America da andare a visitare?